Ho apprezzato soprattutto due interventi:
Pippo Civati:
Renato Soru:
giovedì 7 marzo 2013
mercoledì 6 marzo 2013
Centro Socioculturale «Don Giussani»
La Voce Solbiatese, maggioranza che "amministra" Solbiate Olona, [...] con delibera GC 17/2013 decide di intitolare il Centro Socioculturale Solbiatese a Don Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione.La notizia viene data da Iniziativa21058, e mi unisco alla semplice domanda che l'associazione pone: perché intitolare il Centro Socioculturale di Solbiate a Don Giussani?
martedì 5 marzo 2013
Comunque andrà a finire
Tutta questa situazione complicata che stiamo vivendo avrà
senso solo se riusciremo a imparare qualcosa. Di solito si impara dagli errori
e quelli, grazie a Dio, non sono certo mancati.
Ovviamente sto parlando dei partiti ormai definiti
“tradizionali”, resi obsoleti nel giro di due giorni di elezioni da un
movimento (anzi, MoVimento) che mica è stato lì a fare promesse di mirabolanti
restituzioni di tasse e nemmeno ha portato dei felini in tintoria, non ha
neppure fatto strani calcoli di alleanze prima delle elezioni eppure è
risultato l’unico vero vincitore delle elezioni, sempre che ce ne sia stato uno.
Fu vera gloria? O meglio, è tutto oro quello che luccica? Ovviamente no, per un
sacco di motivi, ma il peggiore errore che si possa fare ora (da aggiungere a
quelli precedenti) è sbolognare questa incredibile esperienza elettorale dei 5
stelle come qualcosa di estemporaneo, non riproducibile, destabilizzante,
estraneo e pericoloso. Perché non lo è. Quello che bisogna fare è riconoscere
nell’essenza del movimento (non nei singoli protagonisti perché sarebbe
veramente molto ma molto difficile) le novità positive e, consentitemelo,
rivoluzionarie di cui si è fatto portavoce. Forse non era così difficile
costruire una campagna elettorale su quello che tutti i cittadini si
aspettavano di sentire, cioè abolizione dei privilegi dei politici, leggi sul
conflitto di interessi, leggi sul finanziamento dei partiti, attenzione massima
ai problemi ambientali e così via. Questioni talmente banali che nessuno, a
parte loro, aveva pensato potessero essere degni di attenzione. Non era neppure
necessario essere dei geni della comunicazione, bastava ascoltare la gente.
La cosa però più interessante è quella che ha detto Vito
Crimi, neo capogruppo alla Camera dei grillini: “voglio essere un connettore di
intelligenza collettiva”. Il concetto dell’intelligenza collettiva è molto
semplice: nessuno può sapere tutto, nemmeno di argomenti specifici, però molta
gente può sapere qualcosa e la può mettere in condivisione per riuscire, tutti
insieme, a risolvere i problemi. Progetto ambizioso, inevitabilmente
rivoluzionario, ma già in atto in molti settori all’interno delle comunità
virtuali. Perché quindi non trasferirlo sul piano politico? Chiaro che le
possibilità che si realizzi, oggi, in Italia, sono nulle, però ora abbiamo un
parlamentare (almeno uno) che conosce questa possibilità e (speriamo) se ne
farà carico. Dubito che riuscirà a combinare qualcosa entro i suoi due mandati (anche
perché temo che il primo durerà davvero poco), soprattutto se non vorrà
collaborare con nessuna forza di governo come ha già dichiarato. Ma è il nuovo
millennio che entra nel Parlamento italiano, non possiamo fare finta di niente
o saranno altri ritardi che si accumulano. Sarà altro divario che andrà ad
aggiungersi a quello enorme che già esiste tra la “classe” (o casta, siamo in
tema) e il mondo reale. Che non è quello degli otto milioni e passa di elettori
che hanno votato Grillo (sì, perché hanno votato lui, mica Crimi), ma è comunque
il mondo reale.
