giovedì 5 agosto 2010

Astensionismi

di Ivan Vaghi

Andiamo, ci siamo cascati tutti una volta o l’altra. L’astensionismo è una sirena particolarmente efficiente nelle sue lusinghe. A me è capitato una volta: era l’ottobre 1981, durante un’assemblea studentesca in cui si doveva votare uno sciopero per una questione di importanza galattica, al punto che non me la ricordo neanche. Si viveva nell’onda lunga degli anni ’70, la strage di Bologna era solo di un anno prima, i cuori battevano ancora forte, e gli studenti dell’epoca continuavano a pensare che per cambiare il mondo era sufficiente alzare la voce. Per un quattordicenne che fino a tre mesi prima frequentava un istituto religioso si trattava di uno shock culturale, e la parola “astensione” suonava come una deliziosa via di fuga. Da allora ho sempre pensato che l’astensionismo non fosse niente di più, il rifugio di chi non vuole prendere decisioni, e mi sono ripromesso che non ci sarei più cascato.

“Il sì è sì e il no è no”, diceva Gesù di Nazareth. E il resto? “Viene dal maligno”, rincarava con un vago accento accusatorio. O dalla politica, aggiungo io più modestamente, che con il maligno a volte condivide accezioni sinistre e oscure. Non per niente l’astensionismo, la volontà precisa di non dire né sì né no, è una comune pratica politica. Uno può sempre dire, malignamente, di non essersi sbagliato.

Tutto questo a presentazione dell’evento politico più importante delle ultime settimane, cioè il voto per la mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo, che è stato il battesimo del fuoco per il nuovo gruppo parlamentare Futuro e libertà per l’Italia, meglio noto come “i finiani”. Che si è astenuto… Alla mia età dovrei smetterla di essere sorpreso. I finiani hanno litigato con Berlusconi anche per questo motivo, ritengono che vada rispettato l’articolo 54 della Costituzione che parla di impegno e onore da parte di chi ricopre incarichi pubblici, che tutti questi personaggi “chiacchierati” (eufemismo) nel PdL non vanno bene, che chi è indagato per reati gravi dovrebbe fare un passo indietro. Ecc. ecc., via a pescare nella retorica del buon governo. Retorica sì, solo chiacchiere, perché quando hanno dovuto votare mica lo hanno sfiduciato a Caliendo. Volete sapere come la penso? E’ stato un avvertimento a Berlusconi: adesso siamo noi che decidiamo la strategia del governo, altrimenti lo facciamo cadere, i numeri sono dalla nostra. I più raffinati la chiamano “golden share”, io la chiamo “mozione Mastella”, la possibilità cioè che una componente molto minoritaria di un governo tenga per le palle tutto l’esecutivo. Se volete chiamatelo ricatto, perché quello è.

Non solo i finiani però si sono astenuti, anche l’UDC ad esempio, o quell’altro cuor di leone di Rutelli. Casini dice che “non vuole mischiarsi ai giustizialisti”. Certo, perché in Italia chi commette reati è una vittima mentre chi li persegue è un forcaiolo giustizialista. Ovviamente solo se sono coinvolti dei politici. Anche qui, a parer mio, c’è dell’altro, si può notare cioè una prova tecnica di futura maggioranza: Casini, Fini, il cagnolino Rutelli, ci aggiungiamo Montezemolo, forse Draghi, e i vari fuoriusciti dagli altri schieramenti che nella nuova DC vedranno anche il nuovo poltronificio. Intanto si sono scaldati con questo maligno astensionismo che ha valore esclusivamente politico, e in questo sono d’accordo con Berlusconi, perché la sostanza del voto, cioè se Caliendo aveva la fiducia del Parlamento a continuare il suo lavoro oppure no, non aveva la minima importanza.

mercoledì 4 agosto 2010

Ci eravamo tanto illusi

Pedemontana risponde alle critiche sorte dopo la pubblicazione del Piano Economico Finanziario dell’Autostrada Pedemontana Lombarda:

Un’altra critica è rivolta al sistema di tariffazione, che da parzialmente aperto nel progetto preliminare è diventato chiuso. A questo riguardo è necessario ancora una volta ricordare che l’autostrada era comunque a pedaggio e che l’unico svincolo libero era quello di Macherio. Con la nuova tariffazione chi usa l’autostrada esce dove gli serve e paga per quel che usa.

