martedì 7 luglio 2015

È stato bello

Questo blog è nato insieme al circolo del PD di Solbiate Olona. Ci riunivamo a Fagnano perché non avevamo altri posti, ci siamo inventati un’organizzazione perché non c’era. L’aria che si respirava però era buona, sapeva di entusiasmo e tutto sommato è rimasta tale, pur con alti e bassi fisiologici. Il blog doveva essere il nostro strumento migliore per far sapere ai solbiatesi come la pensavamo, qual era il nostro modo di vedere le cose, che progetti avevamo, quali le nostre critiche. Siamo partiti dal presupposto che il futuro era della comunicazione on-line e chi si adeguava per primo ne avrebbe avuto un vantaggio in termini di visibilità.
Forse abbiamo fatto due errori di valutazione: il primo che una realtà come Solbiate resiste a ogni tipo di innovazione (funzionano meglio le “gride” appese ai muri, come nel medioevo), il secondo che l’esplosione del fenomeno “social” ha reso obsoleti i siti di opinione come questo. Però è stato bello e non rinneghiamo niente. In mezzo ci sono stati anni di divertimento, arrabbiature, passione civica, indignazione, senso di responsabilità, proposte, delusioni, speranze, obiettivi da raggiungere, tutto quello che non può mancare quando decidi che la tua vita deve avere anche una dimensione pubblica, perché l’essere cittadini, per gente come noi, è una necessità.
Il blog è stato il nostro compagno di strada più fedele, non ci ha mai tradito e non l’avrebbe fatto mai. Un amico che ci mancherà. Speriamo sinceramente che il circolo del PD di Solbiate vivrà ancora, forse un giorno ci rivedremo perché la vita è strana e per fortuna piena di sorprese. Se il circolo vivrà gli chiederemo di avere cura di questo diario, di averne rispetto e riconoscenza come abbiamo fatto noi in questi anni. Soprattutto di non tradirne mai lo spirito, di utilizzarlo come espressione di passione politica e non come strumento di propaganda.
Buona fortuna e grazie di tutto.

Ivan Vaghi
Stefano Catone

venerdì 26 giugno 2015

Errata corrige

Ho chiesto di poter sfruttare questa bacheca per scusarmi con l'amministrazione comunale di Solbiate Olona, ovviamente anche con il sindaco Melis, e con la giornalista Silvia Bellezza per la mia lettera pubblicata oggi (26 giugno) su Prealpina. Premetto che non si trattava di un comunicato stampa e non avevo nemmeno richiesto la pubblicazione. Mi stavo solo lamentando con la direzione del giornale per uno "stile" a parer mio non abbastanza deontologico, e che tutto sommato mi sento di ribadire. 

Il vero problema è che ho equivocato una dichiarazione del sindaco Melis pubblicata in una sua recente intervista e che parlava di un finanziamento di 400 mila euro destinato alle scuole di Solbiate. Pensavo si riferisse al progetto #scuolenuove ma mi sbagliavo. Il finanziamento in effetti c'è stato: non si tratta di una falsità come invece ho sostenuto nella mia lettera.

Mi scuso quindi ancora con il sindaco Melis, con la giornalista che ha riportato la dichiarazione e con il giornale che l'ha pubblicata.

