Sabato 5 luglio alle 10.15 partirà dal Comune (come annunciato dal Sindaco durante il Consiglio comunale) la processione che terminerà a Villa Maino, dove sarà dedicata una sala pubblica a Laura Prati, a un anno di distanza dall'attentato che ne ha causato la scomparsa. Laura era sindaco di Cardano al Campo e presidente provinciale del Partito Democratico. Il mio ricordo di Laura è legato soprattutto a quest'ultimo ruolo, dato che sono stato componente della Direzione provinciale del Partito Democratico, che Laura presiedeva. Di lei ho sempre apprezzato la propensione all'ascolto, la capacità di unire, insieme alla fermezza nel difendere le proprie idee. Qui potete trovare un suo bel ritratto.
Cambiando del tutto argomento, domenica 6 luglio, alle 17.30, presso la Festa del Borgorino di Cassano Magnago, avrò invece il piacere di intervistare i ragazzi de "Il Terzo Segreto di Satira", autori di numerosi video di satira politica. Qui li trovate tutti.
Stefano
giovedì 3 luglio 2014
martedì 1 luglio 2014
Live Report – Consiglio comunale del 30 giugno
La nuova stagione dei consigli
comunali non era cominciata nel migliore dei modi, con una serie di errori ripetuti
durante l’elezione della commissione elettorale. Se possibile sta continuando
peggio, visto che è successo ciò che di solito non succede, cioè un verbale di
seduta compilato in modo pacchianamente errato. Un errore su tutti, la
documentazione firmata dal consigliere anziano sbagliato. Sono piccole cose?
Può darsi, ma sono cose che non ti aspetti da una amministrazione già in carica
da cinque anni e da un segretario comunale voluto fortemente dal sindaco, che
per averlo è stato disposto a pagarlo più di quello che pagava quello
precedente. Diciamo che i verbali dei consigli comunali non sono il suo forte.
Poi siamo entrati nel vivo, con
la definizione delle deleghe agli assessori. E cioè:
- Pietro Angelo Macchi, vicesindaco e deleghe allo Sport e al Tempo libero;
- Andrea Aspesani, con deleghe a Pubblica Istruzione, Cultura e Comunicazioni e Servizi sociali;
- Martina Maria Luisa, con deleghe a Bilancio, Programmazione economica e Tributi;
- Caprioli Samantha, con deleghe a Viabilità e Sicurezza, Protezione Civile, Ecologia e Attività produttive, Edilizia privata e Lavori pubblici.
Quella all’urbanistica, forse la più
importante, è stata trattenuta dal sindaco, che accumula questo impegno a
quello di primo cittadino e a quello di coordinatore della Protezione Civile.
Di sicuro ha una voglia matta di nominarsi anche presidente della Pro Loco, con
cui è entrato in un conflitto ormai insanabile, ma per il momento lo statuto
non lo consente. È solo questione di tempo.
Un errore ancora più grave è
stato commesso proprio in occasione dell’assegnaziona delle deleghe agli
assessori. Nell’atto amministrativo che stava andando in votazione si sosteneva
che le dimissioni da consigliere comunale degli assessori Macchi e Caprioli, erano
doverose in quanto le cariche sono incompatibili. In realtà non è così, come ha
fatto notare il consigliere di minoranza De Simone, perché l’incompatibilità si
riferisce ai comuni con più di 15.000 abitanti, non a Solbiate. Vale per il
segretario comunale lo stesso discorso fatto in precedenza. Per chiudere il
discorso sugli assessori è stato chiesto anche come mai si è ricorsi a due
assessori esterni, per quanto uno in carica durante lo scorso mandato. La
risposta del sindaco è stata come al solito un po’ polemica, sembra non poterne
proprio fare a meno, e ha fatto riferimento a qualche strana strategia politica.
La realtà è che il decreto Delrio obbliga i comuni come Solbiate ad avere
almeno due donne in giunta, e un’altra, oltre a Samantha Caprioli, il sindaco
non ce l’aveva proprio. La nomina è andata quindi all’ormai ex revisore dei
conti, che è stata sostituita nel corso del consiglio comunale.
