martedì 17 febbraio 2009

Veltroniani si nasce

di Ivan Vaghi

Qualche giorno fa un mio amico mi ha accusato di essere un veltroniano. Da vecchio fan di Star Trek pensavo si riferisse agli abitanti di qualche pianeta lontano, invece parlava proprio di Walter Veltroni. Capirai, gli ho detto, non è che sia una novità. Lui invece mi accusava con cattiveria e anche un po’ di disprezzo, come se Veltroni fosse l’ultimo degli uomini oltre che l’ultimo dei politici. La conversazione poi è svicolata su altri piani ma l’accusa mi ha fatto riflettere, se non altro perché io non è che sia proprio un veltroniano, o perlomeno non pensavo di esserlo. Alle primarie avevo scelto Rosy Bindi (una democristiana, io che votavo Rifondazione…), perché di Veltroni non mi piaceva il profilo troppo basso e la rinuncia alla critica del berlusconismo fino al limite dell’autolesionismo (come purtroppo sta avvenendo). A me della politica piacciono anche gli scontri e le accuse, ovviamente se motivate e dimostrate.

Poi però ho imparato ad apprezzarlo, e non solo perché si sta difendendo con coraggio da un branco di lupi che aspirano alla sua poltrona, ma soprattutto perché mi piace un sacco quello che dice. Chi era con me al Circo Massimo qualche mese fa sa di cosa sto parlando, sto parlando del coraggio di provarci, del coraggio di non cedere alla rassegnazione, del coraggio di cercare a fare di meglio, del coraggio di scegliere un futuro difficile, complicato, ma finalmente degno di essere vissuto. Al mio amico, una brava persona a cui voglio bene, questo coraggio manca completamente, e come a lui manca anche a tutti i suoi politici di riferimento, quelli con i sorrisi stampati e le cravatte intonate, che professano ottimismo a oltranza anche di fronte al rischio di perdere mezzo milione di posti di lavoro nei prossimi mesi (lo dice Confindustria, mica io), che si ostinano a professare l’individualismo come arma segreta per la felicità. Lo slogan di Veltroni è: “si può fare”. Io non lo so se si può fare, di certo se ci rinunci hai sicuramente perso. Chi segue le vicende politiche del nostro paese sente spesso parlare di alleanze strategiche, di tattiche, di ritorno di immagine, chi va un po’ più in profondità si accorge che le campagne elettorali spesso servono a “piazzare” questo o quel candidato. Una democrazia basata sulla gestione del potere. Nella mia mente ho tracciato una linea: al di qua rimangono quelli che non vedono al di là del proprio naso, e che quindi utilizzano la politica per avere dei vantaggi, al di là vanno quelli che si portano in tasca un binocolo, e che quindi pensano che la politica possa essere utilizzata per migliorare la vita delle persone (e spesso l’appartenenza partitica non è determinante nel discriminare i due tipi). Non è un sofismo da quattro soldi, è la differenza tra pensare solo a se stessi e pensare al bene di tutti quanti.

Questo mio amico, e tutti quelli come lui, non ha capito che in “tutti quanti” sono compresi anche i suoi figli. La sua accusa di veltronismo implicherebbe l’accusa di ingenuità, di utopismo, di mancanza di realismo, di scollamento dalla realtà, di snobismo culturale e ideologico, di mancanza di decisione, di inefficienza e di chissà cos’altro. Dall’altra parte invece ci sono quelli che hanno capito tutto e che sanno cosa fare. E’ una vecchia storia, Nixon diceva: “quelli di destra fanno ciò di cui quelli di sinistra parlano solamente”. Un po’ è vero, diciamocelo, però sappiamo anche come è andata a finire, e come è andata a finire con il decisionismo di Craxi (non parlo della galera, parlo del debito pubblico fuori controllo, e non ditemi che Craxi era di sinistra…), e come sta andando a finire con l’efficientismo di Berlusconi. Certo, certo, è colpa della congiuntura internazionale, d’altra parte è sempre colpa della congiuntura, peccato che non gli si possa imputare proprio tutto. Un esempio? Lo smantellamento del sistema scolastico superiore e la rinuncia a coltivare i nostri talenti, così che i ragazzi italiani più dotati stanno andando in massa all’estero privandoci di tutta la prossima possibile classe dirigente. Il risultato è che quella attuale sta invecchiando e i ricambi sono scarsi (di numero e di capacità).

In un mondo che guarda con grandi speranze all’insediamento del nuovo presidente americano e tende un disarmato orecchio alle tristi notizie da Gaza, noi rispondiamo con le dirette televisive sulla cessione di Kakà. Non so proprio dove sia il realismo, la passione politica, la voglia di fare del bene ai nostri concittadini. Capite quindi cosa intendo quando parlo di coraggio? Avere davanti non solo l’agenda della prossima settimana, ma anche il calendario dei prossimi decenni. Siamo costretti a diventare visionari per riuscirci? A rifugiarci nell’ingenuità che la politica possa essere ancora qualcosa di buono e onorevole? A essere “scollati dalla realtà” al punto da pensare che la realtà sia modificabile? Ok, io ci sto. Si può fare. Veltronismo puro.

