martedì 16 febbraio 2010

La libertà non è star sopra a un albero

Sarà ancora presto per fare dei bilanci sulla nuova amministrazione? Non lo sappiamo. Sappiamo però che è tempo di eliminare l'aggettivo "nuova" e sappiamo che ci sono diverse questioni che ci lasciano un po' perplessi. E siccome temporeggiando non sono arrivate spiegazioni, meglio scrivere.

Nomina delle commissioni
Da sempre La Voce Solbiatese si batte per un maggior coinvolgimento dei cittadini, per una discussione più ampia, libera e approfondita, sia in nome della democrazia, sia in nome della trasparenza. Le commissioni svolgono, sotto questo punto di vista, un ruolo fondamentale, essendo i luoghi dove si discute, si affrontano problemi, si elaborano proposte. La nuova amministrazione ha deciso di crearne sette. Di queste sette ne sono state nominate cinque a gennaio (a sei mesi dalle elezioni), non ancora entrate in funzione. Tra le commissioni non ancora nominate c'è quella "Territorio", la vecchia commissione "Urbanistica". Trovandoci nel periodo in cui viene discusso il PGT, in cui si discute dello svincolo di Pedemontana, essendo stati venduti dei terreni pubblici, essendo stata - di fatto - cancellata la commissione edilizia, questa sembra una grossa mancanza.

Consigli comunali
Il Consiglio comunale dovrebbe essere anch'esso un luogo di dibattito, oltre che di votazione. Non assistiamo a Consigli comunali dal 10 dicembre. Un consiglio comunale tanto lungo da non permettere la discussione dell'ultimo punto all'ordine del giorno.

Osservazioni PGT
Il 27 novembre si è tenuta la prima conferenza per l'elaborazione del Piano di Governo del territorio. Entro il 10 dicembre (termine poi prorogato) la società civile poteva presentare le proprie osservazioni. Noi abbiamo presentato la nostra, che siamo convinti sia degna di attenzione. Al momento non sappiamo quale seguito sia stato dato. Non sappiamo neppure se sia stata letta.
Dal 27 novembre, sul fronte PGT tutto tace.

Seguito dato alla nostra proposta sull'acqua pubblica
Abbiamo sfatato un mito! Il centrosinistra propone! Ma anche in questo caso, nessuna risposta, nonostante la nostra proposta sia stata protocollata. Purtroppo non è documentabile, ma a dicembre proponemmo anche una mozione a sostegno del disegno di legge Sarubbi - Granata sulla cittadinanza . Non fu protocollata, ma consegnata all'assessore competente. Inutile dirlo, nessuna risposta.

Informazioni su Pedemontana
Non sappiamo (noi, e tutti i solbiatesi) assolutamente nulla di come è stata gestita la questione "svincolo" e la questione "peduncolo di Solbiate".

Manifesti elettorali
Si tratta di semplice decoro urbano. I manifesti elettorali del giugno 2009, stanno male se esposti ancora a febbraio 2010.

Archivio dell'albo pretorio on line
Semplicemente non funziona. Si può consultare l'albo pretorio in esposizione, ma non l'archivio.

Consumo di territorio
In campagna elettorale La Voce Solbiatese parlava di "limitazione del consumo di territorio". Consapevoli della relatività del concetto, ci sentiamo però di affermare che dal giugno 2009 il consumo del territorio non è affatto diminuito.

Senza alcun intento polemico, vorremmo solamente delle risposte.

Stefano Catone

lunedì 15 febbraio 2010

La Valle Olona che vorrei


In questi giorni si parla molto di Valle Olona, del suo futuro.

Come sapete il PD di Solbiate Olona ha avanzato la propria proposta, e cioè quella dell'ecomuseo, per preservare e migliorare in maniera definitiva e concreta la nostra Valle.