Ivan Vaghi

lunedì 22 giugno 2015

Convergenze evolutive

di Ivan Vaghi

Forse a un lettore poco consapevole sembrerà che nel circolo del PD di Solbiate si stia consumando una specie di psicodramma, qualcun altro penserà alla solita sinistra litigiosa che non va d’accordo neanche quando vince. Sì e no. Nel senso che in effetti una specie di “dramma” è in atto, ma non perché litighiamo tra noi, perlomeno non a Solbiate.
Difficile spiegare bene le cose, anche se ci proveremo, i fatti sono che il nostro segretario ha lasciato il partito e gli incarichi a esso correlati, e che altri membri storici del circolo, presenti dal momento della sua fondazione, hanno deciso di non rinnovare la tessera e quindi, di fatto, di sospendersi dalle attività di militanza nel partito. Il circolo di Solbiate in effetti è sempre stato poco “allineato”, è stato invece tra i promotori del cambiamento di rotta (anche e soprattutto nella nostra realtà provinciale) in opposizione alla guida storica, che stava ormai vegetando, preda di se stessa. Dovremmo quindi essere contenti di come si è messa. Alle ultime elezioni europee il PD ha preso, anche a Solbiate, il 40% dei voti, in una realtà dove fino a poco tempo prima il centrodestra arrivava al 70 e oltre. Perché allora non siamo contenti? Sostanzialmente perché l’elettorato non ha cambiato opinione, ha semplicemente messo la X sul simbolo di un partito invece che su un altro e continua a votare per il leader carismatico, che adesso ha semplicemente cambiato nome ma non politica e nemmeno atteggiamento. Non è quello che speravamo.
Lo so, si fa fatica a capire, non a caso ho usato il termine psicodramma. Potrei cavarmela dicendo che le percentuali hanno poco valore, visto che la metà della gente ormai non vota più perché delusa, arrabbiata, confusa, disinteressata o troppo indecisa. Il numero degli elettori del PD è diminuito nettamente in valore assoluto, senza parlare del numero delle tessere e dei militanti, ormai in via di estinzione. Lo so che da altre parti le cosa non vanno meglio, ma il PD era nato per dare vigore alla partecipazione politica da parte dei cittadini, e sta miseramente fallendo in questo intento, tanto quanto gli altri. L’obiettivo adesso è di prendere voti, dovunque siano e a qualsiasi costo. La politica come scopo della politica, il potere come fine del potere. Il dissenso interno? Ruspe. Sono costretto a citare Salvini, pensate come sono messo.
Potrei andare avanti a parlare in politichese, dicendo che Renzi ha intrapreso con molto vigore un riposizionamento del partito per sedurre i cuori dei nostalgici della DC, che lavorerà per abbandonare le primarie, pensate invece per essere uno dei pilastri del PD, oppure che non sta dando seguito alle sue proposte programmatiche, preda com’è delle sue continue incoerenze. Lasciamo perdere, tempo perso. Mi premeva di più dare una mia lettura della vicenda da un punto di vista biologico (in realtà antropologico), se non altro si tratta di qualcosa di originale.
Ho già abbondantemente superato il numero di parole tollerato da un lettore medio del web, quindi le persone che leggeranno i prossimi paragrafi saranno molte meno di quelle che hanno iniziato, ma in fondo va bene così, mi rivolgo agli amici che hanno voluto sempre ascoltare quello che avevo da dire, e che ringrazio per averlo fatto in questi anni. Gli altri pazienza, non sarò comunque in grado di fargli cambiare idea. Una volta un elettore di Solbiate mi ha detto di non avere letto i programmi delle liste che si presentavano alle elezioni comunali perché troppo lunghi. A votare però ci è andato lo stesso. Sulla base di cosa, dal mio punto di vista, è un mistero. L’aneddoto mi serve per collegarmi alla biologia, e soprattutto al concetto di convergenza evolutiva.
C’è sempre stato un equivoco sul concetto di evoluzione, perché per la maggior parte della gente l’evoluzione è un processo che porta a un continuo miglioramento, ma non è così. Più semplicemente è il processo che premia chi si adatta meglio all’ambiente in cui si trova. Quindi dipende tutto dall’ambiente. Berlusconi sosteneva che il suo elettore medio spesso non aveva nemmeno la terza media, e comunque non aveva mai letto un libro o non ne leggeva uno da anni. Quindi era inutile fare grandi discorsi o prospettare chissà quali scenari (lo stesso concetto di rivoluzione liberale era rimasto confinato all’interno dei pochi intellettuali del centro destra), ma aveva basato tutte le sue campagne elettorali avendo come riferimento persone che volevano essere guidate e basta, a cui non interessava capire. Aveva dato loro un modello: goliardia (cene eleganti), divertimento (tv trash, calcio), e soprattutto disimpegno, perché c’era qualcuno che avrebbe pensato a loro (ghe pensi mi, appunto). Il risultato è il leader carismatico e totipotente, caduto in disgrazia solo perché abbattuto dai colpi dell’economia, molto più che dalla perdita di appeal della sua immagine. Aveva “letto” il suo ambiente, aveva capito che cosa la gente credeva di volere e si è adattato meglio di altri, risultandone premiato. Il risultato? Che l’ambiente è rimasto lo stesso, anzi, si è ulteriormente deteriorato e adesso concepisce la politica esclusivamente come quella cosa inutile e dannosa da cui a volte può emergere un nuovo leader carismatico cui consegnare le residue speranze. Da dove venga e cosa dica non ha nessuna importanza. Grillo, Salvini, Renzi, vince chi urla più forte. I nuovi leader non si sognano nemmeno di rendere reversibile il deterioramento dell’ambiente in cui si vengono a trovare perché questo significherebbe dare agli altri troppo vantaggio. Vince chi si adatta meglio, non chi cambia l’ambiente, questo lo hanno capito benissimo e hanno deciso di convergere verso il modello che garantisce il migliore adattamento.
Ecco, il PD delle origini aveva un’idea completamente diversa: i buoni leader vengono dalla buona politica, la buona politica viene dalla partecipazione e dalla presa di coscienza del maggior numero di cittadini possibile, la partecipazione implica sforzi strategici mai visti dai tempi del dopoguerra. I primi passi erano stati fatti, le primarie soprattutto, poi l’arrivo di nuovi personaggi che avevano le idee giuste e un grande entusiasmo. Si migliora tutti insieme o non migliora nessuno, se c’era una possibilità di guidare l’evoluzione verso i binari giusti era necessario, ed era compito della politica, provarci. Qualcuno di noi continua a pensare che è ancora compito della politica provarci. Forse con meno entusiasmo, con meno determinazione. Il PD adesso sostiene che bisogna adattarsi all’ambiente, non provare a migliorarlo. Smettiamola con le primarie, con i tesserati, con la partecipazione, tutte cazzate, contano solo i voti. Qualcuno di noi pertanto non può più stare nel PD, è un semplice sillogismo.
Il fine giustifica i mezzi (frase che Machiavelli non ha mai pronunciato, è una leggenda metropolitana). Bisogna fare le riforme, quindi se è necessario forzare le situazioni bisogna farlo, per il bene del Paese. E certo, così però vale tutto, Mussolini diceva esattamente le stesse cose. Non sto facendo confronti, per carità, dico semplicemente che il metodo non è solo un orpello inutile, ma uno strumento fondamentale. Uno di quelli che permette la consapevolezza e la partecipazione, uno di quelli che permette di migliorare il deterioramento del nostro ambiente. Renzi invece? Ruspe. Quando parlava di cambiamento di verso mica l’aveva detto che parlava di questa roba qui. Così si creano vuoti, riempiti da gente che dice sempre di sì per i più svariati motivi. Anche gente che abbiamo incrociato per strada, con cui abbiamo fatto un percorso insieme e che sicuramente ci crede e sta facendo del suo meglio per il bene di tutti. Insieme a loro però anche una carovana di affaristi, profittatori, doppiogiochisti, arrampicatori sociali, opportunisti, tutta la gentaglia che aveva gonfiato le file di Forza Italia e che adesso ha bisogno di qualcuno che dia maggiori garanzie. Il deterioramento dell’ambiente che continua.
Sto esagerando? Probabilmente sì, l’amante ferito diventa cattivo, i sogni infranti fanno malissimo. Spero sempre che Renzi un giorno decida di colpire corruzione, evasione fiscale e criminalità organizzata con la stessa foga con cui si è avventato sui suoi avversari politici (quasi esclusivamente quelli interni perché con quelli esterni va d’accordissimo), oppure che faccia qualche consistente passo in avanti per questioni come le unioni civili o il fine vita, quello sì sarebbe un bel cambiamento di verso. Se non succederà si ricomincerà da capo oppure non si ricomincerà più. Il tempo passa e ci si stanca pure.
Nel frattempo stiamo a guardare questa lotta evolutiva tra soggetti politici che lottano per gli stessi voti, perché ormai non c’è più molta differenza tra un elettore e l’altro. I partiti sono diventati solo club di tifosi, in cui conta solo l’appartenenza e non i significati che racchiudono. Se declinate la questione alla realtà locale vedrete che ci troviamo nella stessa identica situazione, in cui non si leggono i programmi perché troppo lunghi, in cui la consapevolezza di essere cittadini e le responsabilità che questo implica sono frasi senza senso, in cui chi sa sfruttare le peggiori armi della politica l’avrà sempre vinta, anche perché migliorare l’ambiente li escluderebbe dalla linea evolutiva e sarebbero tagliati fuori. Non se lo possono permettere, a tutti i livelli, e ognuno a suo modo, secondo un proprio percorso, convergeranno verso quell’adattamento evolutivo che garantirà loro i migliori benefici. Il peggio per tutti gli altri è il meglio per loro.

Avevamo prospettive diverse, volevamo un ambiente diverso. Forse abbiamo sbagliato pianeta. O forse abbiamo semplicemente sbagliato partito.

martedì 16 giugno 2015

C'è un altro tipo di futuro

«Non siamo nati mica ieri, Capatàz».

No, non siamo nati mica ieri. Il Partito Democratico è stato l’unico partito del quale ho avuto la tessera e che, nel mio piccolo, ho contribuito a fondare, e a far vivere nel mio comune, Solbiate Olona, e nella mia provincia, la provincia di Varese. Tanto ho dato, ma soprattutto tanto ho ricevuto, da compagni di viaggio che sono stati – e continueranno a essere - prima di tutto amici, e che ringrazio infinitamente.

«Non siamo mica prigionieri di questa bella modernità».

Sì, perché questa presunta modernità non ci piace, non è nostra. Non è mia. Questa modernità in cui bisogna vincere per vincere, e il governo dei processi e le scelte politiche diventano gestione del potere. E non ci si scontra per delle idee, ma per la gestione del potere, appunto: che le riforme (ah, le riforme) siano in contraddizione rispetto a quanto abbiamo sempre sostenuto, rispetto a quanto c’era scritto nel programma di Italia Bene Comune, non sembra essere un problema. Tutto ciò non è mio.