Mi rendo conto di quanto sia difficile tradurre in pratica tutta questa filosofia, ma mi rendo anche conto che l’alternativa sarebbe un mondo sempre meno vivibile e sempre meno attraente, in cui si cercherebbe di fare sempre più soldi fino a quando non sarà più fisicamente possibile e allora sarebbe forse troppo tardi, in cui le persone saranno sempre più individui e sempre meno cittadini. Quella linea ideale che ho tracciato nella mia mente (chiamiamola pure, woytilianamente, “soglia della speranza”), è quella che per me distinguerà gli uomini dai bambini, i coraggiosi dai pavidi, i rassegnati dagli speranzosi, i veri ottimisti dai realisti senza sogni. Ma abbiamo anche l’obbligo di provare a mettere in pratica tutto quanto. Il Dalai Lama (par condicio…) dice che ci sono solo due giorni all’anno in cui non si può fare niente, ieri e domani. Questo vuol dire che è oggi il giorno, è questo il momento, il nostro futuro è già cominciato e abbiamo il dovere di tenerne conto. Sono quindi arrivato alla conclusione che in effetti sono veltroniano, e forse lo sono sempre stato, da prima ancora di sapere chi fosse Veltroni. Forse veltroniani si nasce e io, come diceva Totò, lo nacqui.

lunedì 9 febbraio 2009

Area ex-Rovelli. Una possibile descrizione.

di Stefano Catone

L'obiettivo di questo scritto è fornire una descrizione accurata e comprensibile a tutti del Piano Integrato di Intervento (PII) previsto per l'area ex-Rovelli. Naturalmente verranno considerati sia i punti favorevoli che i punti critici del progetto, nell'intento di creare un'immagine obiettiva. Non possiedo conoscenze eccellenti nel campo edilizio/urbanistico, ma non per questo mi sono fatto spaventare: ho cercato di raccogliere tutte le informazioni possibili e di metterle assieme secondo una logica.

La ex-Sir non è più attiva dal 1983, e da allora nessuno se ne è più occupato, aprendo le porte al degrado dell'area: al momento sono presenti circa 110.000 m3 di edifici. Nel 1997 una variante al Piano Regolatore Generale (PRG) ha reso possibile la costruzione di urbano residenziale (30.000 m3) e commerciale (5.000 m3). La superficie massima di vendita di ogni unità era prevista in 400 m2. L'area non è stata toccata neppure negli anni del boom edilizio.

Nel settembre 2007 l'immobiliare DELCO (immobiliare DELCO era il nome anche della Società proprietaria dello stabile negli anni passati. La differenza con la società attuale è che la prima aveva sede a Busto, mentre la seconda ha sede a Bergamo ed è controllata da una società satellite, la Cormano srl, del Gruppo Costruzioni Begnini, l’attuale proprietario) presenta un piano di intervento che presenta alcune richieste di variante rispetto al PRG; tra le più evidenti un aumento del 10% della cubatura sia del residenziale che del commerciale e l'accorpamento del commerciale in un'unica struttura.

Nel gennaio 2008 viene dato avvio al procedimento del PII in variante al PRG, tra cui la richiesta di esclusione dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Tale procedura, che porterà all'approvazione del PII nel Consiglio comunale del 22 gennaio 2009, è stata eseguita senza che fosse stato adottato il Piano di Governo del Territorio, uno strumento urbanistico (introdotto da una legge regionale del 2005) che andrà a sostituire il PRG e che ha lo scopo di definire l'assetto dell'intero territorio comunale. Le peculiarità del PGT sono la partecipazione della popolazione alla sua elaborazione e la sua multidimensionalità: geologica, ambientale, urbanistica, viabilistica, infrastrutturale, economica, sociale e culturale, nonché dal punto di vista dei servizi alla persona.

Veniamo ora alla descrizione del progetto approvato.

Il commerciale è stato suddiviso in due unità, per un totale di 1.500 m2 di vendita (galleria compresa) e 500 m2 di magazzino. La cubatura è passata da un massimo di 5.000 a 6.400 m3. La cubatura inerente al residenziale è rimasta invariata. L'altezza delle palazzine è crescente, dai 2 piani delle palazzine su via Mazzini, a 3 piani, a 3 piani più sottotetto abitabile nella zona adiacente la struttura di distribuzione.

Il viale alberato di via Rossini non verrà toccato; i parcheggi saranno posti all'interno del complesso e le aree verdi all'interno saranno di uso pubblico. Inoltre il parcheggio del commerciale sarà fruibile liberamente durante i periodi estivi coincidenti con le feste.

Il costruttore provvederà alla costruzione delle fognature di via Mazzini, alla sistemazione della piccola area verde che ora si trova tra il parco delle feste e via dei Patrioti e la sistemazione dell'incrocio tra via Patrioti e via Rossini.

La stima dell'aumento di popolazione indotta è di 250/300 unità, che non dovrebbero creare alcun problema alla rete di servizi comunali. 

In totale il Comune di Solbiate Olona incasserà 2.500.000 euro.

Ecco alcune immagini del progetto:







Naturalmente è da salutare con piacere un progetto che riqualifica una zona in disuso e abbandonata da più di venti anni (ove tra l'altro è presente dell'amianto), ma data l'ampiezza del progetto è inevitabile che siano sorti alcuni interrogativi.