Il progetto di riattivare il trenino della Valmorea, l'ho già scritto altre volte, mi piace. E mi piace molto. Un metro leggero, per portare tutti i pendolari e tanti lavoratori della Valle a Castellanza e Busto. Sarebbe comodo, toglierebbe molte auto dalle strade e quindi aiuterebbe una zona troppo inquinata. Ora, speriamo che non sia solo campagna elettorale.

p.s./1 Un esempio esiste già. Io credo che la Lombardia ne sia, decisamente, all'altezza.

p.s./2 I miei dubbi sono sulla parola "riattivare". Se non si costruisce qualcosa da zero, gli interessi diminuiscono...

S.C.

mercoledì 10 febbraio 2010

Solbiate Olona, 15 febbraio 2050

di Ivan Vaghi


Oggi è un giorno storico per Solbiate Olona, perché si svolge l’ultimo consiglio comunale della storia del paese, ormai diventato uno dei tanti quartieri dell’area urbana della Valle Olona. Il sindaco Bianchi, ultimo erede di una dinastia che ha amministrato Solbiate per circa un secolo (tranne qualche breve interruzione), consegna le chiavi della città al commissario prefettizio che gestirà le elezioni del nuovo comune, che andrà a includere tutta l’area compresa tra i quartieri di Castellanza e Cairate. Alla cerimonia presenzia anche l’ologramma del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, saldamente a capo del suo decimo governo. C’è stata maretta tra i consiglieri comunali perché qualcuno voleva acquistare il pacchetto de luxe con barzelletta incorporata, ma costava troppo e quindi si è preferito il pacchetto standard. I solbiatesi assistono via webcam senza grossa partecipazione, in fondo questo era un epilogo inevitabile. L’Italia infatti si è ormai avviata da tempo ad un declino che sembra inarrestabile e si cerca quindi di fare economia dove si può, compresa l’eliminazione di obsolete e inutili amministrazioni comunali. Il punto di non ritorno lo si è imboccato all’inizio del secolo, quando l’Italia, con una decisione scellerata, decise di investire pesantemente sull’energia nucleare, quando ormai il resto del mondo aveva in mente ben altro. All’insaputa dell’allora premier Silvio Berlusconi infatti, un patto politico e tecnologico tra le più importanti potenze mondiali (quelle vere), aveva dato il via al più rivoluzionario progetto energetico della storia, basato sulla scoperta di uno scienziato italiano costretto a emigrare negli Stati Uniti. Il posto di ricercatore a cui poteva legittimamente aspirare era stato infatti assegnato all’amante del titolare di cattedra. Si trattava di un sistema di celle di cattura dell’energia luminosa basato sull’utilizzo di nanotecnologie in grado di migliorare di migliaia di volte l’efficienza dei sistemi fotovoltaici fino ad allora utilizzati. Ci fu allora un grandioso sforzo mondiale, impegnando risorse economiche e umane mai viste, per ideare una rete di cattura e trasporto dell’energia solare grazie a centrali sparse in tutto il mondo, cosa che, una volta realizzata, fu in grado di emancipare definitivamente il pianeta dalla dipendenza di fonti di energia non rinnovabile. O meglio, ha emancipato quei paesi che hanno partecipato, anche finanziariamente, al progetto. Qualche malelingua, probabilmente appartenente al Partito Democratico, aveva a suo tempo insinuato che Berlusconi in realtà sapesse bene cosa stesse succedendo, ma che aveva fatto finta di niente perché ormai si era impegnato con le centrali nucleari, promesse ai suoi amici, e non avesse i soldi per fare altro. Oppure non ci aveva capito niente, non si è mai saputo, perché i giornali italiani, tutti suoi per altro, non sono mai stati chiari sulla questione.

