lunedì 13 febbraio 2012

Credo nelle rovesciate di Bonimba

Come stimolo per il dibattito, riportiamo il commento di un lettore (probabilmente ispirato da Radio Freccia):

io credo sinceramente che primo dovere di un amministratore sia assicurare un servizio pubblico di buon livello ai propri concittadini. io credo sinceramente che il primo dovere di un'amministrazione sia quello di sapersi districare tra le difficoltà normative e burocratiche per evitare in ogni modo che il servizio pubblico venga interrotto.io credo sinceramente che il primo dovere di un amministratore sia dare risposte certe alle domande ben precise poste dai propri concittadini. io penso sinceramente che quest'amministrazione non stia dimostrando di essere una buona amministrazione:
1) si è mossa troppo presto ingolosita da un miraggio ( la fidejussione),
2) non si è mossa abbastanza velocemente per precorrere l'intervento del curatore ( che ha di fatto sottratto, per un interesse privato, un bene pubblico alla disponibilità dei cittadini),
3)ha visto sfumare l'ipotesi di accaparrarsi la fidejussione,
4)ha lasciato che tutto l'impianto rischiasse (usando un eufemismo) di distrugggersi grazie alle temperature artiche di questa settimane...e non ha ad oggi nessun titolo (non ha nemmeno le chiavi!) per sincerarsi dello stato in cui versa l'impianto stesso,
5)non può fare nessuna assegnazione della gestione a chicchessia in quanto non può nemmeno accedere alla piscina,
6)si rivolge ai cittadini "danneggiati" sperando che la loro richiesta di danni al vecchio gestore (fallito) possa far apparire efficiente un'amministrazione passiva e non motivata,
per me questa non è una questione politica, è una questione meramente amministrativa. questo sindaco ( e la sua giunta, assessori compresi) non ha agito, in quest'occasione con l'interesse, l'attenzione, la cura, il rispetto del buon padre di famiglia. Di conseguenza non ha in alcun modo tutelato l'interesse della cittadinanza che usufruiva e avrebbe seguitato ad usufruire dell'impianto natatorio in questione.

lunedì 30 gennaio 2012

La politica e la scuola bilingue

Frequentare la scuola primaria bilingue che, a settembre, aprirà a Solbiate Olona costerà (almeno) 6.100 Euro annui. La cifra l'abbiamo ricavata dal modulo di iscrizione (che trovate qui):
E' stato necessario scrivere "almeno" per due motivi. Il primo è che c'è una discrepanza tra il costo della retta in cifre (5.600 Euro) e in lettere (5.800 Euro) e abbiamo considerato l'importo minore - al quale va sommato la "quota di iscrizione annuale" pari a 500 Euro - considerando che la rateizzazione porta a questa cifra. Il secondo motivo riguarda una serie di costi che potranno aggiungersi, cioè il costo della mensa (merenda pomeridiana inclusa) pari a 5,50 Euro al giorno e l'eventuale servizio di pre-scuola e dopo-scuola.

Considerando che "La Scuola Primaria Internazionale British College è aperta dalle 8.15 fino alle 16.15 da Lunedì a Venerdì", possiamo ritenere che sarà una buona parte degli studenti a usufruire del servizio mensa. Quindi: 5,50 Euro al giorno per 5 giorni fa 27,50 Euro a settimana, per 4 settimane fa 110 Euro, che arriveranno verosimilmente a 120, tranne che per febbraio. Per facilitarci i conti stimiamo una spesa di 100 Euro al mese per 9 mesi scolastici. Totale: 900 Euro.
900 Euro più 6.100 Euro fa 7.000 Euro all'anno, 580 Euro al mese.

Qui, ovviamente, non si contesta il lato privato della faccenda: l'operatore privato cerca semplicemente di cogliere un'opportunità sul mercato, e fa bene.

