mercoledì 17 dicembre 2014

E Pippo Pippo non lo sa...

di Ivan Vaghi

Si tratta dell’incipit di una canzoncina che chi ha meno di 50 anni forse non conosce, ma che di questi tempi suona bene, perché Pippo Civati non sa ancora se lasciare o meno il PD. Perlomeno questo è quello che ci raccontano, ma le cose stanno veramente così? Lasciamolo dire a un civatiano e a un renziano che si incontrano e si mettono a parlare di politica.

Renziano: … e Pippo Pippo non lo sa… ma allora, si è deciso o no il tuo Civati, resta o se ne va? No, perché siamo stufi di questi vanagloriosi che si chiedono “mi si nota di più se mi adeguo o se non mi adeguo”? Una persona coerente non può rimanere dentro un partito e poi continuare a criticarlo, peggio ancora, votandogli contro in Parlamento.

Civatiano: a parte il fatto che tra tutti i problemi che abbiamo il destino di CIvati mi sembra il meno importante, ma proprio tu mi parli di coerenza? Chi era che aveva detto: “non andrò mai a palazzo Chigi senza un voto popolare?” Chi è che invoca lealtà dopo aver pugnalato alle spalle Letta? Chi è che parlava di rottamare le vecchia politica salvo poi allearsi con i rottamandi che gli hanno giurato fedeltà? Chi è che non rispetta il suo stesso programma elettorale? Chi è che ha detto che non sarebbe mai andato al governo con Berlusconi salvo poi discutere solo con lui su ogni singola faccenda?

R: eccolo qui, sempre in cattedra come tutti i falliti*, c’è l’Italia da cambiare, dobbiamo fare le riforme, e le faremo con tutti quelli che ci stanno, non accetteremo i diktat delle minoranze, interne o esterne che siano, noi tireremo dritto!

C: e credere, obbedire, combattere?

R: non fare lo spiritoso, sei ancora ancorato ai vecchi concetti di destra e sinistra, ancora lì a fare la muffa e pensare alle alleanze con la sinistra radicale e i sindacati, e non ti accorgi che il mondo sta andando da tutt’altra parte e possiamo dividerci solo tra conservatori e progressisti, due categorie che si trovano in tutti i partiti. Essere conservatori non vuol dire essere di sinistra, caro il mio civatiano, e guardare al passato per rallentare le riforme vuol dire essere conservatori.

C: ok, fammi un esempio di riforme progressiste del governo Renzi. E non mi parlare dello Sblocca Italia, che prevede colate di cemento, allentamento dei controlli contro le infiltrazioni mafiose, nonché aiuti di varia natura a palazzinari e speculatori vari. E non parlarmi nemmeno del Jobs Act, che a parte che non si capisce perché in inglese, ma poi è una finta riforma del lavoro che non farà diminuire la disoccupazione e al contrario alla lunga incentiverà il precariato e farà diminuire il potere contrattuale del lavoratori. Praticamente i migliori sogni degli imprenditori tradotti in realtà. Sarebbe questo il progresso?

R: stai farneticando, e comunque ti dice niente 40,8%?

C: e a te dicono niente i milioni di voti persi e il dimezzamento delle tessere?

R: eccolo qua il gufo, sempre a vedere il bicchiere mezzo vuoto, la vuoi capire che non abbiamo più bisogno di tesserati ma di elettori?

C: non era Renzi quello che voleva eliminare il finanziamento pubblico ai partiti? Come ci finanziamo allora, vendendo caldarroste ai lati della strada? Oppure chiedendo aiuto agli imprenditori che verranno poi ricompensati adeguatamente?

R: ti dico solo una cosa, crescita! È la nostra stella polare, e dovrebbe essere anche la tua, ce lo dicono tutti, per prima l’Europa, che da una parte ci costringe a vincoli di stabilità e dall’altra ci chiede di fare le riforme. Ma come le facciamo le riforme se non possiamo intervenire sul debito? Eh, ma di sicuro Renzi riuscirà a fargliela capire, perché lui è un vero leader, mica come il tuo Civati che ha il carisma di un cefalo.

C: scusa, ma cosa c’è di progressista nel culto della personalità? E perché in tutte le mirabolanti riforme di Renzi non si parla di lotta all’evasione, alla corruzione, alla criminalità organizzata? Dov’è finita la riforma della legge elettorale che dopo 97 settimane decisive per la sua approvazione ancora non è stata fatta? Che forse Renzi stia meditando di andare alle urne con il vecchio sistema in modo da avere una maggioranza bulgara al prossimo giro? Perché se aspetta ancora un po’ la luna di miele finisce e lui lo sa bene. Meno nemici meno onore ma meno rotture di balle.