La tecnologia però non ha del tutto dimenticato il nostro paese, il miglioramento delle applicazioni web ha infatti permesso, già da molti anni, di decentrare le pratiche amministrative delle aziende e degli enti pubblici direttamente nelle case dei dipendenti. Non solo quelle amministrative, ma anche tutte le questioni riguardanti il marketing e la progettazione. La realtà virtuale ha consentito inoltre di eliminare le scuole, dal momento che gli studenti possono seguire le lezioni da casa, o da dove vogliono, con un sistema di collegamento che li inserisce in classi virtuali dove possono anche essere interrogati e sottoposti a verifiche scritte. Anche la spesa si fa in negozi di realtà virtuale, dove è possibile anche sentire il profumo della frutta e verificare la freschezza del pesce, o provare abiti e scarpe. Gli acquisti vengono poi consegnati comodamente a casa. Il tutto si è tradotto in un abbattimento colossale del traffico automobilistico, non più necessario. Solbiate Olona purtroppo, vittima di una politica miope, si è vista sotterrata nel corso dei decenni da una rete autostradale enorme e ora del tutto inutile per gli scopi dei suoi abitanti. Non solo, la scomparsa del traffico automobilistico e l’abbattimento del costo della benzina (il petrolio ormai te lo tirano dietro), ha permesso, in quei paesi dove è ancora consentito come l’Italia (ovviamente), l’instaurarsi di mastodontiche compagnie di trasporto merci su gomma, particolarmente numerose lì dove è più comodo, come nei pressi degli svincoli autostradali. Camion grandi come portaerei (inquinanti altrettanto) solcano il territorio di Solbiate o le sue vicinanze, avvolgendo il quartiere in una cortina fumogena. Qualcuno sta anche pensando di sotterrare quella fogna che è tornato ad essere l’Olona e costruirci sopra un collegamento stradale alternativo alla Milano-Laghi. Probabilmente lo faranno, così almeno ha promesso il Presidente della Regione Lombardia Silvio Berlusconi. Ovviamente a nulla sono valse le proposte del locale circolo del Partito Democratico di utilizzare la valle dell’Olona come luogo di ritrovo e socialità di una comunità ormai sfaldata.

Il consiglio si chiude, il premier viene spento e i solbiatesi (quelli vagamente interessati) cambiano canale della webcam. A Solbiate Olona fa freddo, soprattutto dentro i cuori dei suoi abitanti.

sabato 6 febbraio 2010

Ma mi faccia il piacere

In occasione dell'inaugurazione in grande stile (costata 300 mila euro) del cantiere di autostrada pedemontana, pubblichiamo una lettere aperta scritta dal Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, a Roberto Formigoni:

LETTERA APERTA

Egregio sig. Formigoni,

in un’intervista sull’inserto economico di Repubblica lei ha affermato che la Lombardia è in ritardo nei suoi processi di “sviluppo” a causa della «cultura del “no” e di uno pseudoambientalismo che frena le opere».

A prescindere dal mio radicale e totale dissenso rispetto alla politica e al modello di “pseudosviluppo” che lei promette ai Lombardi e persegue da quasi 15 anni, non è forse un’ingenua ammissione della propria incapacità a governare ammettere di essere in ritardo?

Non c’è Tg Regionale o testata locale che ogni giorno non magnifichi la sua opera di Governatore, giovane ed eterna promessa della politica nazionale.

Lei appare puntuale sui nostri teleschermi almeno tre volte al giorno: al mattino per la presentazione del progetto del nuovo raccordo di collegamento; al pomeriggio per magnificare Expo 2015 e le grandi opportunità che comporterà; alla sera per spiegare il progetto della nuova sede regionale (qualcuno la chiama la sua Piramide).

Lei incarna, e giustamente viene rappresentato come tale dai media super-indipendenti, la figura del grande pilota alla guida della grande fuoriserie italiana della modernità e dello sviluppo, la grande regione Lombardia.

… e poi, ammette che vi sono ritardi! Però per colpa dello “pseudombientalismo”.

Sig. Formigoni, come avrebbe detto Totò, “ma mi faccia il piacere”!!!