Poi si è passati a discutere delle
linee programmatiche che l’amministrazioen si impegnerà ad attuare e si è avuta
un’ulteriore scenetta gustosa quando il consigliere De Simone ha chiesto cosa
si intendeva per “agevolare il recupero ad uso pubblico delle aree standard da
parte di progetti anche privati con priorità a concorsi di architettura”. Il
sindaco ha dato la parola all’assessore Caprioli (ma non è lui l’assessore
all’urbanistica?) la quale sembrava proprio non avesse idea di cosa si stesse
parlando. In effetti poi la risposta l’ha data lo stesso sindaco senza riuscire
però a convincere granché sulla natura delle aree standard e sui progetti di
riqualificazione. Sempre in tema di riqualificazione è stata data la notizia
della ristrutturazione dell’ex oratorio femminile (non si sa bene per fare cosa
e quanto costerà) e sono stati di fatto annunciati investimenti nell’edilizia
scolastica grazie a 360 mila euro promessi (il sindaco ha utilizzato l’espressione
“progetto in cantiere”) dal presidente del consiglio e ai 400 mila di un bando Cariplo.
Dunque, partiamo dalla considerazione che se si parla di cifre così esatte vuol
dire che questi soldi sono sicuri. Ovviamente non lo sono. La richiesta fatta
da Renzi ai sindaci (a tutti i sindaci d’Italia, non solo a quello di Solbiate,
come in realtà ha voluto farci credere), era semplicemente quella di indicare
un lavoro di edilizia scolastica considerato come urgente. Sulla base di questa
indicazione sarebbero state agevolate le procedure di intervento, con priorità
concessa a progetti già perfezionati e già presentati a suo tempo per accedere
ai 150 milioni previsti dal famoso Decreto del Fare del 2013. Se Solbiate non
si trova in questa situazione non si capisce da dove salti fuori la cifra di
360 mila euro e quindi in che cosa consiste, per Solbiate, la promessa di
Renzi. Nella famosa lettera ai sindaci (plurale) si legge infatti: Non vi chiediamo progetti esecutivi o dettagliati:
ci occorre – per il momento – l'indicazione della scuola, il valore
dell'intervento, le modalità di finanziamento che avete previsto, la tempistica
di realizzazione. Avete letto bene, si parla di modalità di finanziamento
che avete previsto e tempistica di realizzazione. Siamo certi che il comune di
Solbiate ha progettato sia l’una che l’altra cosa, ma poterlo leggere nero su
bianco ci farebbe più piacere. Questi dati sono necessari perché così sarà
possibile, prosegue Renzi, individuare le
strade per semplificare le procedure di gara, che come sapete sono spesso causa
di lunghe attese burocratiche, e per liberare fondi dal computo del patto di
stabilità interna. Non so come la interpretate voi, ma a me sembra una
promessa alquanto vaga, lodevole ma vaga, di certo non si parla di soldi
sicuri.
Altro mistero sono i 400 mila
euro del bando Cariplo. Di quale bando stiamo parlando? Perché ce ne sono molti
ma nessuno è dedicato all’edilizia scolastica. L’unico rivolto alla scuola è il
Bando Scuola 21 che si rivolge però a progetti scolastici di scuola secondaria,
che non riguardano quindi Solbiate. Poi ci sono bandi per le energie
rinnovabili, per i servizi alla persona o per la ricerca scientifica. Davvero
ci sfugge quale sia il riferimento, inoltre anche questa volta si parla di una
cifra specifica, che tra l’altro si riferisce a una quota troppo consistente
del budget a disposizione del bando stesso (non c’è un solo vincitore, ma una
serie di vincitori tra cui viene diviso il budget totale). Rimaniamo in attesa
di qualche notizia in più, sarebbe una buona cosa.
È stata anche prospettata una
stretta “comportamentale” sulla richiesta di contributi al comune da parte
delle associazioni, che dovranno presentare i bilanci per potervi accedere.
Strano che finora non sia stato così, in ogni caso attendiamo la compilazione
di un regolamento ufficiale in modo che non ci siano più dubbi.
Alla fine si torna di nuovo al
segretario comunale, che nonostante le sviste è stato confermato nell’incarico.