R: stai ancora vaneggiando, Renzi ha detto che andremo al 2018, ha già fatto un programma per i mille giorni, se non te ne sei accorto.

C: non posso fidarmi di quello che dice, visti i precedenti, io vorrei solo che le sue proposte, condivisibili o meno, siano apertamente discusse con gli elettori del Partito Democratico nelle sedi opportune, perché il PD è nato con questo ideale di partecipazione. Non può venire in Direzione nazionale, sventolare un foglio che ha concordato con Berlusconi e non con i suoi compagni di partito e poi dire che chi non ci sta è un gufo e vuole solo il male dell’Italia. In pratica è una richiesta di fiducia per il governo, un ricatto bello e buono. Mi parli di diktat delle minoranze, ma la dittatura della maggioranza dove la mettiamo? Siamo tutti d’accordo che la volontà della maggioranza vada rispettata, ma non se questa implica l’annullamento della discussione e la mancanza di rispetto per chi non è d’accordo. Chi non ci sta se ne vada, ma cavolo, cosa ci renderebbe diversi dai cinque stelle?

R: se non ricordo male era Civati quello che voleva l’accordo con i grillini.

C: touché, ma era prima di capire che non avevano nessuna intenzione di mettere a frutto il loro risultato elettorale.

R: sempre la risposta pronta, ma fai finta di dimenticarti che questi disaccordi interni oltre a dare una brutta immagine rallentano il nuovo verso dell’Italia, che non è reversibile e che è anche di sinistra. Guarda gli 80 euro, per dirne una. Ma questo non è niente vero? Perché diciamocela tutta, a Civati interessa che si parli molto di lui per potersi guadagnare il credito necessario per la sua nuova formazione politica, con i Vendola, le Camusso, i Tsipras e via esoticheggiando. Parla di strategie e invece sta facendo solo tatticismi di bassa lega. Critica ma poi la sua poltroncina se la tiene stretta. Renzi sta facendo accordi con Alfano, Lupi e Verdini, non ne vado fiero ma non abbiamo alternative, Civati invece ancora non si capisce cosa vuole e quali progetti abbia però critica chi i progetti ce li ha.

C: tu non conosci i progetti di Civati perché nessuno glieli ha mai veramente chiesti, Renzi no di sicuro, ma i progetti ci sono e sono veramente alternativi alla vecchia politica. Se hai davvero voglia di conoscerli non farai nessuna fatica a trovarli. Certo non li vedrai scritti sulle prime pagine dei giornali, che hanno bisogno di sistemi semplici di comunicazione, come le parole simbolo tipo “rottamare”, “gufi”, “cambiare verso” e via discorrendo, che Renzi mette sempre in bella posa nei suoi discorsi proprio perché vengano usati per i titoli dei giornali. Per il resto ti rispondo con quello che Civati ha detto di recente: “io non me ne vado con infamia da scissionista … se si vota perché Renzi ha bisogno di andare a elezioni, e il programma elettorale è il Jobs act, lo Sblocca Italia, le riforme che non ha potuto fare questa volta, questa visione della politica e dei rapporti tra partiti, l’attenzione per la legalità a seconda di cosa succede in cronaca, ecco, se questo è il programma elettorale, io vi dò una garanzia, non mi candido con quella roba lì.”

Si ringraziano le discussioni su Facebook, qui semplificate e razionalizzate. Personalmente in questo dialogo il civatiano mi è molto più simpatico del renziano, ma forse si era capito, ma non sono un giornalista e quindi faccio il tifo. Il concetto è: nessuno vuole rallentare le riforme, che sono necessarie, ma “quella roba lì” all’Italia non serve e può fare ancora più danni.