Confrontando le richieste iniziali del costruttore con il PII balza immediatamente all'occhio che si è passati da una richiesta di aumento della cubatura del 10% per il residenziale e del 10% del commerciale ad un aumento del 28% del commerciale mentre il residenziale è rimasto come previsto dal PRG.

Il piccolo triangolo di zona bianca indicato nella figura sottostante non rientrava inizialmente nel comparto su cui intervenire, (probabilmente destinato a miglioramenti viabilistici dell'incrocio); con la variante del PRG il perimetro del comparto di intervento è stato modificato, andando a comprendere anche questa zona.








L'argomento portato nel documento di esclusione della VAS è che “in caso contrario non sarebbero bonificabili porzioni di opificio parzialmente ricadenti sull'ex area bianca del PRG”. Guardando l'immagine satellitare qui sotto è evidente come in quella zona non ricadano porzioni di opificio, ma solamente mura perimetrali.






Un ulteriore dubbio inerente alla variante al PRG riguarda la distanza minima, dal parco delle feste, a partire dalla quale è possibile costruire: si è passati da 10 a 5 mt. Tale distanza originale era pensata in funzione del disturbo sonoro che potrebbe essere arrecato dalle feste nel periodo estivo: 10 mt e una folta barriera di alberi avrebbero contenuto sicuramente di più il disturbo.

Un altro argomento che ritengo sia necessario trattare riguarda l'assenza di impianti per lo sfruttamento delle energie alternative (impianti fotovoltaici, pannelli solari, ecc.). Un progetto di queste dimensioni, comprendente una media struttura commerciale, non può non essere al passo coi tempi. Non si tratta neppure di un investimento a lungo termine: il problema energetico è uno dei problemi che più gravano sulla nostra società. Forse un investimento per le energie rinnovabili avrebbe anche incentivato e invogliato altri solbiatesi a muoversi in questa direzione. Tenendo conto che l'area è comunque privata, speriamo in successive contrattazioni in quest'ottica. Addirittura qualcuno ha detto che questo campo potrebbe funzionare da volano per l'economia.

L'indagine conoscitiva del sistema di distribuzione comunale sostiene che Solbiate sia carente di esercizi di vicinato. Di conseguenza, si sostiene, la nuova struttura andrà a soddisfare la domanda di prodotti alimentari generata dai residenti.

Il problema fondamentale, a parere mio, è che nello svolgere la valutazione del rapporto tra domanda e offerta non è stata considerata l'offerta dell'Iper, argomentando che, per collocazione spaziale e per dimensioni, è rivolta ad un bacino d'utenza sovracomunale. Si tratta di un argomento che ha in sé le ragioni della sua debolezza: “sovracomunale” non significa “extracomunale”. I solbiatesi si recano (eccome) a comprare beni alimentari all'Iper: è stupido escludere questa struttura dall'offerta rivolta ai cittadini solbiatesi! Non è un'offerta rivolta al 100% della popolazione quella dell'Iper (ad esempio i non automuniti) ma è rivolta ad una grande maggioranza dei solbiatesi. Non mettiamo in dubbio che l'Iper potrebbe non risentire di una nuova struttura (avendo utenza sovracomunale), ma ciò non significa affatto che l'offerta per i solbiatesi sia scarsa. I solbiatesi rappresenteranno una minima parte degli utenti dell'Iper, ma ciò non vuol dire che una minima parte dei solbiatesi si rechi all'Iper: è stato compiuto un evidente salto logico. La conclusione è che questo studio non è realistico sulle conseguenze che una nuova struttura avrà sugli esercizi di vicinato esistenti e non dimostra che ci sarà un beneficio per le persone che non possono spostarsi in quanto non dimostra la non sufficienza dell'offerta loro rivolta.

In secondo luogo queste constatazioni sono aggravate dal fatto che nell'indagine l'Iper viene considerato come un unico esercizio commerciale, dimenticandosi completamente dei negozi al suo interno.

Un ultimo punto, che in parte si ricollega alla questione della “zona bianca”, riguarda la viabilità. Lamentiamo l'assenza di uno studio viabilistico che comprenda l'incrocio tra via VI Novembre e via dei Patrioti.

Per concludere, sono stati rilevati alcuni punti su cui si sono concentrate delle osservazioni critiche. È indubbia la necessità di un intervento sulla zona in questione, in primo luogo per i problemi ambientali e di salute che potrebbe causare, ed in secondo luogo per rivalutare un paesaggio di degrado. La critica finale è che un maggior coinvolgimento della popolazione, in vista di un intervento che potrà condizionare la vita dei solbiatesi, oltre che dovuto, avrebbe potuto assicurare un migliore e più condiviso progetto.

domenica 8 febbraio 2009

L'amaca, di Michele Serra

tratto da "La Repubblica" del 8 febbraio 2009

Forse sono diventato ipersensibile, come chiunque, da anni, senta lo stesso vecchio chiodo piantarsi nella stessa vecchia ferita. Ma ogni volta che Berlusconi pronuncia anche una sola parola sulla famiglia Englaro mi sento umiliato dalla sua grossolanità morale. Al consueto effetto dell’elefante nel negozio di porcellane si aggiunge la totale incongruenza tra un argomento così alto e un livello così basso. Specie quando costui osa addentrarsi in dettagli –come dire - fisiologici, che riguardano un corpo inerte e lo strazio quasi ventennale di chi la veglia e la cura,mi si rivolta lo stomaco. Un argomento che anche i filosofi accostano con sorvegliatissima prudenza diventa, in bocca a lui, la ciancia superficiale di un importuno, per giunta dotato di poteri enormi, che in genere agli importuni non vengono affidati.