«Se provi ad aprire la finestra, Capatàz, e coi tuoi occhi guardi fuori / Quante persone che non contano, e invece contano».

Contano eccome. Eppure non le rappresentiamo più. L’astensione cresce di elezione in elezione, ma il premier e Segretario del Partito Democratico non se ne preoccupa, perché l’unica cosa che conta è vincere. Il solco tra rappresentati e rappresentanti si amplia, e spesso è più profondo se i rappresentati vivono in condizioni di difficoltà. Per me è un problema, e per me quelle persone contano.

«Stanno soltanto aspettando un segno, Capataz / Questo vecchio segno, quando cambia il tempo / Quando cambia il tempo arriverà».

Come lo capiamo se il tempo è cambiato? Pensavamo fosse cambiato nel 2011, con i referendum sull’acqua, e con la vittoria di Milano, e pensavamo che questo processo sarebbe culminato nel febbraio 2013. Così non è stato. Nel febbraio 2013 è cominciata un’altra storia, segnata sin dall’inizio dal tradimento nei confronti di Romano Prodi, e con lui di un’idea di democrazia fondata sull’alternanza. Una storia che ora si consolida giorno dopo giorno, e della quale non mi sento più parte. Ecco perché ho deciso di non rinnovare più la tessera del Partito Democratico.

«C’è un altro tipo di futuro, Capatàz».

Sì, c’è un altro tipo di futuro. Costruito insieme a quelli «che non contano, e invece contano». Un futuro che abbia «l’uguaglianza come motore, come condizione di partenza tra le persone, nei diritti e nei doveri e, appunto, nelle possibilità».

Domenica parteciperò all’Assemblea fondativa di Possibile. E lo farò con lo stesso entusiasmo con il quale ho fondato il Partito Democratico, per costruire una proposta di governo con i piedi saldi nel centrosinistra e contemporanea: aperta alla partecipazione di base che non scade nell’assemblearismo finto (al quale ci hanno abituato le Direzioni del Partito Democratico nell’ultimo anno e mezzo) e con parole d’ordine precise e chiare sui temi che la politica finora ha ignorato.

C’è un altro tipo di futuro. Un futuro Possibile.



martedì 5 maggio 2015

Il sindaco d’Italia (ne sentivamo proprio la mancanza)

di Ivan Vaghi

Evviva, abbiamo una nuova legge elettorale. Per invocarla la si invocava, sono le famose regole del gioco su cui si deve costruire tutto il resto. Da dove viene quindi questo senso di amarezza che si porta dietro?
Bisogna per forza fare un passo indietro e ripensare a come poteva essere verde la nostra valle (cit. Llewellyn), quel luogo che non doveva essere solo un partito politico, ma un sistema pensato per rendere la politica qualcosa di vero e vitale, dove il confronto e la discussione dovevano essere condizioni fondanti, dove il rapporto con militanti ed elettori doveva essere continuo e vitalizzante. In quella valle non sarebbe mai successo quello che invece sta succedendo adesso. Primarie farlocche per far vincere i potentati locali, accordi con personaggi imbarazzanti ma che portano voti (comprati non si sa come), sottosegretari indagati, giovani rampanti che si mettono a parlare come Renzi perché così si fa carriera più velocemente, culto della personalità, gente che doveva essere “rottamata” (cit. Renzi) e che rientra dalla porta principale dopo aver fatto voto di sottomissione al capo. Eccetera.
Si tratta solo dell’ultimo dei tanti sogni infranti (cit. Grignani)? Può essere, per il momento abbiamo l’Italicum. Ciumbia. Però non è una sorpresa, Renzi il dono della chiarezza ce l’ha (certo magari domani dirà delle cose diverse da quelle che dice oggi, ma sarà comunque molto chiaro anche domani). Spesso nei suoi interventi chiarificatori ha detto che il presidente del consiglio dovrebbe essere il sindaco d’Italia: prende i voti, vince e poi amministra, senza nessuno che gli possa rompere le balle. L’Italicum evidentemente va in quella direzione, chi vince le elezioni politiche governa con poteri pressoché illimitati, come un sindaco appunto.
Due considerazioni. La prima è che si tratta di un sistema troppo vincolato alla qualità del sindaco, sorry, del presidente del consiglio. Metti che vada su qualcuno che fa più danni che altro (non so, provate a pensare a Solbiate Olona), allora saremmo tutti nei guai. La seconda è che un Parlamento monocamerale formato da nominati pompati dal premio di maggioranza (cit. Italicum) è di fatto un corpo legislativo svuotato delle sue prerogative e agli ordini diretti del capo di turno. Esattamente come in un consiglio comunale (non so, provate a pensare a Solbiate Olona), in cui i consiglieri di maggioranza e gli assessori vengono scelti dal sindaco sulla base di considerazioni che niente hanno a che fare con la qualità delle persone. Arrivisti, gente che passa di lì per caso, gente abbindolata, gente che ci guadagna qualcosa, non importa, purché siano fedeli e dicano sempre di sì. Che figata di governi che avremo. Eh, ma così almeno si potranno fare le cose. Certo, ma cosa, e come?
Un parlamentare del PD, quindi di governo, credo, difende l’Italicum dicendo che sarà il presidente della Repubblica a dare il mandato al presidente del consiglio. E grazie, è una norma costituzionale, mica lo stabilisce l’Italicum. Questo per dire la preparazione dei nostri parlamentari, e con nostri intendo anche, con il cuore che sanguina, i parlamentari del PD. Non c’è niente all’orizzonte che ci possa dire che le cose miglioreranno in futuro, anzi, senza possibilità di un vero confronto, con le discussioni parlamentari ridotte a perdite di tempo come le discussioni nei consigli comunali (non so, provate a pensare a Solbiate Olona), il livello si abbasserà e cresceranno le tensioni.

Dobbiamo uscire dalla palude, dice Renzi. Per palude intende il confronto e la discussione. Siamo messi bene, proprio ciò per cui era nato il PD. La domanda, legittima, è: ma se non ti sta bene perché continui a rimanerci dentro? Al momento risposte non ce ne sono. Ce ne saranno e riguarderanno evidentemente molte persone. Forse non volevamo crederci, volevamo sperare fosse un brutto sogno. Purtroppo l’alba è arrivata (cit. Montanelli).

giovedì 19 marzo 2015

Live Report – Le salvezza è nelle figure retoriche

di Ivan Vaghi

La scrittura è una materia complessa, che però fornisce alcuni strumenti per poter gestire al meglio situazioni ostiche. Uno di questi strumenti è rappresentato dalle figure retoriche: metafora, ironia, iperbole, paradosso, enfasi e via andare. Servono per sottolineare, per nascondere i pensieri reali, per uscire da sindromi da pagina bianca e a volte per narrare senza farsi prendere da rabbia o sconforto.

Quando Stefano mi ha chiesto di raccontare il consiglio comunale del 16 marzo scorso mi è subito venuto in mente che avevo una sola speranza di portare a termine l’incombenza, cioè ricorrere in modo massiccio a qualcosa che mi permettesse di avere il sufficiente distacco e le figure retoriche servono molto bene allo scopo.