Per cui, grandi uomini, smettetela di fare gli schizzinosi
con la puzza sotto il naso e cercate di capire che cosa si può imparare da
questa esperienza. Comunque andrà a finire.
Detto questo ci sono tante cose del Movimento 5 stelle che
proprio non sopporto.
Ivan Vaghi
domenica 3 marzo 2013
mercoledì 27 febbraio 2013
Non vendere la pelle del giaguaro prima di averlo smacchiato
Il centrosinistra è arrivato a una capacità così sofisticata
di perdere che ci riesce anche quando arriva primo. È una sconfitta di sistema,
provocata da una campagna elettorale rivolta esclusivamente ai propri elettori,
che si è disinteressata di richieste di cambiamento strutturale (prime fra
tutte quelle interne al PD) ormai troppo pressanti e legittime per poterle ignorare,
che ha balenato ipotesi di accordi con una categoria politica, i cosiddetti
“moderati”, che ormai da tempo aveva mostrato la corda e che è stata
impietosamente spazzata via in queste elezioni. Il PD ha anche stretto un patto
strategico con una forza politica, Sinistra Ecologia e Libertà, che purtroppo
non si è dimostrata così attrattiva come le premesse sembravano auspicare. Se
aggiungiamo poi che i sondaggi pre elettorali sono ormai un giochino per
perditempo e che non bisogna dargli retta il quadro è completo.
Certo, col senno di poi son buoni tutti, ma gli allarmi
erano molti e molto evidenti. La grandezza di uno statista si vede dalla
capacità di intuire il pericolo (i cambiamenti in atto) prima che si manifesti
e comportarsi di conseguenza. Ecco, gli attuali dirigenti del PD non possono
essere considerati dei grandi statisti e allora è giusto che si facciano da
parte perché il nostro è un grande partito popolare che può contare su
grandissime risorse e non si può continuare a umiliarle imponendogli di
mettersi in coda.
Non sono un fan del Movimento 5 stelle, e questo si era
capito, ma da democratico non posso che rispettare la volontà popolare e le
istituzioni che i neo eletti del Movimento sono chiamati a rappresentare.
Adesso anche loro hanno la responsabilità di guidare una nazione complessa come
la nostra e saranno chiamati a decisioni difficili, soprattutto in un periodo
storico come quello attuale. Dovranno fare delle scelte, a cominciare dalla
necessità di dare la fiducia in Parlamento a un governo che dovrà
necessariamente affrontare riforme strutturali specifiche altrimenti non potrà
esistere. L’unica alternativa possibile è un governo di unità nazionale che
escluda il M5S ma dal mio punto di vista è un’ipotesi meno attrattiva perché
escluderebbe anche tutte quelle pulsioni al rinnovamento della politica di cui
abbiamo un estremo bisogno. Certo che una cosa non l’ho capita: moltissimi
elettori che hanno votato M5S alla Camera non lo hanno fatto in Lombardia. La
maggior parte di questi voti sono andati a Maroni, quindi a Berlusconi,
Formigoni, CL e compagnia, ciò che c’era di più lontano dal cambiamento cui si
potesse pensare. Forse il fenomeno è più complesso di quello che sembra.
Ma veniamo, per quello che ci riguarda, alle note positive,
chiamiamole così. Il PD è il primo partito a Solbiate Olona. In altre circostanze
avremmo festeggiato. Non abbiamo guadagnato neanche un voto però non li abbiamo
persi, a differenza di PdL e Lega che sono stati i soli fornitori di voti del
M5S. Non era scontato e ne siamo un po’ contenti, rimane il fatto che non
riusciamo a essere attrattivi verso le nuove generazioni ed è la questione di
maggiore importanza che dovremo affrontare in futuro.
giovedì 21 febbraio 2013
«Padroni a casa nostra»
martedì 19 febbraio 2013
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