In questi giorni siamo di fronte a un doloroso strappo istituzionale e costituzionale, ma forse perfino più dolorosi sono gli sgarri verbali che il premier si è concesso, blaterando di gravidanze e di “bell’aspetto”. Chissà se, di fronte a questo osceno spettacolo, almeno qualcuno dei suoi elettori ha potuto aprire gli occhi. L’illusione è che esista una soglia oltre la quale finalmente la passione politica si fa da parte, e lascia il posto alla valutazione umana. Non posso credere che essere di destra, oggi in Italia, significhi rassegnarsi a essere rappresentati da uno di quella fatta.


mercoledì 4 febbraio 2009

Ci hanno scippATO?

di Ivan Vaghi

Intendo l’acqua potabile. Mi rendo conto che ai più l’acronimo A.ATO suonerà oscuro. Vuol dire Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale, un Ente istituito dalla Legge n. 36 del 5 gennaio 1994, che si occupa delle disposizioni in materia di risorse idriche. Cito dal sito della Provincia di Varese: “Più precisamente essa prevede la riorganizzazione dei servizi idrici mediante la costituzione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) mirati al superamento della frammentazione gestionale esistente attraverso l’integrazione territoriale (definizione di bacini d’utenza di dimensione ottimale) e l’integrazione funzionale delle diverse attività del ciclo idrico (acquedotto – fognatura – depurazione).” Che tradotto (si sono completamente dimenticati la punteggiatura) vuol dire che si deve occupare della razionalizzazione delle risorse idriche e di tutte le attività legate all’utilizzo dell’acqua. In particolare i compiti dell’A.ATO sono: la pianificazione degli interventi attraverso il Piano d’Ambito (che prevede l’analisi dello stato dei servizi, strategia di eventuali interventi, definizione di un piano finanziario e di un modello gestionale); l’affidamento del servizio idrico a un gestore; il controllo del servizio e dell’attività del gestore, di fatto qualificandosi come garante dei servizi idrici.

Fin qui…. ma qual è l’inghippo? Forse ce n’è più di uno. Il primo è che l’art. 9, comma 1 della “Convenzione per la costituzione del consorzio tra enti locali ricompresi nell’ambito territoriale ottimale” recita: “L’A.ATO organizza … il SII (Sistema Idrico Integrato), separando obbligatoriamente l’attività di gestione di reti ed impianti dall’attività di erogazione dei servizi”.

Caspita. Gli impianti rimangono degli enti locali, l’attività di gestione è a carico dell’A.ATO (ente pubblico), ma l’attività di erogazione, cioè il gestore? Il sito della Provincia definisce gestore: uno o più soggetti di tipo industriale, con rapporto contrattuale ben definito. Quindi possono essere, e probabilmente saranno, dei privati, che si occuperanno dell’approvvigionamento idrico dei cittadini facendosi pagare per questo. Possiamo dire che ci hanno scippATO l’acqua potabile, di fatto privatizzandola (seppur in parte)? Il dubbio è forte. E’ vero che l’A.ATO dovrebbe controllare che non succedano abusi, e speriamo che lo faccia sul serio, ma c’è un’altra questione abbastanza inquietante. Siccome infatti gli impianti rimangono agli enti locali, sono loro che si devono occupare della manutenzione straordinaria e di tutte le spese relative alla progettazione e alla realizzazione di nuovi impianti o di opere di miglioramento, mentre i privati-gestori si preoccuperanno solo della manutenzione ordinaria e della parte amministrativa legata alla bollettizzazione. Tutti i soldi delle bollette rimangono al gestore (privato), che ha sì un contratto con l’ente pubblico, ma sicuramente ci vorrà guadagnare. Siamo sicuri che tutto questo non porterà ad un aumento della bolletta dell’acqua? E’ ovvio che andrà a finire così.

A suo tempo (scorsa amministrazione) Solbiate Olona si era impegnata, insieme a pochi altri, a non far avviare in Lombardia il processo di privatizzazione dell’acqua potabile, e qualche risultato era stato ottenuto, ad esempio che si aprisse un dibattito sulla questione, che si rivedessero certi criteri e che ci si ragionasse su. In teoria anche l’attuale amministrazione sembrava voler percorrere questa strada. Mi auto-cito da un articolo pubblicato sul blog (La politica solbiatese spiegata al mio gatto) parlando dell’intervento al nostro circolo di un consigliere di maggioranza (l’anno scorso): “Ha orgogliosamente sottolineato che Solbiate non ha accettato né mai lo farà (se non con la forza) di sottoscrivere la richiesta di intervento provinciale sulle strutture idriche, intervento che Solbiate ha fatto autonomamente e con lungimiranza, e che ora potrebbe essere neutralizzato a causa del versamento di nuovi fondi per intervenire in quei comuni che invece se ne sono disinteressati.”