Eufemismo: Il consiglio comunale del 16 marzo è stata l’ennesima dimostrazione di quanto il sindaco Melis e il concetto di partecipazione democratica siano lontani tra loro. Di prove ce ne sono state parecchie, a cominciare dal rifiuto totale di prendere in considerazione le legittime critiche alle convenzioni con Rho per il segretario comunale e la Centrale Unica di Committenza. Per inciso, leggi alla mano, le critiche non solo erano legittime, ma erano anche sacrosante.

Ironia: Peccato che l’atteggiamento del sindaco, così rispettoso e attento, non sia stato sufficiente a garantire il necessario confronto democratico, ovviamente per colpa di quei cattivoni delle minoranze che invece di farsi i cavoli loro hanno addirittura osato prendere sul serio il loro ruolo istituzionale di controllo dell’operato della maggioranza. Ma chi si credono di essere questi fannulloni della minoranza? Ok, con l’ironia potrei andare avanti per ore ma forse è meglio passare oltre.

Similitudine: Il sindaco ha anche bocciato la mozione presentata dalla minoranza che chiedeva l’istituzione della commissione ecologia che avesse il compito, tra le altre cose, di discutere in sede istituzionale la questione dei vasconi. Notare, l’ha bocciata il sindaco, non il consiglio comunale come invece sarebbe dovuto accadere. In teoria, e lo dice la legge come ben dovrebbero sapere sindaco e segretario comunale, è il consiglio che decide di impegnare o meno la giunta nel fare o non fare qualcosa, non è la giunta che decide cosa vuol fare o non fare. È come se a decidere la formazione di una squadra di calcio fossero i giocatori e non l’allenatore. Lo so bene che il sindaco Melis non può sopportare che ci sia qualcuno che gli dica cosa deve fare, fosse anche il suo gruppo di maggioranza e fosse anche la legge a imporglielo, e così ha deciso lui per tutti. Certo, supportato da un capogruppo di maggioranza che ha dimostrato di avere un gran cuor di leone (in questo caso pendiamo più sulla metafora che non sulla similitudine, ma siamo lì). È davvero un peccato che una persona di quella qualità accetti di andare in un consiglio comunale al solo scopo di far ridere gli astanti, come è successo. E’ come se il Milan avesse Messi e lo utilizzasse come cheerleader, più o meno. Comunque la cosa più importante è che il sindaco ha ribadito il suo totale rifiuto a discutere con i cittadini il problema delle vasche. Chi ha un progetto alternativo lo presenti, io applico la legge, sostiene lui. Il lavoro lo fanno i tecnici e nessun altro e qualsiasi cosa dicono va bene. È come se un tizio deve fare un lavoro in casa, chiama un carpentiere che gli dice che deve buttare giù un muro portante. Ah beh, se lo dice il tecnico, bisogna fare così. Che ci siano altre persone che abitano in quella casa è un fatto secondario, se hanno qualcosa da dire paghino loro un altro tecnico che faccia il progetto.

Iperbole ironica e metaforica (e qui ci vuole talento): Le capacità di ragionamento del sindaco Melis sono spettacolari lampi di luce nel tetro buio della notte di Solbiate.

Ossimoro: Pierangelo Macchi è un uomo di sport.

Sulla questione di Pierangelo Macchi antitesi dell’uomo di sport devo uscire dalle figure retoriche perché di scherzare non mi va più. Pierangelo Macchi, spalleggiato da quell’altro galantuomo di Melis, ha detto in consiglio comunale che era stata data comunicazione alle società sportive di un’ordinanza del sindaco, datata 18 dicembre 2014 ma chissà come mai pubblicata il 7 gennaio 2015, che vietava l’utilizzo della palestra delle scuole medie perché pericolosa. Si tratta di una bugia e stiamo raccogliendo tutte le prove documentali che sostengono questa mia affermazione. Non c’è stata nessuna comunicazione di ordinanza e non è stato apposto nessun sigillo. Ma quello su cui vorrei focalizzarmi è proprio il concetto di uomo di sport. Macchi ha mentito per coprire le sue mancanze organizzative e di comunicazione, scaricando su altri la colpa di eventuali conseguenze e danni alle persone conseguenti alle sue mancanze. Un vero uomo di sport, cresciuto con i valori di rispetto e correttezza, una porcata così non l’avrebbe mai fatta.

lunedì 19 gennaio 2015

Pari opportunità: come è andata?

Molto bene, per quanto riguarda il livello della discussione e la partecipazione. Meno bene per quanto riguarda le conclusioni che possiamo trarre rispetto alla (dis)parità di genere.

A seguire l'articolo odierno della Prealpina (rispetto al quale precisiamo che il sindaco Melis è passato a salutare gli ospiti in apertura, ma - probabilmente impegnato altrove - non ha assistito al dibattito).

giovedì 15 gennaio 2015

Quanto siamo lontani?

Partiamo da un presupposto: le capacità, il talento, le potenzialità complessive delle persone sono ugualmente distribuite tra i due sessi, quindi le donne ne possiedono il 50%. Se le donne, per un qualche motivo, hanno più difficoltà degli uomini ad avere accesso alla vita sociale, economica e politica, vuol dire che una parte di questo 50% non potrà essere utilizzata. Vuol dire anche che rimuovere questi ostacoli non è solo una questione di equità o di buon senso, ma è anche un modo per sfruttare meglio le potenzialità complessive della nostra società.

Uno studio generale sulla parità di genere viene periodicamente compilato dal Forum del commercio mondiale (si tratta del Gender Gap Report). Lo studio rivela che nei paesi presi in considerazione, che insieme comprendono il 90% della popolazione mondiale, nessuno è ancora riuscito a garantire pari opportunità ai due generi. Globalmente la differenza è minima per quanto riguarda l’accesso alla salute e all’istruzione, è alta per l’economia, drammatica per la politica. Uno sguardo complessivo ci dice quindi che esistono leggi che garantiscono parità di diritti per le questioni fondamentali (ma sono leggi scritte da uomini), ma non ce ne sono ancora di abbastanza efficaci da superare i principali ostacoli che impediscono alle donne di avere pieno accesso alla vita economica dei vari paesi.

Probabilmente non si tratta solo di una questione legislativa ma anche culturale, quindi a questo punto è opportuno chiederci se il quadro desolante che viene attribuito all’Italia da questo rapporto (71° posto al mondo, nei bassifondi della classifica in Europa) sia riconoscibile anche nella provincia di Varese, se quindi il quadro legislativo è adeguato o migliorabile e se il contesto culturale rappresenta ancora un freno alla diminuzione delle differenze di genere nel nostro territorio.

Ne parleremo a Solbiate Olona con chi ne sa. Precisamente con l’associazione Se Non Ora Quando, che ha tra i suoi scopi sociali proprio quello di monitorare la situazione sulle pari opportunità in campo sociale, economico, e dei diritti civili, supportata e integrata dai dati e dalle considerazioni della CGIL di Varese. Il quadro legislativo lo fornirà l’onorevole Maria Chiara Gadda, che si farà anche idealmente carico di quanto verrà detto e delle eventuali proposte di soluzione delle situazioni più urgenti.