Quello che non ci piace è il lato politico. Già, proprio "politico", quella parola tanto vituperata, spesso messa ai margini, in nome di un non ben precisato "bene di tutti". La politica è quell'idea del mondo che sta alla base di qualsiasi scelta pubblica, anche amministrativa, che si traduce in atti concreti. Atti concreti che, necessariamente, faranno il bene di qualcuno e scontenteranno qualcun altro: dato che ci troviamo in un mondo in cui le risorse sono limitate, le scelte e gli atti conseguenti tenderanno a spostare risorse da una parte a un'altra.

Perché tutto questo giro di parole? Perché l'apertura della "Scuola Primaria Internazionale British College" (un nome molto figo, tra l'altro) è una scelta. Si è scelto di chiudere il Centro di Aggregazione Giovanile e, al suo posto, di concedere a un privato di aprire, in uno spazio pubblico e per 15mila Euro all'anno, una scuola primaria che costa (almeno) 6.100 Euro all'anno per ciascun bambino. E il ragionamento del "nessuno se la potrà permettere" non funziona: la scuola è troppo attrattiva per non attirare persone da tutto il circondario. Certo, persone che potranno permettersi di spendere (almeno) 6.100 Euro all'anno per mandare il proprio figlio in una scuola privata (e qui si apre il capitolo Regione Lombardia e scuola privata, finanziata da soldi pubblici).
La scuola andrà bene. Ne usufruiranno certe persone. Il Centro di Aggregazione Giovanile non c'è più. Ne usufruivano altre persone. Non ci interessa fare i conti in tasca alla società che cerca di cogliere un'opportunità economica, ci interessa rilevare l'idea politica, appunto, che sta alla base di questa scelta, una scelta che sfavorisce un segmento di popolazione (i giovani che prima frequentavano quei locali, messi a disposizione per la vita pubblica di Solbiate) e ne favorisce un'altra (quelle famiglie - e solo quelle famiglie - che, verosimilmente, hanno un portafoglio non in sofferenza).

Questa è l'idea politica che sta alla base delle scelte. Un impoverimento dell'offerta e della gestione pubblica a favore di un arricchimento dell'offerta privata, rivolta a privati piuttosto facoltosi. In cambio, il Comune riceverà 15mila Euro all'anno.

lunedì 9 gennaio 2012

Qualche domanda sulla scuola primaria bilingue di Solbiate

di Ivan Vaghi

Boadicea (il cui vero nome era probabilmente Budicca) era una principessa celtica che all’epoca di Nerone aveva guidato la ribellione contro i Romani che avevano occupato l’odierna Inghilterra. All’inizio vinse ma poi venne sconfitta. Questa storia della ribellione dei celti contro gli invasori romani qualcosa mi suggerisce, ma per il momento lasciamo stare la politica. Quello che ci interessa è che Boadicea è anche il nome della società che dal prossimo settembre avvierà una scuola primaria bilingue privata a Solbiate.

Ma cos’è esattamente una scuola privata? Non è una domanda banale come sembra, perché la legislazione italiana nei riguardi delle scuole “non statali” è complessa (come al solito). Nel caso della scuola di Solbiate dovrebbe trattarsi di una scuola completamente privata, che cioè non può rilasciare titoli di studio che abbiano valore legale. Forse la si può definire scuola paritaria, in questo caso dovrebbe garantire gli obiettivi e gli standard fissati dal sistema pubblico di istruzione, ma sappiamo che si tratta di una scuola diversa dalle altre. Di per sé questo non è un problema perché viene concessa alle scuole private piena libertà per quanto concerne l’orientamento e l’indirizzo pedagogico-didattico (legge 62/2000), ma ci piacerebbe capire, giuridicamente, di cosa stiamo parlando, perché sulla base della presentazione fornita dai responsabili della società questa indicazione non è espressa in modo chiaro. Nella peggiore delle ipotesi i bambini licenziati dalla scuola di Solbiate dovranno sostenere un test di ammissione per proseguire gli studi nella scuola pubblica o in altre scuole private, in pratica poco più che una formalità. Ci chiediamo però se i genitori siano stati avvertiti che i loro figli, per lo stato italiano, è come se non fossero mai andati a scuola fino a che non sostengono questo test di ammissione. Sicuramente sono stati avvertiti (mani avanti, perché poi va a finire che fioccano minacce di denuncia). Se siamo invece in una situazione giuridica diversa siamo a disposizione per illustrarla su queste pagine.