La questione era stata dibattuta anche durante l’incontro che abbiamo avuto con il nostro candidato al consiglio provinciale Millefanti (anche questo sul blog): “Altro problema è quello della gestione dell’acqua. La Lombardia ha stabilito che ci debba essere un solo gestore per ogni provincia. Reguzzoni (ex presidente della Provincia) aveva pensato di unire in consorzio i gestori di Varese, Busto Arsizio e Gallarate (controllate dalla Lega, ovviamente), affidandogli la gestione dell’acqua di tutta la provincia. Non solo, i costi di adeguamento della rete idrica di alcuni comuni dovevano spalmarsi su tutti i comuni, a danno di quei comuni virtuosi che in questi anni hanno affrontato e risolto il problema autonomamente.” Entrambi questi articoli non sono stati smentiti, quindi dobbiamo presumere che il contenuto corrisponde a verità.

A un certo punto però mi sono imbattuto in un articolo apparso su Varese News del 23 novembre 2006, cioè circa due anni prima dell’incontro con il nostro consigliere. Riporto la parte iniziale dell’articolo: “Sventata l’ipotesi del commissariamento dei “comuni ribelli” che si sono rifiutati nelle scorse settimane di sottoscrivere l’adesione all’ATO (Ambito territoriale ottimale) che in futuro dovrà coordinare e gestire il ciclo delle acque di tutta la provincia. Giovedì mattina, 23 novembre, il responsabile della segreteria tecnica dell’ATO, Franco Taddei, ha incontrato in comune a Tradate i sindaci di Lonate Ceppino, Castelseprio, Castiglione Olona, Caronno Varesino e, appunto, Tradate. La tensione all’inizio dell’incontro era alta, soprattutto perché questi comuni erano gli unici della provincia ad aver sollevato problemi sulle competenze future dell’ATO, dalla proprietà degli impianti al modello gestionale degli acquedotti e, quindi, alla regolazione delle future tariffe per i cittadini.”

Sbaglio o Solbiate Olona non è presente nell’elenco dei comuni che non avrebbero accettato l’adesione al piano provinciale di gestione delle acque? Nonostante fosse uno dei comuni virtuosi e nonostante la nuova normativa lo avrebbe danneggiato? Il nostro consigliere forse si era distratto, o forse non lo avevano avvertito che il nostro sindaco era in procinto, come è avvenuto il 21 gennaio del 2009, di entrare nel consiglio di amministrazione proprio dell’A.ATO.

La discussione e i rilievi fatti da alcuni sindaci hanno comunque portato a qualche risultato, ad esempio la proprietà degli impianti è rimasta ai comuni, una specie di compromesso sulla via della privatizzazione. Dal mio punto di vista credo che l’acqua potabile sia un bene inalienabile e penso che debba rimanere completamente pubblico, ma per alcuni è un business come un altro. Quello che non ho ben capito è da che parte sta Solbiate Olona, dalla parte del business di qualcuno o dalla parte dei diritti di tutti? Attendo ansiosamente delucidazioni in merito, magari con qualche informazione relativa al ruolo che Solbiate ha avuto in tutta questa storia. 

venerdì 23 gennaio 2009

Live Report: Consiglio comunale del 22 gennaio 2009

Come primo punto all'ordine del giorno si è votato per l'approvazione del verbale della seduta precedente; il Consigliere di minoranza Sansalone ha motivato il voto contrario dell'opposizione perché è stato verbalizzato un intervento della maggioranza che accusava l'opposizione di aver attaccato i disabili in un articolo apparso su La Voce Solbiatese. Sansalone ha sostenuto che l'interpretazione della maggioranza fosse completamente sbagliata.

Successivamente l'assessore Saporiti ha esposto una variazione al bilancio di previsione 2009 di 37.500 euro, somma destinata allo spargimento di sale e alla rimozione della neve. La maggioranza ha votato a favore, l'opposizione si è astenuta.

Come terzo argomento il Sindaco ha esposto il programma per gli incarichi esterni, cioè un elenco di incarichi professionali che potranno essere assegnati durante l'anno, all'occorrenza, anche al di fuori della struttura comunale. Il consigliere Luigi Colombo ha richiesto una maggiore trasparenza nell'assegnazione degli incarichi, sottolineando che alcuni di questi possono essere svolti all'interno della struttura comunale. Il Sindaco ha risposto favorevolmente affermando che solamente nel caso in cui, ad esempio, il Segretario comunale non sarà in grado di svolgere alcuni compiti, questi saranno affidati all'esterno.

Si è quindi giunti al punto di maggiore interesse e su cui si è più dibattuto: l'adozione di un programma integrato di intervento in variante al Piano Regolatore per l'area ex-Rovelli.

Il Sindaco ha illustrato il progetto, premettendo che si tratta di un'area che da più di 20 anni si trova in quella situazione, e che nel 1997 una prima variante al PRG ha cambiato la destinazione d'uso in commerciale (1.500 m2) e residenziale (30.000 m3). Nonostante gli anni del boom edilizio, nessuno ha investito nella zona, che presenta caratteristiche particolari (sono necessari abbattimenti e bonifiche). Nel tempo ci sono state diverse proposte rifiutate, finché non è arrivata una proposta trattabile. L'operatore prevedeva una divisione tra commerciale e residenziale, il che modifica la “filosofia” dell'intervento. L'incremento volumetrico richiesto dall'operatore è stato concesso per il commerciale, che passa così a 2.000 m2 in un unico edificio. Le abitazioni saranno di 2 piani nella zona che si affaccia su via Mazzini, e cresceranno in altezza procedendo verso via Patrioti sino a 3 piani con sottotetto abitabile; questo in funzione del dislivello del terreno. Via Rossini non verrà modificata e i parcheggi si troveranno all'interno dell'area in questione (saranno fruibili anche durante le feste estive). L'area verde centrale sarà pubblica e la manutenzione a carico dell'operatore.