Nell’ambito della filosofia del sindaco (“faccio tutto io”) è stato comunicato
che il segretario comunale prenderà in carico tutte le responsabilità di
servizio, che verranno quindi tolte ai funzionari comunali con un risparmio,
pare, di circa 60 mila euro. Era nell’aria, i rapporti con alcuni di questi
funzionari non sono buoni e quando il sindaco parlava di “familismi”
nell’ambito delle distribuzione degli incarichi si riferiva anche a questo.
Certo poi non si spiega granché la scelta per il comune di uno studio legale di
cui è socio un parente stretto del suo consigliere di fiducia, ma questa è
un’altra storia. Vedremo se è vero che le indennità di responsabilità
distribuite durante l’amministrazione Bianchi erano effettivamente troppe e
ingiustificate. La sensazione è che il segretario comunale non potrà avere
piena consapevolezza di tutto il lavoro che si svolge in un comune e che quindi
le responsabilità saranno ancora di chi le aveva prima (o il comune si blocca),
però con meno stipendio. Siamo curiosi di vedere come andrà a finire.
Alla prossima.
martedì 24 giugno 2014
Quando c'era Berlinguer
E' possibile prenotare tavoli per la cena telefonando al 3465070239 (Federica) oppure al 3472727462 (Mimmo).
lunedì 16 giugno 2014
Dall'Assemblea nazionale del Partito Democratico
La necessaria premessa al presente resoconto è: il sottoscritto è eletto in Assemblea nazionale del Partito Democratico nelle liste collegate alla candidatura di Giuseppe Civati, detto Pippo. La premessa è assolutamente necessaria perché le persone che fanno riferimento a tale candidatura sono rimaste praticamente le uniche a non partecipare alla gestione della maggioranza del Partito guidata da Matteo Renzi.
Detto questo, l'Assemblea nazionale che si è svolta sabato 14 giugno a Roma è stata molto partecipata: i delegati, provenienti da tutta Italia, non hanno voluto mancare a quello che è stato nei fatti il primo momento celebrativo dello straordinario risultato conseguito dal Partito Democratico alle elezioni europee. Risultato che è stato rimarcato anche nella scenografia, che sullo sfondo riportava a caratteri cubitali «40,8%».
Nella relazione introduttiva, durata quasi un'ora e mezza, il segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi ha toccato numerosi punti, dal nostro ruolo in Europa, al pacchetto di riforme appena licenziato dal Consiglio dei ministri, all'elezione del nuovo Presidente del Partito e dei due vicesegretari, alla cosiddetta «questione Mineo».
Spenderò due parole sulle ultime due questioni, perché sul resto mi sono trovato in accordo.
Partiamo dall'elezione del nuovo Presidente del Partito: l'elezione di Matteo Orfini è avvenuta a larga maggioranza, con la sola astensione di quelli lì di cui sopra, in totale disaccordo sul metodo adottato. Il Presidente di un partito è tenuto a svolgere un ruolo di garanzia, perciò è bene che sia condiviso da tutte le parti o che, perlomeno, il percorso che porta alla sua individuazione sia condiviso da tutte le parti. Così non è stato: l'unica minoranza del partito è stata coinvolta a mezzo di invio di SMS a Giuseppe Civati nella notte precedente l'Assemblea, tanto che molti delegati hanno saputo la notizia dai quotidiani di sabato. Il nome di Orfini, inoltre, è stato proposto da Matteo Renzi e immediatamente messo ai voti al termine della relazione introduttiva, senza prevedere e permettere alcun confronto. Un processo di questo tipo ha pochi elementi di democrazia, che al contrario sono fondamentali in un grande partito, votato dal 40% degli elettori e che deve porsi il problema di garantire la rappresentanza di un corpo elettorale eterogeneo e fluido.
Per quanto riguarda il caso Mineo, la mia opinione è che la riforma del Senato proposta da Renzi non sia una buona riforma e che, abbinata all'Italicum, porterà ad un allargamento del solco che esiste tra eletti ed elettori, una distanza che invece sarebbe il caso di colmare, in un momento storico in cui l'astensione aumenta costantemente e la delusione rispetto alla politica è sempre maggiore.