Lei possiede tutti gli strumemnti e i mezzi per poter fare ciò che vuole della Lombardia. E spesso lo fa!

Ammettere di essere in ritardo, scaricando le sue responsabilità su chi non la pensa come lei (e la sua larga cerchia di vassalli, valvassini e valvassori) è esercizio di bassa politica, e forse potrebbe stare quì la vera ed incoffessabile motivazione per la quale il Sig. Berlusconi ha preferito la signora Gelmini.

Si assuma le sue responsabilità davanti ai cittadini e dica che tutte le bellissime presentazioni, annunci, inaugurazioni non erano altro che fumo negli occhi.

Senza entrare nel merito delle grandi opere che taluni, ma non io, ritengono necessarie allo sviluppo, prenda atto che in 3 lustri, la sua amministrazione non ha lasciato finora nessun segno sulla terra di Lombardia, ad eccezione di qualche bretellina quà e là, di un aeroprto che sembra diretto verso il fallimento, di progetti autostradali faraonici. Nessun intervento degno di nota per agevolare i pendolari che si muovono in treno o in autobus.

In fondo una presa d’atto del suo fallimento, purtoppo, l’ha già dimostrata. Nella stessa intervista, ricorda come «Il ruolo dei privati è fondamentale. Le casse pubbliche non sono più in grado di sostenere il fabbisogno di infrastrutture del Paese. Dobbiamo mettere i privati in grado di intervenire impostando regole che permettano di valorizzare al massimo le opportunità che una nuova infrastruttura porta con sé e convogliare questo accrescimento di valore per finanziare la realizzazione dell’opera stessa. C’è un articolo della nostra legge “Obiettivo” regionale che prevede questo».

In sostanza, la legge citata è l’ammissione che siccome non siete in grado di realizzare gli scempi da soli, vi farete aiutare dai privati, che già gustano il boccone succolento. Volete costruire le autostrade e le pagate con il territorio. Un bel centro commerciale, un lunapark, un bel polo logistico o una bella speculazione immobiliare e… voilà! Il privato valorizza e l’infrastuttura è servita.

Un’ultima cosa su Expo 2015. Signor Formigoni, lei fa politica da molti anni. E in cuor suo sa la verità vera: Milano e la Lombardia non hanno più un’anima, non hanno un’identità. E questa attesa isterica, esasperata ed esasperante, che fa apparire Expo2015 come la soluzione di tutti problemi è indicatore di questo smarrimento profondo. Culturale e di prospettiva. Sperate di mascherare il misero fallimento della vostra politica ricercando nuovamente “la Milano da Bere”. Temo, e credo, che sarà soprattutto una “Milano da Mangiare”.

Orgoglioso di essere uno dei suoi avversari che sul territorio dissente dalla sua politica e che partecipa con umiltà e pochi mezzi alla resistenza sommersa che si oppone al disastro ambientale che insieme a tanti altri sta cercando di realizzare,

nella speranza che i mass media di distrazione di massa, finalmente si dedichino, ritrovando un minimo di spina dorsale, ad accurata indagine circa le conseguenze sull’ambiente e l’agricoltura della sua politica territoriale ed urbanistica,

scusandomi per la poco cortese forma di questa mia lettera aperta e chiedendo altrettanto a lei per aver riversato su altri (tra cui il sottoscritto) le sue responsabilità di governatore,