Il Comune incasserà 2.500.000 euro, oltre alla costruzione delle fognature, alla sistemazione dell'area verde situato tra il parco feste e via Patrioti e la sistemazione dell'incrocio con via Rossini.

Si è quindi proceduto al dibattito. Poiché gli interventi sono stati molto articolati cercherò di essere il più schematico possibile:

Alessia Lazzaretti (maggioranza): favorevole alla bonifica e alla sistemazione dell'area per il bene del paese, ma non concorde con la modalità di contrattazione con l'operatore e con la modalità di discussione all'interno del gruppo di maggioranza. Inoltre non è d'accordo su alcuni aspetti tecnici che potrebbero condizionare il futuro del paese. Dichiara che voterà contrariamente e che rassegnerà le proprie dimissioni poiché le sue idee non coincidono più con quelle del gruppo di cui fa parte.

Roberto Viganò (maggioranza): si dice d'accordo con Alessia Lazzaretti. Sostiene di aver seguito tutto l'iter del progetto in discussione, visionando l'area, i carteggi, leggendo le rimostranze e richiedendo un'assemblea pubblica per discutere con la popolazione. A suo parere la media struttura di vendita in progetto non entrerà in competizione con l'Iper ma con le piccole realtà di vendita del paese. È favorevole allo sviluppo in altezza e all'abbattimento della zona (indebitamente definita “ecomostro”: se si parla di amianto bisogna tirare in ballo anche l'ex oratorio femminile!) ma lamenta la scarsa trasparenza e il mancato ascolto delle richieste dei consiglieri. Ha infine lamentato la mancata soluzione del problema all'incrocio tra via Patrioti e via IV Novembre. Per questi motivi rassegna le sue dimissioni e abbandona l'aula andandosi a sedere tra il pubblico.

Luigi Colombo (Uniti per Solbiate): avanza delle perplessità sulla formulazione della proposta, ma non esiste un tecnico relatore con cui potersi confrontare. In primo luogo si chiede come si colloca un centro commerciale in un'area di recupero. In secondo luogo rileva l'incompletezza dell'analisi viabilistica (che non tiene conto del semaforo e dei mezzi pesanti). In terzo luogo contesta il basso coefficiente di impatto paesistico: il centro commerciale, il cimitero, il lazzaretto, l'area feste e il mercato giustificherebbero un impatto più alto. Secondo Colombo si tratta di una scelta urbanistica sbagliata, che pregiudica il futuro di tutta Solbiate, dettata da un errore a monte: la mancanza di un progetto generale che consideri il paese nella sua totalità.

Pierangelo Macchi (Uniti per Solbiate): ha espresso il suo dissenso nei confronti dell'amministrazione. Era stato chiesto al Sindaco di informare trimestralmente la minoranza sullo sviluppo del progetto; ciò è avvenuto per due o tre volte e mai più. Lamenta inoltre di essere stato accusato di “terrorismo ecologico” per la richiesta di smaltimento dell'Eternit. Verrà eliminata la struttura, ma ci sarà un'altra colata di cemento, una nuova via Varese, con tutti i danni ambientali che ne conseguono. Secondo Macchi l'amministrazione deve attenersi alle sue idee, ma ascoltando la popolazione: ciò non è avvenuto nemmeno in occasione dei parcheggi di via Patrioti e della variante Porro. Ha concluso rimproverando l'amministrazione con le parole “Solbiate non è il vostro giocattolo!” e auspicando in futuro un maggiore dialogo.

Luigi Melis (Insieme per Solbiate): ha lamentato la mancata condivisione che un progetto dal così elevato impatto viabilistico, sociale e ambientale avrebbe meritato. Sostiene che non ci sia bisogno di un centro commerciale e che il progetto non sia per nulla moderno a causa della mancanza di disposizioni rivolte al risparmio energetico. Senza un progetto integrato si tratta di una variante fine a se stessa. Non capisce inoltre la fretta dell'amministrazione: perché dopo 25 anni non si possono aspettare 4 mesi per giungere ad una scelta condivisa? Le priorità del consiglio comunale non sono di tipo economico, ma devono avere come obiettivo il bene del paese e i cittadini. É un progetto che vincola economicamente le amministrazioni future. La minoranza si fa dunque carico di indire un'assemblea pubblica al riguardo. Melis ha concluso il suo intervento citando una legge regionale che prevede che la delibera adottata per interventi di questo tipo debba essere acquisita dagli enti provinciali competenti per una verifica. Sosteneva che la Provincia non ha acquisito nulla riguardo al progetto in esame. (Si è accesa una discussione su quest'ultimo punto poiché il Sindaco, sostenuto dal Segretario comunale, ha fatto notare che fosse quella la sede in cui l'atto veniva adottato, per poi essere trasmesso ed acquisito dalla Provincia. Melis ha ribattuto che quella era solo un'interpretazione della giunta.)

Nardin (Lega Nord): si dichiara favorevole al progetto.