Detto questo, una riforma può essere buona o meno, con una riforma si può essere d'accordo o meno, ma quando non si tratta di una riforma qualsiasi ma di una riforma costituzionale bisogna fare il doppio di attenzione e creare quello che Walter Tocci nel suo intervento ha definito uno "spirito costituzionale": le riforme costituzionali non si portano avanti con maggioranze striminzite e neppure imponendo ricatti della forma "se non si fa la riforma allora cade il Governo". Le riforme costituzionali devono essere fatte lasciando larghi spazi di manovra al Parlamento, l'organo istituzionale che rappresenta il popolo e che in nome del popolo può modificare il patto costituzionale che tutto tiene assieme. Per questi motivi la scelta di rimuovere Mineo dalla Commissione nella quale è in discussione la riforma appare una mossa tattica che però rischia di portare a risultati strategici scarsi: se in Aula non ci sarà una maggioranza larga (e al Senato si corre il rischio che non ci sia neppure una maggioranza semplice) la riforma del bicameralismo perfetto si impantanerà lì, per chissà quanti anni. L'allargamento in Commissione verso altri modelli che prevedono l'elezione dei Senatori (ma contemporaneamente un loro taglio, un taglio dei deputati e la ridefinizione delle competenze) avrebbe invece potuto portare a un voto in Aula più sereno.
Purtroppo Matteo Renzi non ha trattato questi argomenti, ma si è concentrato sulla vergognosa frase pronunciata da Mineo la sera precedente e sulla presunta volontà di Mineo stesso (e degli altri 13 senatori autosospesi) di voler bloccare il treno delle riforme. Tecnicamente si tratta del cosiddetto argomento dell'uomo di paglia, uno strumento retorico che consiste nel modificare l'argomento del proprio avversario. Ad esempio, come dice Luca Sofri:
Tutte queste cose le ha dette molto meglio di me il senatore Walter Tocci, che vi invito ad ascoltare:
Detto questo, l'Assemblea nazionale che si è svolta sabato 14 giugno a Roma è stata molto partecipata: i delegati, provenienti da tutta Italia, non hanno voluto mancare a quello che è stato nei fatti il primo momento celebrativo dello straordinario risultato conseguito dal Partito Democratico alle elezioni europee. Risultato che è stato rimarcato anche nella scenografia, che sullo sfondo riportava a caratteri cubitali «40,8%».
Nella relazione introduttiva, durata quasi un'ora e mezza, il segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi ha toccato numerosi punti, dal nostro ruolo in Europa, al pacchetto di riforme appena licenziato dal Consiglio dei ministri, all'elezione del nuovo Presidente del Partito e dei due vicesegretari, alla cosiddetta «questione Mineo».
Spenderò due parole sulle ultime due questioni, perché sul resto mi sono trovato in accordo.
Partiamo dall'elezione del nuovo Presidente del Partito: l'elezione di Matteo Orfini è avvenuta a larga maggioranza, con la sola astensione di quelli lì di cui sopra, in totale disaccordo sul metodo adottato. Il Presidente di un partito è tenuto a svolgere un ruolo di garanzia, perciò è bene che sia condiviso da tutte le parti o che, perlomeno, il percorso che porta alla sua individuazione sia condiviso da tutte le parti. Così non è stato: l'unica minoranza del partito è stata coinvolta a mezzo di invio di SMS a Giuseppe Civati nella notte precedente l'Assemblea, tanto che molti delegati hanno saputo la notizia dai quotidiani di sabato. Il nome di Orfini, inoltre, è stato proposto da Matteo Renzi e immediatamente messo ai voti al termine della relazione introduttiva, senza prevedere e permettere alcun confronto. Un processo di questo tipo ha pochi elementi di democrazia, che al contrario sono fondamentali in un grande partito, votato dal 40% degli elettori e che deve porsi il problema di garantire la rappresentanza di un corpo elettorale eterogeneo e fluido.
Per quanto riguarda il caso Mineo, la mia opinione è che la riforma del Senato proposta da Renzi non sia una buona riforma e che, abbinata all'Italicum, porterà ad un allargamento del solco che esiste tra eletti ed elettori, una distanza che invece sarebbe il caso di colmare, in un momento storico in cui l'astensione aumenta costantemente e la delusione rispetto alla politica è sempre maggiore.
