lunedì 9 gennaio 2012

Qualche domanda sulla scuola primaria bilingue di Solbiate

di Ivan Vaghi

Boadicea (il cui vero nome era probabilmente Budicca) era una principessa celtica che all’epoca di Nerone aveva guidato la ribellione contro i Romani che avevano occupato l’odierna Inghilterra. All’inizio vinse ma poi venne sconfitta. Questa storia della ribellione dei celti contro gli invasori romani qualcosa mi suggerisce, ma per il momento lasciamo stare la politica. Quello che ci interessa è che Boadicea è anche il nome della società che dal prossimo settembre avvierà una scuola primaria bilingue privata a Solbiate.

Ma cos’è esattamente una scuola privata? Non è una domanda banale come sembra, perché la legislazione italiana nei riguardi delle scuole “non statali” è complessa (come al solito). Nel caso della scuola di Solbiate dovrebbe trattarsi di una scuola completamente privata, che cioè non può rilasciare titoli di studio che abbiano valore legale. Forse la si può definire scuola paritaria, in questo caso dovrebbe garantire gli obiettivi e gli standard fissati dal sistema pubblico di istruzione, ma sappiamo che si tratta di una scuola diversa dalle altre. Di per sé questo non è un problema perché viene concessa alle scuole private piena libertà per quanto concerne l’orientamento e l’indirizzo pedagogico-didattico (legge 62/2000), ma ci piacerebbe capire, giuridicamente, di cosa stiamo parlando, perché sulla base della presentazione fornita dai responsabili della società questa indicazione non è espressa in modo chiaro. Nella peggiore delle ipotesi i bambini licenziati dalla scuola di Solbiate dovranno sostenere un test di ammissione per proseguire gli studi nella scuola pubblica o in altre scuole private, in pratica poco più che una formalità. Ci chiediamo però se i genitori siano stati avvertiti che i loro figli, per lo stato italiano, è come se non fossero mai andati a scuola fino a che non sostengono questo test di ammissione. Sicuramente sono stati avvertiti (mani avanti, perché poi va a finire che fioccano minacce di denuncia). Se siamo invece in una situazione giuridica diversa siamo a disposizione per illustrarla su queste pagine.

Altra cosa non chiarita dai responsabili nella loro presentazione è il progetto economico-finanziario della scuola. Sicuramente (mani avanti…) un piano economico dettagliato è stato fornito alla nostra giunta comunale, che lo ha studiato approfonditamente prima di affittare i locali comunali alla scuola, però nessun altro, tanto meno noi, ne è a conoscenza. Lo so che siamo pesanti, però non ne possiamo fare a meno: si tratta di locali pubblici, restaurati con soldi pubblici e che dovevano servire per fornire un servizio pubblico. Invece sono stati dati in affitto a una scuola privata che ne ricaverà profitti privati. Per questo siamo curiosi di conoscere il piano economico della scuola, perché 15 mila euro all’anno di affitto potrebbe essere una cifra equa oppure ridicola, dipende dal movimento economico che la scuola ha in previsione di garantire. Sul momento ci viene da pensare che sia la cifra massima prevista dalla legge per poter affidare strutture comunali senza la necessità di ricorrere a gare di appalto, ma questo vuol dire che l’affitto non salirà nei prossimi anni, anche se la scuola macinerà profitti molto alti. Sarà normale ma a noi non torna granché, a meno che le rette previste siano “popolari”, o comunque accessibili a molte fasce di reddito, che renderebbero la scuola non proprio un servizio pubblico ma quasi. Speriamo di sbagliarci ma probabilmente non è questo il caso, se non altro per una questione di spazi e di organizzazione, che non potranno supportare grandi numeri.

L’ultima questione riguarda proprio l’organizzazione: la scuola primaria prevede cinque classi, quindi, a regime, dovrebbero esserci almeno cinque locali dedicati alle lezioni più un’aula per i docenti. Poi sono previsti anche i pasti e le merende quindi è necessario recuperare una sala mensa, senza dimenticare una palestra per l’attività fisica. Ci chiediamo dove verranno reperiti tutti questi spazi, sicuramente non nei locali dell’ex CAG. Dobbiamo pensare che sia a rischio anche il centro anziani?

Riassumendo: non ci piace l’idea che un servizio pubblico sia stato convertito in impresa privata ma temo che non possiamo farci niente (nonostante le promesse degli anni scorsi); ci piacerebbe sapere a quale stato giuridico appartenga la scuola (così, per curiosità), ma soprattutto avere una copia del piano economico fornito alla nostra amministrazione, per farci un’idea sull’equità dell’affitto richiesto; siamo a disposizione per eventuali chiarimenti da parte delle parti in causa, compresa magari la caserma, che a occhio trarrà un grande beneficio da questa scuola senza doversela allestire in casa.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

l'amministrazione non dà risposte, disperatamente cerca risorse e anche per poche briciole passa su tutte le belle parole della campagna elettorale: condivisione, partecipazione, ascolto e dialogo. Solbiate perde pezzi e non mi sembra che ci si guadagni nulla. Se in principio la mia fiducia era riposta in persone con poca competenza ora credo si stiano dimostrando semplicemente incapaci.

Anonimo ha detto...

dunque facciamo il punto:

viabilità territoriale = un disastro

campi da tennis spariti

piscina in bilico

parcheggio pubblico = colata di cemento

200mila euro tetto ex oratorio femminile

50mila euro per una aiuola via varese

30mila per la casetta dell'acqua

nessun pannello solare su edifici pubblici

futuro multisala? ikea?!!!

e poi promesse su promesse vedrete che....prima o poi tutto finirà...presto.

Anonimo ha detto...

piccoli cellini crescono

S.C. ha detto...

Il commento delle 15.10 è proprio uno di quei tipi di commenti che, nonostante tutto, faccio fatica a pubblicare.

Stefano

Anonimo ha detto...

Nella determ.92 (che tratta la concessione in locazione a Boadicea) al punto 1 degli impegni:
"A realizzare nei locali di cui trattasi, per un massimo di 2 anni, di una scuola primaria bilingue (italiano/Inglese) paritaria."

Ma sara' paritaria quindi?
E nel caso non lo fosse e servissero gli esami di ammissione come segnalato nel post, secondo voi verrebbe meno agli impegni presi?