la saluto con formalità

Domenico Finiguerra – Sindaco di Cassinetta di Lugagnano

mercoledì 3 febbraio 2010

Confuse alleanze

di Ivan Vaghi

Un mio amico dell’UDC all’indomani delle scorse elezioni provinciali si stava sfregando le mani per il risultato ottenuto dal suo partito. Nonostante infatti l’UDC si fosse già svincolata dagli altri partiti del centro destra, in Lombardia era rimasta alleata con PdL e Lega per le elezioni provinciali di Varese e Brescia, ovviamente vincendo. Alla mia richiesta di spiegazioni mi rispose che l’alleanza era necessaria a Varese perché così potevano avere l’assessore alle politiche sociali, ed era necessaria anche a Brescia perché in questo modo avrebbero potuto “espugnare” la provincia (ha usato proprio questo termine) e portarla via al centro sinistra. Sarà che io ci capisco poco di politica oppure sarà che non sono così cinico, ma a me non è sembrato questo grande risultato. E’ vero, Christian Campiotti è assessore in Provincia, ma è da solo contro altri 13 assessori in guerra tra loro perché tra Lega e PdL non corre buon sangue a Varese (o comunque non sempre), ed hanno già tentato di farlo fuori perché quel posto in più, così utile per determinare i rapporti di forza, fa gola a tutti. Mi chiedo anche quale potrà mai essere il peso di un solo assessore quando si devono prendere decisioni in Giunta, ma nella logica “intanto appoggiamo il sedere e poi vediamo” evidentemente non è questo un fattore importante. Su Brescia invece mi girano, se possibile, ancora di più. Perché è una provincia dove l’offensiva della Lega si è fatta più becera (ricordo giusto l’operazione White Christmas) e dove, udite udite, si presenterà come candidato per le regionali niente meno che Renzo Bossi, il maturando più pluritrombato d’Italia, nonché figlio di sua maestà Umberto I (non Savoia…). Se espugnare la città voleva dire consegnarla nelle mani di questa gente allora non c’è che da complimentarsi. Brava UDC, ben fatto. Lo so che non dovrei fare il sarcastico, perché PD e UDC saranno alleati alle prossime regionali, però mi accorgo che l’UDC sarà alleata anche con il PdL e allora torno a capirci poco. Mi diranno che si tratta di strategia politica, che quello che conta è arrivare al 51%, che se c’è la possibilità di “espugnare” qualche regione allora non bisogna andare tanto per il sottile. Intanto appoggiamo il sedere e poi si vedrà. Non sono evidentemente nato per fare politica, purtroppo per me ho buona memoria e sono anche abbastanza refrattario a rivedere i miei principi ogni volta che c’è una qualche elezione. Questo non vuol dire che non si possa cambiare idea nella vita, anzi, ma mi sembra quantomeno sospetto che la cosa debba succedere ogni volta che c’è qualche poltrona in palio. All’UDC, evidentemente, la pensano in modo diverso. Con tutto il rispetto certo, ognuno fa la politica che crede, c’è chi è nato con la vocazione dell’ago della bilancia e forse è giusto che assecondi la sua natura, ma mi chiedo: alla Politica (con la P maiuscola questa volta) fa davvero bene? O il risultato è solo quello, voluto o non voluto, di creare confusione, sospetto e rigetto da parte dei cittadini? Autocritica amici, in quanto a confusione il PD ci sta dando dentro alla grande, tanto che i nostri elettori non hanno ancora capito se le primarie sono state una buona idea o meno, se bisogna farle sempre o no, se soprattutto servono. Non hanno nemmeno capito bene come funzionano le cose in Segreteria e si chiedono quale leader o presunto tale ci abbandonerà la prossima volta. Da uno che non ci capisce niente di politica mi sorge una domanda: è una così buona idea prendersi in casa qualcuno (l’UDC) che la prossima volta è probabile che ci abbandonerà e che aumenterà il nostro tasso di confusione?

lunedì 1 febbraio 2010

Dei ritardi accumulati

Come promesso, vi racconto come è andato il mio primo viaggio prendendo il treno presso la nuova stazione di Castellanza.
La mattinata comincia con un nefasto antipasto: un pullman cittadino (di quelli con pochi posti a sedere e tanti posti in piedi), destinazione Busto Arsizio - Liceo, stracarico di sardine di età compresa tra i 14 e i 19 anni. Sul retro del bus Elezioni Regionali – Raffaele Cattaneo: una scelta concreta.
La stazione di Castellanza è un cantiere aperto. Vado per punti:

