Il PGT è stata un’occasione persa, un’occasione che ieri
sera, durante l’iniziativa
organizzata dall’amministrazione comunale, ha mostrato quali fossero tutte le
sue reali potenzialità.
Lasciamo a parte – per questa volta – le considerazioni di
natura tecnica, che abbiamo già ampiamente trattato in diversi post precedenti,
e pensiamo, appunto, a ciò che avrebbe potuto essere, e non è stato, il PGT per
la comunità solbiatese.
La serata di ieri - come quella organizzata settimana scorsa
dalle minoranze – è stata un’opportunità per discutere con passione e con
intelligenza, senza alcuna polemica, delle scelte operate dall’amministrazione.
La passione e l’intelligenza che hanno contraddistinto la totalità degli
interventi sono la logica conseguenza di un processo, personale e collettivo
allo stesso tempo, di introspezione. Quando pensiamo al futuro urbanistico, non
pensiamo solo a strade e palazzine, ma pensiamo anche – un po’ – a chi siamo e
a dove vogliamo andare. Lo so, detta così sembra un’esagerazione, ma riflettere
sul territorio vuol dire riflettere sul nostro passato, sul passato anche di
chi, come me, non ha nonni e genitori cresciuti a Solbiate, ma si sente
comunque solbiatese e, perciò, quella storia la sente anche sua. Perché i
luoghi hanno una storia, che è la storia di tutti coloro che, con quei luoghi,
sono venuti a contatto. Ed è da questa storia che bisogna muovere, per
rinnovare la tradizione, che vuol dire tramandare il fuoco e il calore umano
che ha invaso quei luoghi, non venerare le ceneri. Quando rifletto su queste
cose mi viene sempre in mente la manifestazione “Echi della Valle Olona”,
organizzata oramai da due anni con un chiaro riferimento all’Unità d’Italia.
Con tutto il rispetto per la manifestazione e con tutto il piacere che provo nel
pensare all’Italia unita, il limite della manifestazione mi sembra proprio
questo: il non essere legata da un rapporto intimo con la comunità solbiatese.
Sembra quasi appiccicata, senza rispettare i tempi e le dimensioni. Vi è mai
capitato, da bambini, di appiccicare la figurina di un calciatore dell’anno
precedente sull’album della nuova stagione? A me sì, e all’inzio sembra una
bella trovata, ma poi ci si rende conto che i colori sono diversi, le magliette
sono diverse, magari anche le foto hanno un taglio diverso e lo sponsor è
cambiato. Tutti “Opel”, per dire, e solo uno con scritto “Motta”: non è
geniale, è brutto. Non c’è corrispondenza tra tempi e luoghi, tra dimensione
del pensiero e dimensione dell’azione. Lo ripeto, senza alcun inteno polemico
nei confronti di “Echi della Valle Olona”: a me sembra che quello sia venerare
le ceneri, mentre il PGT avrebbe potuto essere – e ieri sera ne abbiamo avuto
la prova – l’occasione per innovare la tradizione, pensare alla nostra comunità
e attaccare tutte le figurine al loro posto. Senza dimenticare che le storie
sono belle quando sono collettive, perché per completare gli album bisogna
scambiarle, le figurine. Ed è in questo senso che il contributo di ciascun
solbiatese avrebbe potuto essere importante, per dire “alt, io so quella cosa
là, perché lì ci sono cresciuto, e se volete vi offro il mio contributo, perché
così anche io sarò parte di questa storia”. E in questo caso, la storia avrebbe
dovuto essere quella della Valle Olona.
E non basta - sinceramente - la dichiarata apertura dell'amministrazione per quanto riguarda le osservazioni. Perché questo percorso condiviso andava fatto prima, e perché la rigidità con la quale è stato portato in Consiglio in PGT fa cadere le braccia, a ripensarci - e ha fatto anche arrabbiare, proprio arrabbiare - e non fa pensare a nulla di buono, per quanta riguarda l'esito delle osservazioni. Spiace, davvero.