Altra cosa non chiarita dai responsabili nella loro presentazione è il progetto economico-finanziario della scuola. Sicuramente (mani avanti…) un piano economico dettagliato è stato fornito alla nostra giunta comunale, che lo ha studiato approfonditamente prima di affittare i locali comunali alla scuola, però nessun altro, tanto meno noi, ne è a conoscenza. Lo so che siamo pesanti, però non ne possiamo fare a meno: si tratta di locali pubblici, restaurati con soldi pubblici e che dovevano servire per fornire un servizio pubblico. Invece sono stati dati in affitto a una scuola privata che ne ricaverà profitti privati. Per questo siamo curiosi di conoscere il piano economico della scuola, perché 15 mila euro all’anno di affitto potrebbe essere una cifra equa oppure ridicola, dipende dal movimento economico che la scuola ha in previsione di garantire. Sul momento ci viene da pensare che sia la cifra massima prevista dalla legge per poter affidare strutture comunali senza la necessità di ricorrere a gare di appalto, ma questo vuol dire che l’affitto non salirà nei prossimi anni, anche se la scuola macinerà profitti molto alti. Sarà normale ma a noi non torna granché, a meno che le rette previste siano “popolari”, o comunque accessibili a molte fasce di reddito, che renderebbero la scuola non proprio un servizio pubblico ma quasi. Speriamo di sbagliarci ma probabilmente non è questo il caso, se non altro per una questione di spazi e di organizzazione, che non potranno supportare grandi numeri.

L’ultima questione riguarda proprio l’organizzazione: la scuola primaria prevede cinque classi, quindi, a regime, dovrebbero esserci almeno cinque locali dedicati alle lezioni più un’aula per i docenti. Poi sono previsti anche i pasti e le merende quindi è necessario recuperare una sala mensa, senza dimenticare una palestra per l’attività fisica. Ci chiediamo dove verranno reperiti tutti questi spazi, sicuramente non nei locali dell’ex CAG. Dobbiamo pensare che sia a rischio anche il centro anziani?

Riassumendo: non ci piace l’idea che un servizio pubblico sia stato convertito in impresa privata ma temo che non possiamo farci niente (nonostante le promesse degli anni scorsi); ci piacerebbe sapere a quale stato giuridico appartenga la scuola (così, per curiosità), ma soprattutto avere una copia del piano economico fornito alla nostra amministrazione, per farci un’idea sull’equità dell’affitto richiesto; siamo a disposizione per eventuali chiarimenti da parte delle parti in causa, compresa magari la caserma, che a occhio trarrà un grande beneficio da questa scuola senza doversela allestire in casa.

martedì 3 gennaio 2012

E avremo anche il multisala! Forse.

Circola sulla stampa, da alcuni giorni, la notizia che un imprenditore della zona sarebbe interessato ad investire sull'area della SP 2 (la strada dell'Iper), costruendo un cinema multisala. E' il caso di ricordare che durante il Consiglio comunale del 28 novembre il sindaco Melis ha chiaramente parlato di una nuova strada che collegherà SP 2 e SP 22 e della costruzione di una nuova area commerciale sempre in quella zona. Al riguardo ho già dato la mia personalissima opinione.
Tornando alle ultime notizie di cronaca, Varese News scrive:
L'effetto che gli ambientalisti temevano sembra essere in via di realizzazione. Questi due grandi progetti sembrano andare proprio in quella direzione e il sindaco non disdegnerebbe questo tipo di sviluppo «se servirà a creare nuovi posti di lavoro» - precisa Melis.
La proposizione condizionale penso che possiamo anche cancellarla.