All’inizio avremo il saluto della presidentessa del centro Icore di Gorla Maggiore, che si occupa di assistenza alle donne vittima di violenza e che opera nella Valle Olona. Come si è detto il problema è anche e forse soprattutto culturale e non possiamo pensare che la nostra zona nei sia esclusa. La violenza sulle donne non è altro che la manifestazione più drammatica di un contesto sociale che non riconosce alle donne pari dignità e la sua conseguenza quotidiana sono le pratiche e gli atteggiamenti che impediscono alle donne di avere pari opportunità.

Le relatrici saranno tutte donne. Si tratta di una scelta che serve anche a onorare la memoria di Laura Prati, donna impegnata in politica uccisa mentre svolgeva i suoi compiti istituzionali, e a cui è dedicata la sala in cui si svolgerà l’incontro.


L’appuntamento quindi è per sabato sera (17 gennaio) alle 21 nella sala Laura Prati di Villa Maino, in via S. Antonino a Solbiate Olona. 

venerdì 9 gennaio 2015

Un tempo per odiare

di Ivan Vaghi

Siamo tutti vittime dei nostri limiti. Ci piacerebbe non fare mai errori, pensare sempre in modo positivo, elaborare le migliori idee e applicare le riflessioni più corrette. Ma siamo sostanzialmente diversi, perché abbiamo una componente oscura nella nostra anima, chi più chi meno. Ce l’hanno i singoli individui, ce l’hanno i popoli. Questa parte oscura viene tenuta a bada dall’organizzazione statale e dalle convenzioni sociali, dall’educazione e dall’istruzione, dai concetto di collettività e di collaborazione, dalle leggi e dai tribunali, dall’intelligenza e dalla saggezza. Non sempre tutto questo è sufficiente e la componente oscura a volta riaffiora, a volte esplode.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire. Non abbiamo nessun controllo sul dove e quando ci capita di nascere e quindi nessun controllo sul condizionamento che siamo costretti a subire durante la nostra vita. Il libero arbitrio può essere un’arma troppo debole per troppe persone e per molte altre la morte può essere solo la consolazione di una vita ingiusta e viene ricercata con impegno. Per molti altri sarà solo la cinicamente logica conclusione di un’esistenza non meritata, iniziata in luoghi dimenticati dalla misericordia di Dio, continuata tra povertà, disperazione e violenza e conclusa nella stiva di una bagnarola affondata nel Mediterraneo, tra i commenti di scherno di chi è stato più fortunato alla nascita e non si accorge di quanto la componente oscura stia prevalendo su di loro.

Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Uccidere non è mai qualcosa che riguarda solo chi muore ma anche e soprattutto chi rimane in vita. Riguarda chi uccide, riguarda chi assiste e chi ne sente parlare, anche se si trova molto lontano dalla sede di un giornale parigino. Uccidere risveglia la componente oscura di tutti, e chi uccide spesso lo sa. Risveglia la rabbia, la paura, il sentimento di vendetta, l’istinto di sopravvivenza. La voglia di proteggere il nostro mondo che viene confuso con la voglia di demolire quello di chi sentiamo nostro nemico. E ogni volta è sempre più complicato guarire, sempre più difficile costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere. Un tempo in cui i fumetti ci fanno ridere e un tempo in cui dobbiamo piangere chi li ha disegnati.

Un tempo per serbare e un tempo per buttare via. La componente buona della nostra anima agisce in tempi lunghi, laboriosi, aggiunge piccoli mattoni ma spesso non ha abbastanza cemento, basta una spallata o anche solo una spinta e crolla tutto. La pace si costruisce attraverso i secoli, per la guerra basta premere un grilletto. Per costruire popoli consapevoli servono i migliori sforzi delle migliori menti di molte generazioni, per rovinare tutto bastano pochi atti folli e poche parole assurde di pochi irresponsabili. Siamo vittime dei nostri limiti, ostaggi della parte oscura delle nostre anime.

Un tempo per tacere e un tempo per parlare. A patto di scegliere i momenti giusti, c’è un tempo in cui si parla e invece si dovrebbe stare zitti e un altro in cui si rimane in silenzio per dolore, paura o indifferenza, e invece bisognerebbe parlare, anzi urlare.

Un tempo per amare e un tempo per odiare. Nugoli di folle festanti che inneggiano a dittatori sanguinari, campi di sterminio a pochi passi da tranquilli paesi di campagna dove la vita prosegue come nulla fosse, ovazioni ai roghi dei libri, esecuzioni in piazze esultanti di persone condannate per le loro opinioni. Riguarda solo il nostro passato? Migliaia di “like” a chi chiede di sterminare i musulmani da piccoli, pagine e pagine di giornali in cui stimati intellettuali inneggiano alla guerra di religione, alla guerra di civiltà, rigurgiti razzisti sempre più intensi e violenti, organizzazioni militari spietate che uccidono in nome di un dio che si vergogna di loro. Soprattutto milioni di persone in cui si sta insinuando il dubbio che la tolleranza e il rispetto siano solo un grande inganno, illusi da decine di furbi che vogliono fare carriera politica sfruttando le loro paure. L’odio è la conseguenza logica della paura, il figlio prediletto della rabbia. L’odio è autocatalitico, alimenta se stesso, diventa sempre più forte. Bisognerebbe ucciderlo da piccolo ma c’è il rischio che non sia questo il tempo. Forse, purtroppo, questo è il tempo per odiare.

Tutti sono diretti verso le medesimo dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere. L’odio ci impedisce di guardare oltre noi stessi, ci impedisce di capire che niente dura in eterno, che nessuno è meglio di nessun altro. Ci lega al momento, all’attimo in cui proviamo più dolore e più rabbia, ci lusinga con la prospettiva che distruggere i nostri nemici ci farà stare meglio. Ci impedisce di capire che i nemici esistono solo se vogliamo che esistano, e vale per tutti, a oriente come a occidente. Ci impedisce di ricordare che siamo destinati a tornare polvere, e che saremo giudicato per quanto abbiamo saputo amare e per quanto abbiamo odiato. 


Mi sono accorto che nulla c'è di meglio per l'uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. (Ecclesiaste, 3:1-21)

mercoledì 7 gennaio 2015

mercoledì 17 dicembre 2014

E Pippo Pippo non lo sa...

di Ivan Vaghi

Si tratta dell’incipit di una canzoncina che chi ha meno di 50 anni forse non conosce, ma che di questi tempi suona bene, perché Pippo Civati non sa ancora se lasciare o meno il PD. Perlomeno questo è quello che ci raccontano, ma le cose stanno veramente così? Lasciamolo dire a un civatiano e a un renziano che si incontrano e si mettono a parlare di politica.

Renziano: … e Pippo Pippo non lo sa… ma allora, si è deciso o no il tuo Civati, resta o se ne va? No, perché siamo stufi di questi vanagloriosi che si chiedono “mi si nota di più se mi adeguo o se non mi adeguo”? Una persona coerente non può rimanere dentro un partito e poi continuare a criticarlo, peggio ancora, votandogli contro in Parlamento.