Filippo Giudici (maggioranza): sottolinea il fatto che questa è la prima volta che a Solbiate si interviene su un'area di degrado senza andare a sconvolgere il PRG e senza intaccare aree verdi. Sostiene inoltre che tutte le strutture, di qualsiasi genere, siano in grado di assorbire l'aumento di popolazione stimato (7%).

Il Sindaco ha concluso il dibattito esprimendo rispetto per le scelte di Lazzaretti e Viganò. Ha sostenuto di aver effettuato tutte le verifiche necessarie sotto tutti gli aspetti, soprattutto per quanto riguarda l'incremento demografico. Ha aggiunto che è stata ottenuta una fideiussione di 1.000.000 di euro per l'abbattimento degli edifici esistenti entro 4 mesi. Si dice consapevole del mancato dibattito con i cittadini, ma sostiene l'oculatezza delle scelte; la trattativa con l'operatore è stata inevitabile, poiché l'area è di proprietà privata. La votazione è avvenuta come da dichiarazioni; in seguito Luigi Colombo ha abbandonato l'aula.

Il quinto punto all'ordine del giorno prevedeva una variante al PRG per la zona omogenea C3 (via della Vignole). Si tratta di un'area già edificabile, ma i consentiti 9.300 m3 di residenziale non sono fattibili a causa dei limiti sulle metrature. L'operatore propone l'adeguamento delle metrature per poter costruire sfruttando i 9.300 m3. Non c'è stato nessun intervento da parte dei consiglieri; la maggioranza ha votato compatta a favore e la minoranza si è astenuta.


Provvederemo in seguito ad illustrare (finalmente) il progetto.

venerdì 16 gennaio 2009

Area ex-Rovelli, non ne abbiamo parlato...

di Ivan Vaghi

Peccato, un’altra occasione sprecata, anche questa volta le decisioni che riguardano la vita di tutti i cittadini sono state prese senza renderli partecipi delle decisioni stesse, nemmeno a livello informale. La richiesta di un’assemblea pubblica non presupponeva un problema insormontabile, ma una semplice volontà politica, e devo prendere atto che non è stata accolta. Tra qualche giorno ci sarà il consiglio comunale in cui il progetto verrà approvato nonostante la giunta abbia seriamente rischiato nelle ultime settimane di perdere il voto del consiglio stesso (sarebbe bello parlare dei retroscena ma non lo posso fare). Ma poi tutto è rientrato e il progetto di 30000 metri cubi di residenziale e di una nuova attività commerciale al posto dell’ecomostro potrà prendere il via. Non sono certo io che mi tiro indietro nel dire la mia opinione sull’argomento e quindi la dirò: credo che una nuova attività commerciale (pur piccola) sia del tutto inutile in una zona di così alta densità commerciale come la nostra (si obietterà che è più vicina al centro del paese ma chi deve fare la spesa ci andrà in macchina lo stesso), e che è un “rischio” anche costruire nuove case, in termini di ricaduta sui servizi necessari ai nuovi cittadini. Forse non c’erano alternative, forse però sarebbe stato possibile osservare il progetto originale che avrebbe limitato l’impatto ambientale del nuovo insediamento, ma il costruttore è riuscito a imporre le proprie condizioni e il progetto originale è stato cambiato. Come dicevo prima sarebbe stato interessante poterne discutere con la popolazione e la giunta, ma dobbiamo rassegnarci all’idea che la nostra opinione, e perché no? le nostre eventuali idee, non interessano a nessuno.

Ci teniamo quindi la svolta ad un problema più che annoso, cioè l’abbattimento di un relitto industriale e la sua sostituzione con un’area di nuova urbanizzazione. Andiamo a migliorare dal punto di vista estetico ma forse non molto di più. Come al solito aspettiamo repliche alle provocazioni, ribadisco comunque che è abbastanza triste che le uniche discussioni possibili avvengano su un blog di partito che per il momento non è raggiungibile dalla maggior parte della popolazione. Aspettiamo repliche anche e forse soprattutto dalla minoranza, che per un certo periodo ha battagliato sul progetto per questioni sostanzialmente tecnico-formali, se vogliamo burocratiche, ma che a detta della maggioranza non ha mai presentato alternative valide e soprattutto fattibili. E aspettiamo repliche dai cittadini solbiatesi, da quei pochi che leggono questo blog e che forse avranno qualcosa da dire sull’argomento, nel bene o nel male o nel chissenefrega (anche questa è una posizione).

Una cosa intanto la dico io, e la dirò con forza a tutti quelli che si candideranno alle prossime elezioni: non è questa la filosofia in cui si deve identificare una giunta e un consiglio comunale. Mi piacerebbe avere degli amministratori che cerchino di coinvolgere il più possibile gli amministrati (possibilmente senza litigarci), e che abbiano una visione del futuro coraggiosa e avveniristica, senza cadere nella banalità della semplice equazione che il progresso non può prescindere dall’urbanizzazione, che alla fine fa guadagnare solo i costruttori. Dovremo già “subire” la Pedemontana, avremo adesso un nuovo quartiere in zona cimitero e forse un altro in via delle Vignole (giusto?), forse è davvero arrivato il momento di una svolta epocale nel modo di intendere la vivibilità del nostro insediamento urbano.