Probabilmente rientriamo tra gli "ambientalisti". Sicuramente ci avevamo preso, eccome.
Nel maggio del 2009, il nostro programma elettorale prevedeva, al primo punto, "Ambiente e territorio",
perché una buona gestione territoriale e ambientale può aumentare la qualità complessiva della vita, in termini di salute pubblica, di risparmio energetico, di accesso a luoghi sicuri per la vita quotidiana e il tempo libero. Tutti dicono che si vogliono impegnare in questo senso, ma poi tutti continuano a costruire in modo poco attento e poco responsabile. Solbiate Olona si trova in una posizione critica per quanto riguarda l’inquinamento ambientale, stretto tra l’asse del Sempione, la Varesina, l’Autostrada dei Laghi con la superstrada per Malpensa, due strade provinciali e la futura Pedemontana, in una zona industriale che non ci risparmia nemmeno il traffico pesante. In generale la Pianura Padana è una delle zone più inquinate d’Europa e a questo dobbiamo aggiungere il punto interrogativo rappresentato da una delle industrie a più alto rischio ambientale in Lombardia, e situata proprio sul nostro territorio.
Partendo da questi presupposti lavoreremo a un PGT (Piano di Governo del Territorio) che preveda alcune regole irrinunciabili:
Interruzione del consumo di territorio per la costruzione di nuovi insediamenti residenziali, salvaguardando quindi le zone di verde rimaste e allestendone di nuove dove possibile. Abbiamo bisogno di “polmoni” verdi e di zone boschive come barriera anti-smog e anti-rumore, e su cui poter contare per la pratica sportiva e il tempo libero. Si dovrà pensare soprattutto alla zona verde di collegamento con Fagnano Olona in prospettiva Pedemontana, sfruttando la costruzione (e i fondi) della nuova autostrada per allestire un’area che abbia anche un valore ambientale.
Eccetera.

Di conseguenza ho pensato che, invece, il programma della Voce Solbiatese e del sindaco Melis prevedesse la costruzione di una nuova strada che collegasse SP 2 e SP 22, la realizzazione di un cinema multisala, di una nuova area commerciale, del parcheggio di fianco alla Chiesa (e di sicuro mi sfugge qualcosa) e invece c'era scritto:
Elaborazione del Piano di Governo del Territorio, con contenimento del consumo di territorio e valorizzazione del contesto ecologico ambientale;

Costituzione della Commissione Urbanistica;

Recupero edilizio e valorizzazione dei centri storici di Solbiello e Solbiate;

Verifica e potenziamento del verde pubblico;

C'è poi, buttato là, un "studio di un raccordo sovra comunale", che non si capisce bene che voglia dire. Forse si tratta proprio della bretella SP 2 - SP 22?

Comunque, del PGT non sentiamo parlare da anni, e non è un modo di dire. Non ne sentiamo parlare, più o meno, da quando l'attuale maggioranza, dai banchi dell'opposizione, chiedeva una maggiore partecipazione e apertura del processo di elaborazione del PGT.
Stesso discorso vale per la Commissione Urbanistica: io non ne ho notizia, se però è stata costituita ed è operativa, ci sono i commenti qui sotto.
Ad ogni modo, appare chiaro che le idee edilizie lanciate a mezzo stampa (e in alcuni casi realizzate) dall'amministrazione Melis non rientrano all'interno di un progetto complessivo e condiviso che interessi tutto il territorio, per di più in un momento tanto delicato come quello che stiamo vivendo, con un'autostrada che ci passerà sotto i piedi (quello che Varese News chiama "effetto Pedemontana", una sorta di effetto domino).

Per la cronaca, nel programma della Voce Solbiatese c'era anche "Accompagnamento del lavoro del centro CAG".