Civatiano: a parte il fatto che tra tutti i problemi che abbiamo il destino di CIvati mi sembra il meno importante, ma proprio tu mi parli di coerenza? Chi era che aveva detto: “non andrò mai a palazzo Chigi senza un voto popolare?” Chi è che invoca lealtà dopo aver pugnalato alle spalle Letta? Chi è che parlava di rottamare le vecchia politica salvo poi allearsi con i rottamandi che gli hanno giurato fedeltà? Chi è che non rispetta il suo stesso programma elettorale? Chi è che ha detto che non sarebbe mai andato al governo con Berlusconi salvo poi discutere solo con lui su ogni singola faccenda?

R: eccolo qui, sempre in cattedra come tutti i falliti*, c’è l’Italia da cambiare, dobbiamo fare le riforme, e le faremo con tutti quelli che ci stanno, non accetteremo i diktat delle minoranze, interne o esterne che siano, noi tireremo dritto!

C: e credere, obbedire, combattere?

R: non fare lo spiritoso, sei ancora ancorato ai vecchi concetti di destra e sinistra, ancora lì a fare la muffa e pensare alle alleanze con la sinistra radicale e i sindacati, e non ti accorgi che il mondo sta andando da tutt’altra parte e possiamo dividerci solo tra conservatori e progressisti, due categorie che si trovano in tutti i partiti. Essere conservatori non vuol dire essere di sinistra, caro il mio civatiano, e guardare al passato per rallentare le riforme vuol dire essere conservatori.

C: ok, fammi un esempio di riforme progressiste del governo Renzi. E non mi parlare dello Sblocca Italia, che prevede colate di cemento, allentamento dei controlli contro le infiltrazioni mafiose, nonché aiuti di varia natura a palazzinari e speculatori vari. E non parlarmi nemmeno del Jobs Act, che a parte che non si capisce perché in inglese, ma poi è una finta riforma del lavoro che non farà diminuire la disoccupazione e al contrario alla lunga incentiverà il precariato e farà diminuire il potere contrattuale del lavoratori. Praticamente i migliori sogni degli imprenditori tradotti in realtà. Sarebbe questo il progresso?

R: stai farneticando, e comunque ti dice niente 40,8%?

C: e a te dicono niente i milioni di voti persi e il dimezzamento delle tessere?

R: eccolo qua il gufo, sempre a vedere il bicchiere mezzo vuoto, la vuoi capire che non abbiamo più bisogno di tesserati ma di elettori?

C: non era Renzi quello che voleva eliminare il finanziamento pubblico ai partiti? Come ci finanziamo allora, vendendo caldarroste ai lati della strada? Oppure chiedendo aiuto agli imprenditori che verranno poi ricompensati adeguatamente?

R: ti dico solo una cosa, crescita! È la nostra stella polare, e dovrebbe essere anche la tua, ce lo dicono tutti, per prima l’Europa, che da una parte ci costringe a vincoli di stabilità e dall’altra ci chiede di fare le riforme. Ma come le facciamo le riforme se non possiamo intervenire sul debito? Eh, ma di sicuro Renzi riuscirà a fargliela capire, perché lui è un vero leader, mica come il tuo Civati che ha il carisma di un cefalo.

C: scusa, ma cosa c’è di progressista nel culto della personalità? E perché in tutte le mirabolanti riforme di Renzi non si parla di lotta all’evasione, alla corruzione, alla criminalità organizzata? Dov’è finita la riforma della legge elettorale che dopo 97 settimane decisive per la sua approvazione ancora non è stata fatta? Che forse Renzi stia meditando di andare alle urne con il vecchio sistema in modo da avere una maggioranza bulgara al prossimo giro? Perché se aspetta ancora un po’ la luna di miele finisce e lui lo sa bene. Meno nemici meno onore ma meno rotture di balle.

R: stai ancora vaneggiando, Renzi ha detto che andremo al 2018, ha già fatto un programma per i mille giorni, se non te ne sei accorto.

C: non posso fidarmi di quello che dice, visti i precedenti, io vorrei solo che le sue proposte, condivisibili o meno, siano apertamente discusse con gli elettori del Partito Democratico nelle sedi opportune, perché il PD è nato con questo ideale di partecipazione. Non può venire in Direzione nazionale, sventolare un foglio che ha concordato con Berlusconi e non con i suoi compagni di partito e poi dire che chi non ci sta è un gufo e vuole solo il male dell’Italia. In pratica è una richiesta di fiducia per il governo, un ricatto bello e buono. Mi parli di diktat delle minoranze, ma la dittatura della maggioranza dove la mettiamo? Siamo tutti d’accordo che la volontà della maggioranza vada rispettata, ma non se questa implica l’annullamento della discussione e la mancanza di rispetto per chi non è d’accordo. Chi non ci sta se ne vada, ma cavolo, cosa ci renderebbe diversi dai cinque stelle?

R: se non ricordo male era Civati quello che voleva l’accordo con i grillini.

C: touché, ma era prima di capire che non avevano nessuna intenzione di mettere a frutto il loro risultato elettorale.

R: sempre la risposta pronta, ma fai finta di dimenticarti che questi disaccordi interni oltre a dare una brutta immagine rallentano il nuovo verso dell’Italia, che non è reversibile e che è anche di sinistra. Guarda gli 80 euro, per dirne una. Ma questo non è niente vero? Perché diciamocela tutta, a Civati interessa che si parli molto di lui per potersi guadagnare il credito necessario per la sua nuova formazione politica, con i Vendola, le Camusso, i Tsipras e via esoticheggiando. Parla di strategie e invece sta facendo solo tatticismi di bassa lega. Critica ma poi la sua poltroncina se la tiene stretta. Renzi sta facendo accordi con Alfano, Lupi e Verdini, non ne vado fiero ma non abbiamo alternative, Civati invece ancora non si capisce cosa vuole e quali progetti abbia però critica chi i progetti ce li ha.

C: tu non conosci i progetti di Civati perché nessuno glieli ha mai veramente chiesti, Renzi no di sicuro, ma i progetti ci sono e sono veramente alternativi alla vecchia politica. Se hai davvero voglia di conoscerli non farai nessuna fatica a trovarli. Certo non li vedrai scritti sulle prime pagine dei giornali, che hanno bisogno di sistemi semplici di comunicazione, come le parole simbolo tipo “rottamare”, “gufi”, “cambiare verso” e via discorrendo, che Renzi mette sempre in bella posa nei suoi discorsi proprio perché vengano usati per i titoli dei giornali. Per il resto ti rispondo con quello che Civati ha detto di recente: “io non me ne vado con infamia da scissionista … se si vota perché Renzi ha bisogno di andare a elezioni, e il programma elettorale è il Jobs act, lo Sblocca Italia, le riforme che non ha potuto fare questa volta, questa visione della politica e dei rapporti tra partiti, l’attenzione per la legalità a seconda di cosa succede in cronaca, ecco, se questo è il programma elettorale, io vi dò una garanzia, non mi candido con quella roba lì.”