*Citazione da “C’eravamo tanto amati” il più bel film italiano di sempre. Ogni riferimento alla prima Leopolda è ovviamente voluto.  

martedì 2 dicembre 2014

lunedì 24 novembre 2014

Riceviamo e pubblichiamo

Ai Presidenti delle Sezioni ANPI

Ai membri del Comitato Provinciale

Cari Compagni:
Come tutti sanno il 1 novembre dei gruppi di nostalgici fascisti e neonazisti della Provincia e della Regione hanno violato il sacrario dei caduti del San Martino, in Valcuvia
La gravità del fatto è stata rilevata da tutte le forze democratiche della zona ed una prima risposta vi  è stata domenica 16 novembre a Duno, promossa dal Comitato unitario.
Da parte nostra il Comitato Provinciale riunito sabato 8 novembre  ha deciso in modo unitario di indire una manifestazione nella città di Varese che è stata fissata per

SABATO 29 NOVEMBRE dalle ore 10 alle 12

Un corteo partirà  dalla sede del Municipio di Varese (nell’atrio di ingresso vi è una lapide dedicata ai caduti del San Martino) e si concluderà in Largo Resistenza.
La iniziativa vuole essere un appello alle forze democratiche affinché non venga meno la vigilanza nei confronti delle frange di  estremisti che organizzano manifestazioni come quella di Milano di carattere internazionale-
D‘altra parte la nostra manifestazione vuole essere un pressante invito alle Istituzioni perché si facciano attive protagoniste contro queste manifestazioni revansciste.

Tutte le nostre Sezioni dimostrino l’impegno degli iscritti in difesa della democrazia partecipando numerosi alla nostra iniziativa con le nostre bandiere e invitando anche i cittadini, soprattutto i giovani,  ad essere con noi nella difesa della Costituzione.
Pensiamo che sia nostro dovere far sentire la nostra voce insieme a quella delle forze democratiche perché non si compiano altre manifestazioni neofasciste e neonaziste.
Vi chiediamo cortesemente di scriverci, entro venerdì 28, quanti saranno i compagni e gli antifascisti della vostra località presenti alla manifestazione.

Vi aspettiamo numerosi.

                                                     
                                                                                             per la Presidenza
                                                                                                 Il Presidente
                                                                                               Angelo Chiesa

Varese, 18 novembre 2014

mercoledì 5 novembre 2014

Con disciplina e onore

Stasera mi sono seduto per la prima volta tra i banchi del Consiglio comunale di Solbiate Olona, ed ero un po’ emozionato. 
Ho citato l’articolo 54 della Costituzione, il quale richiede «disciplina e onore» ai cittadini ai quali sono affidate funzioni pubbliche. 
Nel mio piccolo, cercherò di attuarlo.
Per i dettagli riguardanti i lavori del Consiglio di ieri sera, vi rimando a questo link
Vi ricordo, inoltre, che per qualsiasi cosa è a disposizione l'indirizzo mail pdsolbiateolona@gmail.com.
Stefano Catone