S.C.

venerdì 23 dicembre 2011

La piscina di Solbiate e i muscoli di Mr. Melis

C’è una cosa su cui tutti sono d’accordo: la piscina di Solbiate funziona a pieno regime, gli ingressi sono sempre elevati, l’attività agonistica è avviata e c’è spazio anche per attività sociale. Perché allora c’è il rischio che venga chiusa? La storia di quello che sembra un evidente paradosso è abbastanza lunga, per raccontarla partiremo da un atto amministrativo recente, cioè la delibera 168 pubblicata il 6 dicembre, il cui contenuto riguarda la revoca della convenzione “per la concessione in diritto di superficie delle aree comprese nel piano attuativo sito in zona F1 – piazzale dello sport”. Dopo essersi districati nell’inutile burocratese si intuisce che i lavori di ampliamento della piscina vengono interrotti e con essi, di fatto, i rapporti con Swim Planet, il gestore della piscina.

I rapporti tra l’amministrazione comunale e l’allora Ispra nuoto, poi diventata Swim Planet holding, sono cominciati molti anni fa: la piscina, una struttura di proprietà del comune, venne affidata in gestione alla società Ispra nuoto in cambio di un canone di affitto. Il contratto prevedeva che i lavori di manutenzione straordinaria fossero a carico del comune mentre quelli di manutenzione ordinaria fossero a carico del gestore.

In realtà, secondo Mario Cacciapaglia, il responsabile di Swim Planet con cui abbiamo parlato, il comune di Solbiate non ha mai effettuato lavori di manutenzione straordinaria, demandandoli al gestore in cambio del prolungamento del contratto di concessione. Swim Planet è quindi intervenuta costruendo un impianto di filtrazione dell’acqua, sostituendo tutti i vetri della struttura, rifacendo le docce e mettendo mano ad altri interventi, assicurandosi così un contratto di gestione lungo ben 34 anni. Nonostante le spese affrontate la piscina di Solbiate Olona, proprio per i risultati che garantiva, anche economici, restava una delle risorse strategiche della società, che a un certo punto decise di investire ingenti capitali nella costruzione di un impianto più grande. E qui cominciano i guai. Riportiamo le due versioni dei protagonisti, quella dell’amministrazione comunale e quella di Swim Planet.

Interrogato sulla vicenda l’assessore allo sport Pierangelo Macchi ci ha detto, in poche parole, che quelli di Swim Planet volevano fare i furbi cercando tutte le scuse possibili per prendere tempo. In pratica, ogni volta che si approssimava qualche scadenza, presentavano richieste di miglioramento dei lavori o di modifica dei progetti, che richiedevano l’inizio di nuove procedure burocratiche. Come ulteriore danno c’è stato il sacrificio dei campi da tennis, che in tutti questi anni si potevano invece tenere aperti. L’assessore Macchi ha aggiunto che la gestione di Swim Planet è ormai insoddisfacente, perché negli ultimi tempi non venivano più pagati l’affitto e l’acqua e perché la piscina versa in condizioni fatiscenti, di fatto accusando il gestore di non effettuare la normale manutenzione.

La posizione di Swim Planet è invece diametralmente opposta. La convenzione per l’ampliamento venne sottoscritta nell’agosto del 2008 con la precedente amministrazione. Subito dopo si decise di migliorare il progetto con la creazione di un’area relax (sauna, idromassaggio) perché era la moda del momento e perché il mercato lo richiedeva. Il nuovo progetto però non poteva essere approvato perché eravamo nel semestre bianco del sindaco Bianchi, quindi si doveva attendere la nuova amministrazione. Venne eletto Luigi Melis che però era sempre stato dubbioso sull’opportunità del progetto di ampliamento e si rifiutò di incontrare Swim Planet fino a settembre, al ritorno dalle sue lunghissime prime vacanze da sindaco. Il progetto venne comunque accolto ma era necessario far partire tutto l’iter (comprensivo dei vari permessi) che si rivelò lunghissimo anche a causa della non collaborazione (parole di Mario Cacciapaglia) dell’ufficio tecnico del comune, che a un certo punto impose a Swim Planet anche la certificazione del CONI. Si tratta di una certificazione che Swim Planet già possedeva per la parte vecchia dell’impianto e che non aveva intenzione di richiedere per quella nuova, dove non era prevista attività agonistica. L’ufficio tecnico però la volle a tutti i costi e il CONI impose delle variazioni al progetto che portarono via tempo ulteriore perché si doveva ripartire con la trafila burocratica.