Si ringraziano le discussioni su Facebook, qui semplificate e razionalizzate. Personalmente in questo dialogo il civatiano mi è molto più simpatico del renziano, ma forse si era capito, ma non sono un giornalista e quindi faccio il tifo. Il concetto è: nessuno vuole rallentare le riforme, che sono necessarie, ma “quella roba lì” all’Italia non serve e può fare ancora più danni.

*Citazione da “C’eravamo tanto amati” il più bel film italiano di sempre. Ogni riferimento alla prima Leopolda è ovviamente voluto.  

martedì 2 dicembre 2014

lunedì 24 novembre 2014

Riceviamo e pubblichiamo

Ai Presidenti delle Sezioni ANPI

Ai membri del Comitato Provinciale

Cari Compagni:
Come tutti sanno il 1 novembre dei gruppi di nostalgici fascisti e neonazisti della Provincia e della Regione hanno violato il sacrario dei caduti del San Martino, in Valcuvia
La gravità del fatto è stata rilevata da tutte le forze democratiche della zona ed una prima risposta vi  è stata domenica 16 novembre a Duno, promossa dal Comitato unitario.
Da parte nostra il Comitato Provinciale riunito sabato 8 novembre  ha deciso in modo unitario di indire una manifestazione nella città di Varese che è stata fissata per

SABATO 29 NOVEMBRE dalle ore 10 alle 12

Un corteo partirà  dalla sede del Municipio di Varese (nell’atrio di ingresso vi è una lapide dedicata ai caduti del San Martino) e si concluderà in Largo Resistenza.
La iniziativa vuole essere un appello alle forze democratiche affinché non venga meno la vigilanza nei confronti delle frange di  estremisti che organizzano manifestazioni come quella di Milano di carattere internazionale-
D‘altra parte la nostra manifestazione vuole essere un pressante invito alle Istituzioni perché si facciano attive protagoniste contro queste manifestazioni revansciste.

Tutte le nostre Sezioni dimostrino l’impegno degli iscritti in difesa della democrazia partecipando numerosi alla nostra iniziativa con le nostre bandiere e invitando anche i cittadini, soprattutto i giovani,  ad essere con noi nella difesa della Costituzione.
Pensiamo che sia nostro dovere far sentire la nostra voce insieme a quella delle forze democratiche perché non si compiano altre manifestazioni neofasciste e neonaziste.
Vi chiediamo cortesemente di scriverci, entro venerdì 28, quanti saranno i compagni e gli antifascisti della vostra località presenti alla manifestazione.

Vi aspettiamo numerosi.

                                                     
                                                                                             per la Presidenza
                                                                                                 Il Presidente
                                                                                               Angelo Chiesa

Varese, 18 novembre 2014

mercoledì 5 novembre 2014

Con disciplina e onore

Stasera mi sono seduto per la prima volta tra i banchi del Consiglio comunale di Solbiate Olona, ed ero un po’ emozionato. 
Ho citato l’articolo 54 della Costituzione, il quale richiede «disciplina e onore» ai cittadini ai quali sono affidate funzioni pubbliche. 
Nel mio piccolo, cercherò di attuarlo.
Per i dettagli riguardanti i lavori del Consiglio di ieri sera, vi rimando a questo link
Vi ricordo, inoltre, che per qualsiasi cosa è a disposizione l'indirizzo mail pdsolbiateolona@gmail.com.
Stefano Catone

venerdì 10 ottobre 2014

Quando il cattivo è dentro di noi

di Ivan Vaghi

Non sono capace di fare mirabolanti analisi politiche, me la cavo meglio quando lascio esprimere l’emotività. Arma a doppio taglio, ti rende sincero ma anche (ah, Veltroni..) vulnerabile, però ci sono situazioni in cui proteggersi non è la priorità. Comincio con il fare autocritica: anche io ho votato Renzi. Una volta. L’ho fatto al ballottaggio per la segreteria del PD, perché pensavo che Bersani era il rappresentante di un sistema politico che dovevamo lasciarci alle spalle. Credo che sia stata l’unica volta in cui Renzi ha perso, perlomeno posso dire di non aver contribuito a metterlo dove si trova adesso. Magra consolazione, che comunque si basa su una logica discutibile.
Se qualcuno pensa di avere a che fare con un esponente frustrato di una minoranza insignificante si sbaglia, importa sega dell’incidenza relativa delle correnti all’interno del partito. Qui stiamo parlando di qualcosa di emotivamente distruttivo: la consapevolezza di aver sbagliato tutto, o di non aver capito niente, o di non essere riusciti a impedire il peggio, una di queste cose qui e forse tutte insieme. Quando il sindaco di Firenze andò in pellegrinaggio ad Arcore non avevamo capito che si trattava della definizione di una strategia, di un vero e proprio passaggio di consegne. Renzi si riproponeva di fare quello a Berlusconi non era riuscito completamente, confidando però nello stesso elettorato e utilizzando più o meno gli stessi metodi, soprattutto comunicativi. Avrei dovuto capirlo quando al banchetto delle primarie vedevo sfilare gente che con il PD non aveva mai avuto a che fare, che professava anzi simpatie di centrodestra o peggio. Pensavo: “che bello, stiamo portando via voti a Berlusconi”. Stupido ingenuo del cavolo. Mi dicono che non possiamo fossilizzarci sulla vecchia distinzione tra destra e sinistra, ma me lo dicono con lo stesso ghigno di chi cercava di convincermi che la mafia non esiste. Comodo farlo credere, in questo modo un premier nonché segretario del PD ha mano libera nel mettere in un angolo i sindacati e infierire sui più deboli.
Sono nato in un partito che aveva scelto il confronto come strategia politica e invece mi ritrovo in un partito che criminalizza il dissenso interno raffigurandolo come il nemico del popolo (più o meno quello che si diceva in Cina e in Unione Sovietica a chi non ubbidiva ciecamente); sono nato in un partito che nutriva l’esigenza di rivolgersi ai propri elettori per ogni questione importante e invece mi ritrovo in un partito ferocemente centralizzato in cui le decisioni sono prese da pochi, ben addestrati supercollaboratori; sono nato in un partito che sognava sistemi alternativi di sviluppo, attenzione alle problematiche ambientali, evoluzioni sociali e culturali, che privilegiasse il merito, le idee, la formazione. Mi ritrovo in un partito in cui vecchi politicanti e giovani vecchi si sono venduti l’anima per rincorrere comode poltrone. Dimenticando tutti i motivi per cui avevano deciso di far parte di questo partito. Insultando tutti quelli che continuano a crederci. Mi dicono che non c’è più differenza tra sinistra, destra e centro, forse è vero.
Non so se il PD sopravviverà a Renzi, sono però abbastanza certo che quello che ne risulterà sarà una cosa completamente diversa, probabilmente una DC restaurata, ma quella peggiore, che guardava a destra. Un ritorno agli anni ‘50 e ‘60 e non si capisce come si faccia a tacciare di conservatorismo quelli che la pensano diversamente. Ma la domanda che mi pongo è se quelli che la pensano come me sopravviveranno al PD. Di soluzioni non ce ne sono, nel senso che andarsene vorrebbe dire fare la stessa fine dei vari Rutelli e Fini, annotazioni a calce di un libro che non leggerà mai nessuno, ma per stare dentro ci vuole un fegato grosso così. Per sopportare le minchiate dei nostri alleati di governo ci vuole un fegato grosso così. Per osservare impotenti la deriva di quello che pensavamo possibile ci vuole un fegato grosso e un’anima anestetizzata.
È davvero questa la modernità? La direzione verso cui dovrà andare il nostro paese è quella che ci vuole insegnare Renzi? Se è così allora il cattivo sono io, il cattivo è dentro di me e non dentro il PD. Allora vuol dire che il gattopardo ha vinto ancora una volta, non solo, vuol dire che il gattopardo è l’unica soluzione e bisogna sostenerlo.
Non mi avrete. Se la storia è questa è meglio stare fuori dalla storia, se il cattivo sono io forse dovrei togliere il disturbo, ma mi trattiene la rabbia di doverla dare vinta a quelli che stanno usando il PD per raggiungere le loro personalissime ambizioni, che non c’entrano niente con il bene del partito e tanto meno del paese. Forse deve solo passare la notte, come diceva un geniale drammaturgo napoletano, forse è necessario che passi ancora una volta un tempo sprecato inutilmente e aspettare di raccogliere i cocci per ricominciare da campo. Mi trattiene il pensiero che la politica la fai anche quando non vuoi, con le tue scelte, le tue prese di posizione, quando scrivi una cosa come questa, quando decidi che ci sono cose che ti stanno bene ma anche (ah…) cose che non sei disposto ad accettare. Quando ti alzi la mattina e sai che non hai niente da rimproverarti e che sei fedele a quello in cui credi profondamente allora stai facendo politica. E allora pensi che forse puoi rompere meglio le balle da dentro che da fuori.