Detto questo, una riforma può essere buona o meno, con una riforma si può essere d'accordo o meno, ma quando non si tratta di una riforma qualsiasi ma di una riforma costituzionale bisogna fare il doppio di attenzione e creare quello che Walter Tocci nel suo intervento ha definito uno "spirito costituzionale": le riforme costituzionali non si portano avanti con maggioranze striminzite e neppure imponendo ricatti della forma "se non si fa la riforma allora cade il Governo". Le riforme costituzionali devono essere fatte lasciando larghi spazi di manovra al Parlamento, l'organo istituzionale che rappresenta il popolo e che in nome del popolo può modificare il patto costituzionale che tutto tiene assieme. Per questi motivi la scelta di rimuovere Mineo dalla Commissione nella quale è in discussione la riforma appare una mossa tattica che però rischia di portare a risultati strategici scarsi: se in Aula non ci sarà una maggioranza larga (e al Senato si corre il rischio che non ci sia neppure una maggioranza semplice) la riforma del bicameralismo perfetto si impantanerà lì, per chissà quanti anni. L'allargamento in Commissione verso altri modelli che prevedono l'elezione dei Senatori (ma contemporaneamente un loro taglio, un taglio dei deputati e la ridefinizione delle competenze) avrebbe invece potuto portare a un voto in Aula più sereno.
Purtroppo Matteo Renzi non ha trattato questi argomenti, ma si è concentrato sulla vergognosa frase pronunciata da Mineo la sera precedente e sulla presunta volontà di Mineo stesso (e degli altri 13 senatori autosospesi) di voler bloccare il treno delle riforme. Tecnicamente si tratta del cosiddetto argomento dell'uomo di paglia, uno strumento retorico che consiste nel modificare l'argomento del proprio avversario. Ad esempio, come dice Luca Sofri:
Esempio: io dico che bisogna abolire la caccia e tu mi rispondi che sono un pazzo perché se i bambini non mangiano mai carne non crescono sani. Io non ho mai sostenuto che i bambini non debbano mangiare la carne, ma tu mi hai attribuito questa opinione e io ora dovrò affannarmi a dire che non è vero, ripartendo da un passo indietro.Dire che i senatori autosospesi vogliono fermare la riforma del bicameralismo perfetto è un argomento dell'uomo di paglia: i senatori sospesi hanno una proposta di riforma ben articolata e che ha raccolto approvazione al di fuori della maggioranza governativa e che quindi avrebbe maggiori speranze di passare anche in Aula.
Tutte queste cose le ha dette molto meglio di me il senatore Walter Tocci, che vi invito ad ascoltare:
venerdì 6 giugno 2014
Live Report – seconda stagione
Si è appena concluso il primo
consiglio comunale del Melis II, un po’ in ritardo perché il consigliere Gadda
era imbottigliato nel traffico…. in realtà stava giocando una partita di
calcetto al torneo dell’oratorio, ma si sa, nella vita ci sono delle priorità e
bisogna fare delle scelte.
Il primo punto all’ordine del
giorno riguardava le condizioni di eleggibilità e compatibilità dei nuovi
consiglieri. Lorenzo Brogin sostituisce (pardon, surroga) il dimissionario
Antonello Colombo, candidato sindaco di Buongiorno Solbiate. Nessun consigliere
risulta incompatibile con la carica.
Il secondo punto prevedeva il
giuramento del neo-eletto sindaco, che alla fine pronuncia un discorso di
ringraziamento per i suoi elettori e un appello a chi non lo ha eletto per
sostenere le attività di interesse comune.
Subito dopo venivano comunicati i
membri della nuova giunta comunale, anche se non sono ancora state decise le
deleghe (alcune delle quali probabilmente demandate a qualche consigliere
comunale). Si tratta del vicesindaco Macchi, riconfermato nell’incarico, e
degli assessori della scorsa amministrazione Caprioli e Aspesani, che
probabilmente manterranno i loro incarichi. A questi si aggiunge l’assessore
esterno Maria Luisa Martina, cui verrà verosimilmente assegnata la delega al
bilancio (insieme forse a qualcun’altra). Il decreto Delrio obbliga infatti le
amministrazioni a provvedere a una adeguata rappresentanza di genere
all’interno della giunta, che nel nostro caso corrisponde ad almeno due donne.