Quindi abbiamo già una divergenza di opinioni fondamentale, il comune dice che Swim Planet stava prendendo tempo inventandosi variazioni di progetto, mentre Swim Planet dice che le variazioni e i ritardi erano imposti dal comune. Di sicuro nel frattempo qualche cosa è cambiato nel mondo e la situazione globale di crisi ha investito anche Swim Planet, che adesso si trova in qualche difficoltà economica e ha ritenuto fosse lecito provare a ridiscutere i termini della convenzione. La risposta del comune è stata l’imposizione dell’inizio dei lavori che prevedeva la stretta osservanza di scadenze intermedie. Al primo ritardo di tre giorni su una delle scadenze è scattato il ritiro della convenzione e la richiesta di riscossione (termine tecnico escussione) della fidejussione di un milione di euro che Swim Planet ha dovuto sottoscrivere a garanzia del proprietario dell’impianto (cioè il comune di Solbiate).

Questa la storia e le versioni dei protagonisti. Ma andiamo a vedere le conseguenze: se non rientrerà la situazione di crisi la piscina probabilmente chiuderà finché non subentrerà un altro gestore, cui probabilmente non verrà chiesto di continuare i lavori. Avremo pertanto un cantiere aperto per un tempo indefinito e intanto i campi da tennis li abbiamo persi gratis. Nel frattempo la gestione della piscina potrebbe essere affidata a un gestore pro-tempore nell’attesa dello svolgimento della gara d’appalto, che potrebbe essere scelto, vista l’urgenza della fornitura di un servizio pubblico, senza un bando di gara. Ma soprattutto ci sarà probabilmente una serie di querele e controquerele perché Swim Planet si sente danneggiata e ha intenzione di far valere le sue ragioni in tribunale. Attenzione, la situazione è delicata, perché se il comune di Solbiate riuscirà e riscuotere la fideiussione, che comporterebbe per Swim Planet anche la perdita della gestione dell’impianto, la società è a serio rischio di fallimento, il che vuol dire la perdita di moltissimi posti di lavoro, alcuni anche a Solbiate.

Non possiamo esimerci dal commentare la vicenda, perché a noi questo metodo ha ricordato molto quello che abbiamo già visto in opera con il CAG: c’è una gestione sgradita da “far fuori” e quindi si fa ricorso alla forza, mediante delibere di giunta che fanno appello a cavilli che diano la possibilità di ritirare le convenzioni (guarda caso sempre firmate dalle precedenti amministrazioni). Le conseguenze di queste delibere non vengono però prese in considerazione: non ha nessuna importanza se il servizio viene interrotto, è molto più importante mostrare i muscoli e far vedere chi comanda. In questo caso però, oltre al rischio di perdere la piscina, perché non è detto che si trovi un gestore che abbia la possibilità di subentrare in tempi brevi, ci sono in ballo anche dei posti di lavoro. Ovviamente speriamo, per il bene di tutti, che la situazione si ricomponga, perché la cosa peggiore è sommare nuovi errori a quelli eventualmente fatti in passato.

mercoledì 21 dicembre 2011

Live Report - Consiglio comunale del 21 dicembre

Consiglio comunale lampo: solo due punti all’ordine del giorno, oltre all’approvazione del verbale della seduta precedente – in merito al quale Antonello Colombo ha chiesto delucidazioni rispetto alla costituzione del Consiglio tributario, organo che pare decadrà con l’approvazione della manovra in Parlamento. Consiglio comunale lampo, dicevamo, ma non per questo privo di spunti.

