martedì 31 agosto 2010

Sussidiarietà in salsa lombarda

La Lombardia è ormai da tempo diventata un feudo di Comunione e Liberazione. Sulle perverse modalità grazie alle quali ci è riuscita torneremo in un secondo tempo. Ora volevo invece analizzare il principio base a cui CL dice di volersi uniformare nel suo intervento sociale, la sussidiarietà. Si tratta di un concetto abbastanza vago e che quindi si presta a numerose interpretazioni, ma che in sostanza prevede una visione gerarchica della vita sociale, in cui, secondo alcuni, le società di ordine superiore (istituzioni locali e nazionali) devono aiutare, sostenere e promuovere lo sviluppo di quelle minori (individui, famiglie, associazioni). Secondo altri invece le società di ordine superiore non “devono interferire” con le attività di quelle di ordine inferiore, vale a dire che lo Stato non deve intervenire là dove i cittadini possono fare da soli. Questo vuol dire che il “subsidium” cioè l’aiuto, per alcuni è sostanzialmente verticale, per altri invece è quello che i cittadini danno a loro stessi, riconoscendo allo Stato il solo ruolo di coordinamento.

La questione si aggrava perché entra in ballo anche la religione: la sussidiarietà è uno dei principi cardine della dottrina sociale della Chiesa (cattolica), cioè quell’insieme di norme di intervento sociale cui i politici cattolici devono necessariamente fare riferimento (avete letto bene, necessariamente, perché il concetto di obbedienza non vale solo per chi ha preso i voti). Tra le varie cose la sussidiarietà cattolica dice che “il fulcro dell'ordinamento giuridico resta la persona, intesa come individuo in relazione, e perciò le funzioni pubbliche devono competere in prima istanza a chi è più vicino alle persone, ai loro bisogni e alle loro risorse”. Sembra il manifesto del federalismo, e invece è farina del sacco di Leone XIII (1893).

Se qualcuno vede un certo sospetto nei confronti dello Stato ha perfettamente ragione. Si potrebbero tirare in ballo la Storia e il “non expedit” di Pio IX che di fatto vietava ai cattolici di andare a votare e di partecipare alla vita politica italiana (norma superata dal Patto Gentiloni, che in buona sostanza era un voto di scambio…), ma è più semplice tornare alle dottrina sociale e leggere: “né lo Stato né alcuna società devono mai sostituirsi all’iniziativa e alla responsabilità delle persone e delle comunità intermedie in quei settori in cui esse possono agire, né distruggere lo spazio necessario alla loro libertà. Con ciò, la dottrina sociale della Chiesa si oppone a tutte le forme di collettivismo". Secondo la dottrina sociale quindi non è ammesso il comunismo (e si sapeva), ma nemmeno i kibbutz (e si intuiva) e nemmeno le forme di vita comunitaria monastica (difficile non considerarla una forma di collettivismo).

Intendiamoci, ci sono anche molte cose buone nella dottrina sociale, come il principio di solidarietà: “l’uomo deve contribuire con i suoi simili al bene comune della società, a tutti i livelli”, cui consegue che “la dottrina sociale della Chiesa si oppone a tutte le forme di individualismo sociale o politico”. Tipico esempio di come CL, fermo sostenitore degli individualismi formigoniani e berlusconiani, fa finta di non vedere quello che non gli conviene. Non solo, è interessante anche come vengono individuati gli ambiti di intervento: “è urgente ricostruire, a misura della strada, del quartiere o del grande agglomerato, il tessuto sociale in cui l’uomo possa soddisfare le esigenze della sua personalità. Centri di interesse e di cultura devono essere creati o sviluppati a livello di comunità e di parrocchie, in quelle diverse forme di associazione, circoli ricreativi, luoghi di riunione, incontri spirituali comunitari in cui ciascuno, sottraendosi all’isolamento, ricreerà dei rapporti fraterni”. Vagliela a spiegare al buon Leone XIII la chiusura del CAG di Solbiate….

Ma si diceva delle religioni, per quella calvinista, tipica dei paesi anglosassoni, la sussidiarietà viene intesa all’interno delle rispettive sfere di competenza. In soldoni: se vuoi fare per conto tuo bene, però ti arrangi, anche finanziariamente. E qui casca l’asino, perché questo è il vero inghippo della sussidiarietà in salsa lombarda, che non vuole interferenze da parte dello Stato (non a caso uno degli slogan di CL è “Più società meno Stato”), ma poi fa di tutto – e quando si dice di tutto vuol dire davvero di tutto – per avere i finanziamenti pubblici per le loro attività.

I conti quindi tornano: CL, dall’alto (o dal basso, a seconda) del suo fondamentalismo cattolico, non accoglie l’interpretazione calvinista della sussidiarietà – che comunque rigetta anch’essa lo statalismo – rifacendosi invece a una interpretazione che però forse non è nemmeno quella cattolica, che non parla esplicitamente di finanziamento, ma di aiuto in senso lato. Di certo però la loro interpretazione è molto remunerativa, soprattutto se si riesce a indirizzare i finanziamenti pubblici, come loro sanno fare benissimo. La Chiesa cattolica sa ma abbozza, perché il principio di sussidiarietà anglosassone prevede anche che non si debbano finanziare le Chiese, e allora a quel punto è meglio fare finta di niente e stare dalla stessa parte. Non per niente fu l’allora cardinale Ratzinger a celebrare il funerale di don Giussani, che tra l’altro negli ultimi tempi fu piuttosto critico nei confronti dei suoi seguaci: “la nostra compagnia può essere un grande ma gustoso alibi, ma senza il motivo che la tiene insieme, la presenza di Cristo, è veramente una menzogna, è una bugia, è fallace. A me pare che non cerchino Cristo!” (Marco Damilano, Il partito di Dio, p.98).