Evidentemente assegnare un incarico così importante alle diciottenni Tresin e
Di Dio, neo consiglieri comunali e uniche donne in consiglio nelle file della
maggioranza (oltre all’assessore Caprioli), è stato considerato fuori luogo.
Difficile dar torto al sindaco.
I successivi punti all’ordine del
giorno riguardavano l’elezione dei membri della commissione elettorale e la
formazione della commissione per la formazione degli elenchi dei giudici
popolari. Nel primo caso dovevano essere eletti come membri effettivi due
consiglieri della maggioranza e uno della minoranza. La prima votazione è stata
rifatta perché qualcuno ha sbagliato a votare (?). Al replay sono risultati
eletti Corti e Tresin per la maggioranza e Lazzaretti per la minoranza. C’è poi
stata una seconda votazione per l’elezione dei membri supplenti (sempre 2 +1)
ma anche questa è stata rifatta perché la maggioranza ha votato in massa uno
dei membri già eletti. Gustosa apertura del nuovo ciclo amministrativo.
Comunque, alla fine, sono stati eletti i membri supplenti, che sono Cera e Di
Dio per la maggioranza e Tisano per la minoranza.
Più semplice è stata l’elezione
del membri della commissione per la formazione degli elenchi dei giudici
popolari (un nome lungo che nasconde un’attività abbastanza oscura, nel senso
che non si capisce bene a cosa serva). Risultano eletti i consiglieri Corti e
Brogin.
Alla fine il consigliere Brogin
comunica che sarà lui il capogruppo di Buongiorno Solbiate e legge una
dichiarazione di intenti in cui propone che la loro opposizione sarà
costruttiva e propositiva ma che non saranno disposti ad accettare attacchi
personali come è accaduto al loro candidato sindaco Antonello Colombo (che
ringraziano per il lavoro svolto). Il consigliere De Simone (Una buona idea)
non legge nessuna dichiarazione ma propone anche lei una opposizione
costruttiva che si ripromette di raggiungere alcuni dei punti di programma
della lista, anche grazie alla costituzione di una associazione culturale.
Il prossimo consiglio comunale dovrebbe
essere alla fine del mese.
martedì 27 maggio 2014
La storia non cambia
di Ivan Vaghi
Di
sicuro non è cambiata a Solbiate. D’altra parte il dato elettorale è
inequivocabile e quindi c’è ben poco da recriminare per chi, come noi, è sempre
stato critico nei confronti della nostra amministrazione.
Chi
è più attento a quanto succede nel mondo è in grado di fare un parallelo molto
diretto con le elezioni americane del 2000 e del 2004. Nel 2000 Bush ha vinto
con un piccolissimo scarto nei confronti del clintoniano Al Gore, mentre
quattro anni dopo la vittoria contro l’altro clintoniano Kerry è stata molto
più netta. Tutti gli analisti politici dell’epoca erano concordi nel ritenere
che gli avversari di Bush sarebbero stati dei presidenti migliori di lui (non
era difficile in verità) però la gente non ha votato per loro. Con un po’ di
dubbi nel primo caso ma senza nessun dubbio nel secondo. Il concetto
Dio-patria-famiglia è stato decisivo, così come l’ostentata ostilità nei
confronti delle tasse (molto più supposta che reale). La gente gli ha dato
credito, a torto o a ragione ma lo ha fatto, e di sicuro il retaggio
clintoniano trascinato per troppo tempo non ha aiutato.
La
storia pertanto si ripete nel piccolo villaggio di Solbiate Olona, dove abbiamo
vissuto in piccolo quanto è successo lo scorso decennio negli Stati Uniti. Gli americani
hanno dovuto aspettare Obama per cambiare faccia alla politica americana (o
perlomeno per provarci), forse a Solbiate dobbiamo sperare in qualcosa di
simile, ma soprattutto dobbiamo essere in grado di gestire al meglio una transizione
generazionale che ormai è conclamata. La sconfitta netta di Buongiorno Solbiate
non è stata solo la sconfitta di una lista e di un candidato sindaco, ma è
soprattutto la fine di un modo troppo antiquato di intendere la politica,
costruita ideologicamente sul cattolicesimo tradizionalista e operativamente
sullo stesso gruppo di persone (in modo esplicito o meno). A Luigi Melis va
riconosciuto il merito di aver guardato altrove (in modo esplicito o meno) e di
avere aperto la strada a una nuova epoca della politica solbiatese, che
dobbiamo vivere pienamente senza guardarci indietro. Non si illuda, noi del PD
siamo e saremo sempre critici nei suoi confronti tutte le volte che riterremo
opportuno esserlo, soprattutto perché adesso c’è bisogno di una pacificazione
cittadina e lui è l’unica persona (per diritto elettorale) che può provare a
ottenerla. Dovrebbe però smetterla di guardare ai suoi avversari politici o
semplicemente a chi gli sta antipatico come dei nemici da distruggere, perché
la strada non può essere questa.