Si parte con una variazione di bilancio: dalla vendita di materiali di recupero della piazzola ecologica sono stati ricavati 11mila euro, destinati al rinnovo di una polizza assicurativa che copre gli apparecchi tecnologici del Comune e ad altre spese “ordinarie”. “Al momento – rassicura l’assessore Gadda – siamo ancora dentro al Patto di stabilità”.

Ultimo punto all’ordine del giorno, andiamo ancora allo sbaraglio. A far cominciare le danze è una mozione presentata dall’ANPI (che trovate cliccando qui), riguardante i fatti di Roma del 15 ottobre scorso.

Dopo la lettura da parte del Sindaco, la consigliera Cassarà ha preso la parola, dicendosi d'accordo con i primi due capoversi e definendo "esasperato" il resto dello scritto.

Antonello Colombo ha detto di sentirsi "in linea con questo odg”, ma precisa che avrebbe preferito fosse più chiaro il concetto di “incomprensibile gestione dell’ordine pubblico”, in particolare riguardo alle azioni intraprese dalle forze dell’ordine, soprattutto per chi era sul campo. Sulla stessa posizione, in seguito, convergerà il sindaco Melis.

Luigi Colombo, capogruppo della maggioranza, ha quindi fatto presente che l'ordine del giorno è stato recepito e sarà messo al voto per intero, e che la maggioranza darà libertà di scegliere secondo coscienza a ciascun consigliere.

Giuseppe Bianchi, supportato in seguito da Matteo Corti, ha invece attaccato la scelta della maggioranza di votare tale documento in Consiglio, peraltro da votare nella sua interezza, "essendo d'accordo su alcuni punti e non su altri".

Il sindaco Melis sembra ora proporre una nuova modalità di voto: approvazione con riserva. I consiglieri si guardano, spaesati, tra di loro. "Quindi votiamo uno alla volta riportando le dichiarazioni?". "No, votate, ma riportiamo a verbale le dichiarazioni appena fatte". "Ma la maggioranza cosa fa?". "Io sono d'accordo con alcune parti e non con altre, che faccio, mi astengo?". "Forse è meglio fare così, astenersi". Attimi di silenzio. Sì, forse è meglio astenersi, se non si è completamente d'accordo. Chi, invece, non ha problemi di questo tipo è il consigliere Costeniero: "io voto contro in toto".

La votazione si conclude con spaccature a destra e a manca (è proprio il caso di dire così): favorevoli Luigi Colombo, Basaglia, Macchi e Zerbi, tutti della maggioranza. Contrari Costeniero (minoranze), Mazzucchelli e Saporiti (maggioranza). Astenuti tutti gli altri. Risultato? Mozione approvata, con 4 voti favorevoli e 3 contrari.

L'ANPI porta a casa i tre punti, seppure con una vittoria solo a metà.

Conclusione con bollicine e panettone. Tanti auguri!

(Noi non andiamo in vacanza, abbiamo un impegno da rispettare - vedi qui sotto. State sintonizzati).

domenica 18 dicembre 2011

Rimanete collegati

La vicenda della piscina di Solbiate sembra arrivata al suo peggiore epilogo: le carte bollate. Il comune di Solbiate ha deciso di ritirare la convenzione con Swim Planet per il proseguimento dei lavori di ampliamento e per la gestione della struttura; da parte sua Swim Planet ritiene di essere stata danneggiata dall'atteggiamento ostruzionistico dell'amministrazione comunale (e dell'ufficio tecnico) e quindi risponderà attraverso il suo ufficio legale. Abbiamo raccolto dati e interviste ai protagonisti, che vi presenteremo su questo schermo nei prossimi giorni.