venerdì 10 ottobre 2014

Quando il cattivo è dentro di noi

di Ivan Vaghi

Non sono capace di fare mirabolanti analisi politiche, me la cavo meglio quando lascio esprimere l’emotività. Arma a doppio taglio, ti rende sincero ma anche (ah, Veltroni..) vulnerabile, però ci sono situazioni in cui proteggersi non è la priorità. Comincio con il fare autocritica: anche io ho votato Renzi. Una volta. L’ho fatto al ballottaggio per la segreteria del PD, perché pensavo che Bersani era il rappresentante di un sistema politico che dovevamo lasciarci alle spalle. Credo che sia stata l’unica volta in cui Renzi ha perso, perlomeno posso dire di non aver contribuito a metterlo dove si trova adesso. Magra consolazione, che comunque si basa su una logica discutibile.
Se qualcuno pensa di avere a che fare con un esponente frustrato di una minoranza insignificante si sbaglia, importa sega dell’incidenza relativa delle correnti all’interno del partito. Qui stiamo parlando di qualcosa di emotivamente distruttivo: la consapevolezza di aver sbagliato tutto, o di non aver capito niente, o di non essere riusciti a impedire il peggio, una di queste cose qui e forse tutte insieme. Quando il sindaco di Firenze andò in pellegrinaggio ad Arcore non avevamo capito che si trattava della definizione di una strategia, di un vero e proprio passaggio di consegne. Renzi si riproponeva di fare quello a Berlusconi non era riuscito completamente, confidando però nello stesso elettorato e utilizzando più o meno gli stessi metodi, soprattutto comunicativi. Avrei dovuto capirlo quando al banchetto delle primarie vedevo sfilare gente che con il PD non aveva mai avuto a che fare, che professava anzi simpatie di centrodestra o peggio. Pensavo: “che bello, stiamo portando via voti a Berlusconi”. Stupido ingenuo del cavolo. Mi dicono che non possiamo fossilizzarci sulla vecchia distinzione tra destra e sinistra, ma me lo dicono con lo stesso ghigno di chi cercava di convincermi che la mafia non esiste. Comodo farlo credere, in questo modo un premier nonché segretario del PD ha mano libera nel mettere in un angolo i sindacati e infierire sui più deboli.
Sono nato in un partito che aveva scelto il confronto come strategia politica e invece mi ritrovo in un partito che criminalizza il dissenso interno raffigurandolo come il nemico del popolo (più o meno quello che si diceva in Cina e in Unione Sovietica a chi non ubbidiva ciecamente); sono nato in un partito che nutriva l’esigenza di rivolgersi ai propri elettori per ogni questione importante e invece mi ritrovo in un partito ferocemente centralizzato in cui le decisioni sono prese da pochi, ben addestrati supercollaboratori; sono nato in un partito che sognava sistemi alternativi di sviluppo, attenzione alle problematiche ambientali, evoluzioni sociali e culturali, che privilegiasse il merito, le idee, la formazione. Mi ritrovo in un partito in cui vecchi politicanti e giovani vecchi si sono venduti l’anima per rincorrere comode poltrone. Dimenticando tutti i motivi per cui avevano deciso di far parte di questo partito. Insultando tutti quelli che continuano a crederci. Mi dicono che non c’è più differenza tra sinistra, destra e centro, forse è vero.
Non so se il PD sopravviverà a Renzi, sono però abbastanza certo che quello che ne risulterà sarà una cosa completamente diversa, probabilmente una DC restaurata, ma quella peggiore, che guardava a destra. Un ritorno agli anni ‘50 e ‘60 e non si capisce come si faccia a tacciare di conservatorismo quelli che la pensano diversamente. Ma la domanda che mi pongo è se quelli che la pensano come me sopravviveranno al PD. Di soluzioni non ce ne sono, nel senso che andarsene vorrebbe dire fare la stessa fine dei vari Rutelli e Fini, annotazioni a calce di un libro che non leggerà mai nessuno, ma per stare dentro ci vuole un fegato grosso così. Per sopportare le minchiate dei nostri alleati di governo ci vuole un fegato grosso così. Per osservare impotenti la deriva di quello che pensavamo possibile ci vuole un fegato grosso e un’anima anestetizzata.
È davvero questa la modernità? La direzione verso cui dovrà andare il nostro paese è quella che ci vuole insegnare Renzi? Se è così allora il cattivo sono io, il cattivo è dentro di me e non dentro il PD. Allora vuol dire che il gattopardo ha vinto ancora una volta, non solo, vuol dire che il gattopardo è l’unica soluzione e bisogna sostenerlo.
Non mi avrete. Se la storia è questa è meglio stare fuori dalla storia, se il cattivo sono io forse dovrei togliere il disturbo, ma mi trattiene la rabbia di doverla dare vinta a quelli che stanno usando il PD per raggiungere le loro personalissime ambizioni, che non c’entrano niente con il bene del partito e tanto meno del paese. Forse deve solo passare la notte, come diceva un geniale drammaturgo napoletano, forse è necessario che passi ancora una volta un tempo sprecato inutilmente e aspettare di raccogliere i cocci per ricominciare da campo. Mi trattiene il pensiero che la politica la fai anche quando non vuoi, con le tue scelte, le tue prese di posizione, quando scrivi una cosa come questa, quando decidi che ci sono cose che ti stanno bene ma anche (ah…) cose che non sei disposto ad accettare. Quando ti alzi la mattina e sai che non hai niente da rimproverarti e che sei fedele a quello in cui credi profondamente allora stai facendo politica. E allora pensi che forse puoi rompere meglio le balle da dentro che da fuori.

Non so cosa ne sarà del PD, spero che in qualche modo ce la possa fare, spero che il cattivo, dovunque sia e chiunque sia, non l’abbia vinta.

martedì 23 settembre 2014

Live report - Previsioni e annunci

Reduci da un consiglio senza minoranze, a causa delle modalità illegittime di convocazione, il consiglio comunale del 22 settembre si è aperto con le giustificazioni del sindaco il quale ha sostenuto che l'errore nella convocazione sia stato un banale errore di battitura. Ci si è dimenticati di aggiungere "Stra" a "Ordinario". "Ma d'altra parte, se qualcuno mi chiama Pasquale Melis, lo si sa che sono sempre io, anche se non mi chiamo Pasquale" - più o meno il paragone è stato questo. C'è comunque da precisare che alcuni punti all'ordine del giorno non potevano essere discussi in seduta straordinaria, a differenza di quanto sostenuto dal sindaco. Insomma, il pasticcio c'è stato, ed è evidente a tutti.