Da ultimo vorrei rivolgermi ai consiglieri comunali: non voglio convincervi di niente, spero davvero che abbiate perso moltissime ore a studiarvi i progetti relativi a quest’area (ho notizie diverse ma fa niente) e che il vostro voto, che sarà in maggioranza a favore, sia il frutto di un’analisi approfondita e che deriva dalla piena convinzione che questa sia la soluzione in assoluto migliore che si possa prendere. Siete depositari di un patto di fiducia con i cittadini che hanno votato per voi ed è vostro dovere onorare questo patto anche al di là delle vostre possibilità, e se siete convinti di averlo fatto allora votate a favore a cuor leggero e con la mia benedizione. Ma se invece il vostro voto a favore deriva da mancanza di coraggio o di informazioni o semplicemente per onorare il gruppo di riferimento e non siete convinti che questo sia giusto, allora fatevi un esame di coscienza e considerate l’eventualità di non ripresentarvi alle prossime elezioni. Non c’è niente di male a farsi da parte, si fa del proprio meglio e poi si lascia il posto ad altri, e questo varrà anche per i nuovi consiglieri e soprattutto per loro. Immagino le reazioni sotterranee, qualcuno, come di solito fa Lucio Ghioldi, mi accuserà di prendere ordini quando scrivo, altri di voler rompere l’unità dei vari gruppi (chissà perché poi), ormai sono abituato ad aspettarmi reazioni piccate quando dico quello che penso, come se ogni opinione implichi per forza un’offesa personale. E forse è anche questo un atteggiamento che è opportuno cambiare.

venerdì 9 gennaio 2009

“Promesse consolatorie. La Lega davanti all’amara realtà del fallimento”

Adamoli giudica deludente il vertice a Roma del Carroccio con il premier: “Molto peggio che con Prodi”

VARESE. Una pacca sulle spalle, un pacchetto di buone parole. Per il Pd varesino, è tutto quanto Bossi porta a casa dal vertice con Berlusconi su Malpensa.

“Un pugno di mosche”, secondo il deputato Daniele Marantelli.

“Un incontro consolatorio”, lo qualifica Giuseppe Adamoli, uno dei padri del piano urbanistico dell’ormai ex aeroporto hub del Sud Europa (tale doveva essere).


Consolatorio, dice, ma per chi?

“Solo per Bossi, s’intende, e per la Lega. Costretta a incassare una realtà amarissima per Malpensa e ad accontentarsi, in cambio, di promesse vaghe, lasciate sullo sfondo. In realtà, sapevamo bene come sarebbe andata a finire”.


Bossi giura che la parola fine ancora non è scritta, che Lufthansa resta in pista …

“Ma chi ci crede. Alitalia e Cai hanno sempre e solo voluto l’alleanza con Air France e così sarà. Solo in condizioni ben peggiori di quelle previste dall’accordo proposto dal governo Prodi. Con un costo economico a carico dei contribuenti che l’economista Tito Boeri valuta in 4 miliardi di euro. E un danno gravissimo per Malpensa e il suo territorio”.


Alitalia ha abbandonato Malpensa quando governava Prodi, con il piano del presidente Prato.

“Con alcune differenze. La prima è che dall’accordo restava fuori AirOne e non si formava un monopolio sulla rotta più ricca, la Milano-Roma. E inoltre AirOne, alleata con Lufthansa, poteva aiutare Malpensa a fare a meno di Alitalia. Secondo, Air France si comperava tutta Alitalia, buona e cattiva, senza scaricare debiti e personale a spese dei contribuenti italiani. Terzo, Prodi aveva già sottoscritto l’impegno, al Tavolo per Milano, di rinegoziare gli accordi bilaterali per acquisire nuove rotte a Malpensa”.


Quel che ha promesso anche Berlusconi.

“Appunto, promesse riferite da Bossi. Come l’altra del Cavaliere, che avrebbe salvato l’italianità di Alitalia”.


Non è salva ?

“Air France avrà una quota importante e tra qualche anno, stiamo sicuri, il controllo. E poi in un’economia di mercato questa dell’italianità è una logica senza senso. Il mercato è a Malpensa, non a Fiumicino”.


Colpa del Nord, di non aver saputo pesare nelle scelte? Non le pare un paradosso: un governo con un premier lombardo e tanti ministri nordisti, una cordata di imprenditori molti dei quali lombardi, e tutti che fanno il gioco di Roma?

“Non poteva andare diversamente nel momento in cui Berlusconi ha imposto a questi imprenditori di formare la cordata per Alitalia. Da furbi, non da lombardi, hanno puntato ad un affare vantaggioso: comperare la parte sana di Alitalia e venderla all’offerente più immediatamente interessato, Air France, e inoltre recuperare una montagna di crediti delle banche con AirOne che era in condizioni drammatiche. Il tutto a scapito dei cittadini italiani, del sistema economico del nord e di Malpensa. Questo è stato il bel risultato della promessa elettorale di Berlusconi sostenuta a spada tratta dalla Lega che oggi piange inutili lacrime sul latte versato”.


Al “caso Malpensa” Adamoli spiega di aver dedicato un blog sul suo sito on line: “Mi interessa raccogliere direttamente le opinioni delle persone”. E il dibattito promette di accendersi anche sul web.

Fe.Bian.

da La Prealpina del 9 gennaio 2009