  • dove ho abbandonato la macchina non ho capito se fosse a) cantiere b) parcheggio pubblico c) strada d) parcheggio privato e) nessuna delle prime quattro.
  • la stazione è un cantiere aperto, con tanto di container adibiti a biglietteria e a servizi. Non ho visto un container – sala d’attesa, ma non è detto che non esista.
  • per raggiungere i binari, da dove ho parcheggiato io, l’unico modo è scendere le scale di un ponteggio. Circa trenta gradini. Ovviamente dovrò risalirli al ritorno. Non mi lamento per me: fare moto non guasta, e credo di avere ancora le capacità per scendere dei gradini di un ponteggio, in acciaio, ghiacciati, non distinguibili uno dall’altro.
  • chi arriva dall’altra entrata ha due scelte per raggiungere il secondo binario (dove ferma il treno per Milano): o salire e scendere il ponteggio di prima, o scarpinare un centinaio di metri e attraversare i binari tramite una passerella.
  • alle 8.00, il treno delle 8.11 risulta in ritardo di 3 minuti.
  • sullo sfondo sfrecciano i treni delle Ferrovie dello Stato, ma un interscambio con LeNord non esiste.
  • alle 8.11 il ritardo è salito a 7 minuti.
  • alle 8.12 arriva la navetta proveniente dalla vecchia stazione. Per prendere il treno delle 8.11. Comincia l’ironia dei rassegnati pendolari: “ora, dalla navetta, scendono i bersaglieri”.
  • alle 8.15 viene annunciato il treno per Novara delle 8.20. Continua l’ironia: “dobbiamo dare il nostro contributo alla costruzione della stazione: come facevano gli schiavi per costruire le piramidi, una pietra a testa ogni mattina”. (Questa non mi è nuova)
  • alle 8.20 circa passa il Malpensa Express, con un ritardo di circa 15 minuti. Express. Sì, ciao.
  • passato il Malpensa Express, la tensione si fa palpabile: il ritardo sale a 17 minuti. Ironia dalle sfumature macabre tra i pendolari: “io legherei Formigoni ai binari, e gli concederei il tempo del ritardo per spiegarci tutto questo”.
  • ore 8.28. Con 17 minuti di ritardo arriva il treno per Milano.
  • Il treno arriva a Milano alle 9.03. Un successo: 18 minuti di ritardo ma sul viaggio effettivo non abbiamo perso nemmeno un minuto rispetto a prima! (Non lo abbiamo nemmeno guadagnato, ma qui consideriamo un successo la sola conservazione, dati i tempi che corrono).

Dite quello che volete, ma io Formigoni non lo voto, e non scrivo Cattaneo. Risparmiamoci il ventennio formigoniano, che quando si esercita il potere per troppo tempo si accumulano i ritardi.

Stefano Catone

venerdì 29 gennaio 2010

La libertà è domani


La memoria è un esercizio sottovalutato, l’atteggiamento considerato vincente è quello che guarda avanti, che non si fa condizionare dal passato. Così facendo però si rischia, semplicemente, di non capire, perché non c’è niente di non ancora successo che ci possa insegnare qualcosa.