Detto questo, il punto di discussione principale ha riguardato il bilancio di previsione, per l'anno 2014 e triennale. L'assessore Martina ha introdotto la discussione illustrando i principi contabili di bilancio e spiegando che la maggiore imposizione fiscale ottenuta tramite l'innalzamento dell'addizionale IRPEF e l'applicazione della TASI è stata necessaria per salvaguardare l'equilibrio di bilancio. Altre sottolineature hanno riguardato la riduzione di investimenti nel bilancio pluriennale sempre per rispettare i criteri contabili e la pressocché certa (nelle parole dell'amministrazione) nuova entrata che sarà generata dalla farmacia comunale che aprirà presso l'Iper tra fine 2014 e inizio 2015.

Dividerò schematicamente in due le principali osservazioni e quel che si è capito sulla base delle domande fatte dai due gruppi di minoranza:

Una buona idea
Abbiamo capito che i soldi che tramite il progetto del Governo #scuolenuove sono stati sbloccati dal patto di stabilità, per gli anni 2014 e 2015, saranno investiti per migliorare l'efficienza energetica della palestra delle scuole medie, attraverso un intervento sui serramenti. Specifichiamo che si tratta di soldi del comune di Solbiate, che questo ha già in cassa ma non può spendere per colpa del patto di stabilità. Il governo ha concesso lo sblocco di queste risorse per un ammontare di 154mila euro per il 2014 e 153mila euro per il 2015. Nel bilancio sono state così ripartite: 90mila euro per il 2014 sotto la voce "Incarichi professionali esterni" e 217mila euro per il 2015 sotto la voce "Acquisizione di beni immobili". C'è un po' di confusione, diciamo, anche se l'assessore Caprioli ha assicurato che i lavori partiranno, molto probabilmente nel 2015.
Un'altra "Acquisizione di beni immobili" riguarda la piscina, per un totale di 150mila euro. In realtà si tratta di una richiesta avanzata dall'attuale gestore, e soddisfatta, per alcuni interventi sulla struttura. In entrambi i casi si dice "acquisizione di beni immobili", ma si tratta di interventi su di essi.
In tema di piscina, e di campi da tennis, a che punto siamo con la fideiussione? Non si sa, a bilancio non è stata messa, "siamo in attesa della giustizia: continuano a rimandare, ma siamo fiduciosi", ha dichiarato il sindaco". 

Buongiorno Solbiate
Il gettito previsto dall'applicazione della TASI è stato calcolato applicando l'aliquota a tutti i redditi, senza depurarlo dagli importi inferiori ai 12 euro, che corrisponde alla soglia al di sotto della quale non si paga il tributo. 
Non esiste un'analisi di mercato a sostegno dell'investimento nella nuova farmacia comunale. Se posso permettermi, si tratta di un fatto piuttosto grave, dato che qualsiasi tipo di investimento dovrebbe essere supportato da un'attenta analisi che non si fermi al "la farmacia di roccafritta genera utili perciò anche la nostra", oppure al "siccome all'Iper c'è tanta gente, tanti compreranno farmaci". L'investimento è rischioso, e ci auguriamo che vada a buon fine. 

Da qui ho smesso di prendere appunti, perché la discussione si è avvitata su quanto successo tra fine giugno e settembre tra maggioranza e minoranze, rispetto all'applicazione dei nuovi tributi locali. In realtà tra fine giungo e inizio settembre non è successo nulla, dato che le minoranze (anche extraconsigliari) sono state convocate a fine giugno per discutere del bilancio, senza sottoporre loro uno straccio di dato, al quale l'amministrazione, al contrario, ha sicuramente accesso. Si è perciò discusso su proposte di principio e non numeriche, in quell'occasione, lasciandosi con l'impegno da parte dell'amministrazione di fornire qualche numero e qualche ipotesi, e da parte delle minoranze a condividere nuovamente un percorso (ma su basi numeriche). In realtà non è successo più nulla, se non che il sindaco, poche settimane dopo, ha annunciato a mezzo stampa le nuove tariffe (più basse di quelle che poi ha dovuto applicare), dicendo che le minoranze potevano guardare il bilancio 2013 per avanzare le loro proposte.
La fallacia dell'argomento sta proprio nella discrepanza tra gli annunci del sindaco e le tariffe realmente applicate: nemmeno l'amministrazione è stata in grado di fare previsioni accurate, pur disponendo non solo del bilancio 2013, ma di un sacco di altri dati. 