Al di là però del parere del fondatore, CL e la Compagnia delle Opere, che di CL è il braccio “armato” e secolarizzato, quindi meno vincolato da obblighi morali di osservanza e ubbidienza (situazione di comodo?), proseguono per la loro strada.

A sostegno dell’invasività che, con tutti i mezzi ripetiamo, manifesta a livello di sanità pubblica e privata e di formazione professionale privata ma con soldi rigorosamente pubblici elargiti dalla Regione (con a capo il ciellino Formigoni e con numerosi ciellini imposti nei luoghi dove si prendono le decisioni e si erogano i finanziamenti), viene preso anche l’articolo 5 del trattato che istituisce la Comunità europea. L’articolo parla esplicitamente di sussidiarietà, ma qui CL si ferma, limitandosi a far capire che loro agiscono per l’obbligo morale di osservare chissà quali normative internazionali. L’articolo 5 invece tratta di questioni puramente giuridiche: “mira a garantire che le decisioni siano adottate il più vicino possibile al cittadino, verificando che l'azione da intraprendere a livello comunitario sia giustificata rispetto alle possibilità offerte dall'azione a livello nazionale, regionale o locale”. Concretamente ciò significa che “nei settori che non sono di sua esclusiva competenza l'Unione interviene soltanto quando la sua azione è considerata più efficace di quella intrapresa a livello nazionale, regionale o locale. Il principio di sussidiarietà è strettamente connesso ai principi di proporzionalità e di necessità, secondo cui l'azione dell'Unione non può andare al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del trattato.” Ovviamente non si parla, né lo si poteva fare, di sanità privata, di cooperative sociali confessionali, di corsi di formazione finanziati con soldi pubblici, né di tutte le attività grazie alle quali CL si sta arricchendo e sta consolidando le sue posizioni di potere.

Interpretazione è la parola chiave, dove ovviamente l’unica interpretazione possibile è quella di CL, perché si sa, loro parlano a nome di Dio. E ne sono convinti, così come tutti gli integralisti. Per intenderci, la migliore definizione dei ciellini in cui mi sono imbattuto, corroborata dalla mia personale esperienza, è questa: “in CL l’altro può essere solo salvato o combattuto, mai realmente incontrato per come è e per quello che è. L’altro e il diverso possono, da parte loro, diventare ciellini; se non lo fanno, allora sono altro e diverso in modo colpevole, irrimediabile, irrecuperabile; allora, se dipendesse dai ciellini, non lavorerebbero più e non potrebbero più vivere. Con l’altro e il diverso si può essere solo missionari o crociati; li si può soltanto colonizzare o normalizzare o negare”. Una comunità chiusa ed esclusiva, se ne fai parte “in CL incontri la ragazza, ti sposi, trovi lavoro, fai figli possibilmente senza limiti, li educhi, li “sistemi”, diventi nonno. Sempre con ciellini e tra ciellini. Preferibilmente solo con ciellini e tra ciellini. In CL preghi, passi le serate libere e le domeniche, sai che investimenti fare e con chi farli, sai in che negozi comprare, dove andare in vacanza, che libri leggere, in che scuola mandare i tuoi figli, da che medici farti curare, con che pompe funebri farti fare il funerale. Naturalmente a parole si dice l’esatto contrario.” Già, a parole si dice l’esatto contrario. Si dice e soprattutto si fa scrivere dai giornalisti militanti, amici o “collaborazionisti”, perché la propaganda è per loro elemento di fondamentale importanza strategica, tanto che hanno messo le mani anche sull’informazione e l’editoria. Non a caso della vicenda “Oil for food”, che vede coinvolto Formigoni e strani conti bancari all’estero intestati a prestanome, non viene mai fatta menzione da nessun organo di stampa. Ma questa è un’altra storia.

2 commenti:

con.teo ha detto...

Qualche mese fa mi hanno proposto di scrivere su un sito di CL in qualità di critico cinematografico.
Quando un amico mi ha chiesto perchè ho accettato, gli ho risposto che volevo rompere le palle a quelli di CL. Premesso che, di solito, gli articoli di cultura non se li fila nessuno, da quando ho cominciato, ho recensito appena possibile film e serie tv con tematiche e significati che si scontrano apertamente con il fasullo credo religioso e politico di CL. Il risultato è spesso il silenzio, ma alcuni commenti agli articoli fanno capire che tipo di persone sono (del tipo che non potevo riferirmi ad una storia d'amore omosessuale come "struggente").

Anonimo ha detto...

CL al recente Meeting di Rimini ha criticato apertamente il "moralismo" di Famiglia Cristiana per gli articolo molto critici sulle politiche governative (immigrazione, scuola, sostegno alle famiglie,ecc.), sul rischio di una deriva antidemocratica e su un Premier a cui interessa solo l'immunità. Ma tutto questo evidentemente a loro interessa poco. Mi chiedo a quali valori si ispirano ?
Roberto Colombo