Al teatro Politeama di Varese, la mattina del 27 gennaio, qualcuno ci ha raccontato qualcosa di già successo, e qualcuno, speriamo, ha imparato. E’ stato il racconto di Francine Christophe, allegra signora francese sopravvissuta alla deportazione nel campo di Bergen Belsen, che instancabilmente gira l’Europa per raccontare che “questo è stato”. Ma non è stata lei direttamente a raccontarcelo, bensì uno spettacolo musicale allestito dai ragazzi del Liceo Artistico Frattini di Varese, che hanno messo in scena alcuni episodi narrati nel libro “Non sono passata per il camino”, proprio di Francine Christophe. Lo spettacolo è intitolato “Da grande voglio fare il teatro”, ed è rappresentato dalla compagnia Artistichorus del Liceo Frattini diretta dal prof. Minidio: la piccola Francine, all’epoca otto anni e mezzo e colpevole di essere ebrea, viene deportata con la madre in due diversi campi di raccolta in Francia prima di essere trasferita a Bergen Belsen, e proprio in questi campi i deportati come lei, per farsi forza ed esorcizzare la paura, decidono di allestire uno spettacolo, sfruttando i talenti artistici di alcuni di loro. Tra di loro ci sono infatti cantanti professionisti, ballerini, musicisti, persino l’impresario del teatro di Montmartre. “Di sessanta di quello spettacolo” - racconta Francine - “ne conto solo sei sopravvissuti”.

E’ coraggioso l’allestimento dei ragazzi dell’Artistico, semplificano il contesto perché non ci siano distrazioni, fanno convergere l’attenzione verso le musiche, i balli, i canti (per inciso, tutti i ragazzi sono stati fantastici), perché sia chiaro quale doveva e voleva essere il messaggio di quegli artisti che sapevano di non avere un futuro: noi siamo persone, siamo esseri umani con desideri e passioni, paure e speranze, e noi allora vogliamo manifestare tutto questo, attraverso quello che sappiamo fare meglio, attraverso quello che amiamo di più. Se dobbiamo morire lo faremo cantando. E’ un messaggio senza tempo e senza limiti, sottolineato dalla scelta di musiche e canzoni dell’epoca ma non solo, mescolando una struggente La vie en rose a un pesantissimo heavy metal, sovrapponendo le canzoni popolari ebraiche e francesi ai Doors e a Cindy Lauper, perché non ci sono tempi “malati”, confinati in un’epoca lontana letta sui libri. Ci sono invece uomini che si perdono, e quindi quei tempi possono tornare, e tornare ancora. Lo spettacolo non racconta lo sterminio, il libro lo fa ma è un’altra storia, è la storia del fondo che forse è inevitabile toccare prima di darsi la spinta per risalire. Non era questo lo scopo dei ragazzi, loro hanno voluto rappresentare comunque la speranza e la resistenza a qualcosa che forse non si può cambiare ma che se vorrà la nostra vita allora se la prenderà trovandoci ancora, indiscutibilmente, vivi.

La stessa Francine Christophe, una volta salita sul palco per parlare con i presenti, ha dichiarato la sua commozione alla visione dello spettacolo, e ha raccontato episodi tristi e lieti di una vicenda di cui solo la memoria si può far carico. Ci ha soprattutto fatto capire che è fondamentale il passaggio da memoria individuale, destinata a breve a soccombere, a memoria collettiva, l’unico anticorpo per riconoscere l’arrivo di nuovi ed eventuali tempi malati. Ci ha salutato rinnovando una speranza, quella che ha sorretto una bambina per tre lunghi anni in condizioni che davvero non possiamo immaginare, ed è quello che i deportati si continuavano a ripetere per farsi forza: “coraggio, la libertà arriverà, la libertà è domani”. Qualsiasi cosa ci possa capitare, non ci avranno. Prima o poi la libertà arriva, forse già domani.

L’incontro, organizzato dalla Consulta Studentesca di Varese, che organizza le rappresentanze studentesche delle scuole medie superiori, è stato anche l’occasione per consegnare un riconoscimento a molti cittadini del Varesotto che durante la guerra sono stati deportati in Germania per lavorare nelle fabbriche tedesche, tra cui il solbiatese Germano Saporiti. Le medaglie, ai sopravvissuti o a loro parenti, sono state consegnate dal Prefetto di Varese Simonetta Vaccari, alla presenza di svariate autorità e rappresentanti delle forze armate, sia in carica che in congedo. E’ stato il nostro Giorno della Memoria, il nostro giorno della libertà.