Ma la politica è anche questo, d'altra parte. 

giovedì 11 settembre 2014

Live Report - Oppositor non porta pena

La domanda sorge spontanea (copyright Pazzaglia, chi era ragazzo negli anni '80 apprezzerà la citazione): ha senso fare opposizione a Solbiate Olona? Il ruolo dell'opposizione non è rompere le scatole alla maggioranza ma aggiungere spazi operativi all'azione amministrativa, facendo presente le lacune, proponendo eventuali variazioni alle decisioni da prendere, portando all'attenzione situazioni dimenticate o trascurate. Nonché esercitare un contropotere legislativo all'azione di chi amministra. Tutte queste belle cose hanno però un limite che a Solbiate sembra insormontabile: è necessario cioè che la maggioranza accetti il ruolo dell'opposizione e gli dia il giusto peso.
Nel consiglio comunale del 9 settembre l'opposizione non era nemmeno presente. Il motivo è molto semplice: la convocazione e quindi la modalità di svolgimento del consiglio erano illegittime, quindi illegali. Pensiero comune dei nostri amministratori: who cares? (dall'americano: chi se ne fotte?) A Solbiate ormai è chiaro che esiste una ristrettissima oligarchia di persone che prende tutte le decisioni e agisce motu proprio (come il papa), cioè senza chiedere il parere di niente e di nessuno, disinteressandosi delle regole di convivenza e a quanto pare anche di quelle normative. Il vantaggio di vivere alla periferia dell'impero, come succede a Solbiate, è che nessuno chiederà mai conto ai potentati locali di quello che fanno e di come si comportano. Il risultato, chissà com'è, è che c'è sempre qualcuno che se ne approfitta. Per cui, who cares? il reggente del granducato di Solbiate Olona potrà sempre comportarsi come meglio crede tanto nessuno sentirà mai la necessità di farlo smettere, né di fatto avrà il potere di farlo, tanto meno quattro consiglieri di opposizione per quanto eletti per volontà popolare.
Quindi torno alla domanda iniziale, quella spontanea: che senso ha fare opposizione? Perlomeno che senso ha farla in questo luogo sperduto tra autostrade e centri commerciali? Per inciso, chi ha letto un minimo di psicologia sociale vi ha sicuramente identificato due elementi chiave di alienazione, ma questo è un altro discorso. Probabilmente non ha nessun senso, e la mancata presenza in aula della minoranza ne ha dato una dimostrazione simbolica più che evidente. Perché non ha senso fare opposizione se chi governa non riconosce il tuo ruolo, se ti vede esclusivamente come un nemico e se pensa a te solo per trovare il modo di ridicolizzarti, calunniarti o farti tacere in qualche modo attraverso poster e articoli farlocchi sui giornali.
Incidentalmente nel consiglio comunale sono state anche prese delle decisioni. Sbagliate, ovviamente. Il prode Stefano spiega perché (qui trovate anche tutti i numeri). Su una cosa però non sono d'accordo con lui, cioè che la giustizia fiscale è difficile da ottenere. A parere mio non lo è, anzi, è una cosa molto semplice, basta volerlo fare. Si parte da una prima idea di base, che è quella di proteggere il più possibile chi è in difficoltà o chi è a rischio di diventarlo. Si aggiunge la seconda idea di base, che è quella di recuperare quello che non si incassa da chi ha di meno facendoselo dare da chi ha di più. Il resto sono numeri da mettere in sequenza.
La politica fiscale del granduca di Solbiate invece è esattamente opposta, cioè creare un'ampia zona di contribuzione fiscale che agevola chi ha redditi più alti e penalizza chi li ha più bassi. Sarà perché le linee rette, equazione semplice, sono più facili da scrivere di quelle curve, che necessitano l'uso di incognite elevate al quadrato. C'è chi non è avvezzo all'analisi matematica e questo si può capire, però da un assessore al bilancio non ce lo aspettiamo visto che ha la responsabilità di gestire i soldi delle persone e di conseguenza della comunità. Si vede che aveva altro da fare oppure, più probabilmente, ha eseguito degli ordini. In fondo, who cares? non è mica un problema suo. Mi viene da pensare che di tutto avevamo bisogno tranne che di regalare mensilmente una indennità piena a una persona che deve solo eseguire ordini.

Pertanto buona fortuna agli oppositori, compito ingrato, inutile e bersagliato da fesserie e comunicati stampa. Avete la mia comprensione, per quello che vale.