giovedì 15 maggio 2014
Cambia l'Europa, anche da Solbiate
Mancano oramai dieci giorni alle elezioni Europee. Si tratta di un appuntamento importante, perché sono importanti le potenzialità dell'Unione Europea, finora rimaste largamente non sfruttate. L'Unione Europea, soprattutto a seguito della crisi economica e finanziaria, si è imposta nel nostro immaginario come luogo estremamente burocratico e molto lontano dai cittadini, costretti a subire scelte a volte drammatiche.
Le potenzialità stanno tutte nel vuoto che si è creato tra cittadini ed istituzioni europee: colmare questo vuoto significa creare un luogo di democrazia capace di porsi gli obiettivi più ambizioso, coniugando sviluppo economico - quindi lavoro e solidarietà - e tutela e riqualificazione ambientale. L'Europa deve colmare questo deficit di rappresentanza per porsi, con il supporto dei cittadini, come leader mondiale della sostenibilità.
Per raggiungere questi obiettivi abbiamo bisogno di dare forza al Partito del Socialismo Europeo (PSE), il partito al quale aderisce il Partito Democratico. Con il voto al Partito Democratico si contribuisce - e sarà uno slogan, è vero - a «cambiare verso» anche all'Europa.
A Solbiate Olona ci troverete per uno scambio di idee e per diffondere materiali informativi in via dei Patrioti, domenica 18 maggio, dalle 8.30 alle 12.30.
Sempre domenica 18 maggio farà tappa a Solbiate, in Valle, Paolo Sinigaglia, candidato alle elezioni Europee. Partirà in bici da Castiglione Olona, alle 15, per percorrere tutta la ciclabile, incontrando cittadini ed elettori nei diversi comuni. Chi volesse aggregarsi può scrivere a stefanocatone (chiocciola) gmail (punto) com.
Materiale informativo del Partito Democratico.
Liste dei candidati del Partito Democratico.
Programma del Partito Democratico.
Sito internet di Paolo Sinigaglia.
Le potenzialità stanno tutte nel vuoto che si è creato tra cittadini ed istituzioni europee: colmare questo vuoto significa creare un luogo di democrazia capace di porsi gli obiettivi più ambizioso, coniugando sviluppo economico - quindi lavoro e solidarietà - e tutela e riqualificazione ambientale. L'Europa deve colmare questo deficit di rappresentanza per porsi, con il supporto dei cittadini, come leader mondiale della sostenibilità.
Per raggiungere questi obiettivi abbiamo bisogno di dare forza al Partito del Socialismo Europeo (PSE), il partito al quale aderisce il Partito Democratico. Con il voto al Partito Democratico si contribuisce - e sarà uno slogan, è vero - a «cambiare verso» anche all'Europa.
A Solbiate Olona ci troverete per uno scambio di idee e per diffondere materiali informativi in via dei Patrioti, domenica 18 maggio, dalle 8.30 alle 12.30.
Sempre domenica 18 maggio farà tappa a Solbiate, in Valle, Paolo Sinigaglia, candidato alle elezioni Europee. Partirà in bici da Castiglione Olona, alle 15, per percorrere tutta la ciclabile, incontrando cittadini ed elettori nei diversi comuni. Chi volesse aggregarsi può scrivere a stefanocatone (chiocciola) gmail (punto) com.
Materiale informativo del Partito Democratico.
Liste dei candidati del Partito Democratico.
Programma del Partito Democratico.
Sito internet di Paolo Sinigaglia.
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