Non so cosa ne sarà del PD, spero che in qualche modo ce la possa fare, spero che il cattivo, dovunque sia e chiunque sia, non l’abbia vinta.

martedì 23 settembre 2014

Live report - Previsioni e annunci

Reduci da un consiglio senza minoranze, a causa delle modalità illegittime di convocazione, il consiglio comunale del 22 settembre si è aperto con le giustificazioni del sindaco il quale ha sostenuto che l'errore nella convocazione sia stato un banale errore di battitura. Ci si è dimenticati di aggiungere "Stra" a "Ordinario". "Ma d'altra parte, se qualcuno mi chiama Pasquale Melis, lo si sa che sono sempre io, anche se non mi chiamo Pasquale" - più o meno il paragone è stato questo. C'è comunque da precisare che alcuni punti all'ordine del giorno non potevano essere discussi in seduta straordinaria, a differenza di quanto sostenuto dal sindaco. Insomma, il pasticcio c'è stato, ed è evidente a tutti.

Detto questo, il punto di discussione principale ha riguardato il bilancio di previsione, per l'anno 2014 e triennale. L'assessore Martina ha introdotto la discussione illustrando i principi contabili di bilancio e spiegando che la maggiore imposizione fiscale ottenuta tramite l'innalzamento dell'addizionale IRPEF e l'applicazione della TASI è stata necessaria per salvaguardare l'equilibrio di bilancio. Altre sottolineature hanno riguardato la riduzione di investimenti nel bilancio pluriennale sempre per rispettare i criteri contabili e la pressocché certa (nelle parole dell'amministrazione) nuova entrata che sarà generata dalla farmacia comunale che aprirà presso l'Iper tra fine 2014 e inizio 2015.

Dividerò schematicamente in due le principali osservazioni e quel che si è capito sulla base delle domande fatte dai due gruppi di minoranza:

Una buona idea
Abbiamo capito che i soldi che tramite il progetto del Governo #scuolenuove sono stati sbloccati dal patto di stabilità, per gli anni 2014 e 2015, saranno investiti per migliorare l'efficienza energetica della palestra delle scuole medie, attraverso un intervento sui serramenti. Specifichiamo che si tratta di soldi del comune di Solbiate, che questo ha già in cassa ma non può spendere per colpa del patto di stabilità. Il governo ha concesso lo sblocco di queste risorse per un ammontare di 154mila euro per il 2014 e 153mila euro per il 2015. Nel bilancio sono state così ripartite: 90mila euro per il 2014 sotto la voce "Incarichi professionali esterni" e 217mila euro per il 2015 sotto la voce "Acquisizione di beni immobili". C'è un po' di confusione, diciamo, anche se l'assessore Caprioli ha assicurato che i lavori partiranno, molto probabilmente nel 2015.
Un'altra "Acquisizione di beni immobili" riguarda la piscina, per un totale di 150mila euro. In realtà si tratta di una richiesta avanzata dall'attuale gestore, e soddisfatta, per alcuni interventi sulla struttura. In entrambi i casi si dice "acquisizione di beni immobili", ma si tratta di interventi su di essi.
In tema di piscina, e di campi da tennis, a che punto siamo con la fideiussione? Non si sa, a bilancio non è stata messa, "siamo in attesa della giustizia: continuano a rimandare, ma siamo fiduciosi", ha dichiarato il sindaco". 

Buongiorno Solbiate
Il gettito previsto dall'applicazione della TASI è stato calcolato applicando l'aliquota a tutti i redditi, senza depurarlo dagli importi inferiori ai 12 euro, che corrisponde alla soglia al di sotto della quale non si paga il tributo. 
Non esiste un'analisi di mercato a sostegno dell'investimento nella nuova farmacia comunale. Se posso permettermi, si tratta di un fatto piuttosto grave, dato che qualsiasi tipo di investimento dovrebbe essere supportato da un'attenta analisi che non si fermi al "la farmacia di roccafritta genera utili perciò anche la nostra", oppure al "siccome all'Iper c'è tanta gente, tanti compreranno farmaci". L'investimento è rischioso, e ci auguriamo che vada a buon fine. 

Da qui ho smesso di prendere appunti, perché la discussione si è avvitata su quanto successo tra fine giugno e settembre tra maggioranza e minoranze, rispetto all'applicazione dei nuovi tributi locali. In realtà tra fine giungo e inizio settembre non è successo nulla, dato che le minoranze (anche extraconsigliari) sono state convocate a fine giugno per discutere del bilancio, senza sottoporre loro uno straccio di dato, al quale l'amministrazione, al contrario, ha sicuramente accesso. Si è perciò discusso su proposte di principio e non numeriche, in quell'occasione, lasciandosi con l'impegno da parte dell'amministrazione di fornire qualche numero e qualche ipotesi, e da parte delle minoranze a condividere nuovamente un percorso (ma su basi numeriche). In realtà non è successo più nulla, se non che il sindaco, poche settimane dopo, ha annunciato a mezzo stampa le nuove tariffe (più basse di quelle che poi ha dovuto applicare), dicendo che le minoranze potevano guardare il bilancio 2013 per avanzare le loro proposte.
La fallacia dell'argomento sta proprio nella discrepanza tra gli annunci del sindaco e le tariffe realmente applicate: nemmeno l'amministrazione è stata in grado di fare previsioni accurate, pur disponendo non solo del bilancio 2013, ma di un sacco di altri dati. 

Ma la politica è anche questo, d'altra parte.