Fatemi capire. Ci avevano spiegato che con lo svincolo di Solbiate Olona, posizionato a un chilometro di distanza dal raccordo autostrada A8-Pedemontana, e lo svincolo di Mozzate, posto oltre la Valle Olona, tutto il traffico – anche quello locale – che al momento transita per la valle sarebbe stato dirottato su Pedemontana.

Ora scopriamo che lo svincolo di Mozzate sarà a pagamento.

domenica 1 agosto 2010

Dimenticanze

Prima, in questa intervista di Valleolona.com, si sono dimenticati dell'ultima domanda.
Poi, sull'ultimo numero de La Voce Solbiatese, ricapitolando le attività svolte e indicando progetti futuri e in corso, non è stato menzionato.

L'ultima domanda, allora, la facciamo noi: il Centro di Aggregazione Giovanile riaprirà a settembre, migliorato nell’arredo e nell’offerta formativa – come assicurato più volte, anche sulla stampa -, o non riaprirà?

La risposta l'abbiamo trovata sull'ultima edizione de La Settimana di Saronno:
Il sindaco Luigi Melis ha spiegato come la decisione di non ripristinare il servizio sia stata una scelta amministrativa: oltre ai dubbi sulla reale efficacia del progetto, anche un preciso cambio di strategia, con il potenziamento dei servizi alle scuole medie, dove saranno ripristinati la mensa e l'accompagnamento allo studio.
Siamo perciò andati a vedere la relazione sul piano di diritto allo studio 2010/2011:

Una filosofia che vede coinvolto in questo piano, per quanto riguarda l’assistenza agli alunni particolarmente svantaggiati, anche l’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Famiglia con un grosso sforzo finanziario complessivo di oltre 270 mila € (362.960 /2009-313.423/2008).

Lo sforzo finanziario dell'Assessorato alle Politiche Sociali e alla Famiglia è quindi diminuito, di circa 90.000 euro. Proseguendo:

Le risorse totali destinate alle Moro ammontano quindi a € 99.371 (76.201/2009, 82.361 /2008).

Le risorse totali destinate alle scuole medie Moro sono aumentate, di circa 25.000 euro, dei quali 5.000 euro destinati ad

alunni che necessitino di assistenza scolastica si registra la presenza di n° 5/6 minori con relazione di Neuro Psichiatria Infantile di cui due alunni solbiatesi, ma frequentanti scuole fuori paese, prosegue il servizio del dopo scuola (dalle 14 alle 16) nei locali della scuola.
Inoltre gli alunni della scuola Moro sono aumentati, da 130 a 160. Sembrerebbe quindi un aumento "strutturale".

Infine con il ripristino della mensa e delle attività pomeridiane si ritorna a una situazione di base (minima, per un Paese - con la "P" maiuscola - europeo). Nulla di nuovo, insomma, se non che anni fa alle attività pomeridiane era affiancata l'attività del Centro Giovanile. Ecco perché sembra difficile parlare di potenziamento.

Per tutto questo, ovviamente, dobbiamo ringraziare anche la riforma Gelmini, e il governo Berlusconi.


giovedì 29 luglio 2010

Moralità e pulizia (?)

di Ivan Vaghi

Sandro Bondi non è propriamente noto per essere una voce critica all’interno del suo partito. A volte però la sua devozione e, possiamo dirlo, il suo amore per il capo, sconfinano nell’imbarazzante. L’8 agosto del 2003 ad esempio, in una intervista a “Il Giornale”, ci fece capire fino a che punto era in grado di arrivare: “E’ necessario difendere fino in fondo Berlusconi e la sua maggioranza dall’accanimento persecutorio dei giudici. Fino al sacrificio del nostro corpo”. Che non si trattasse solo di una metafora lo si era capito, perché più di uno tra i discepoli di Berlusconi si sono presi tutte le colpe in alcuni procedimenti giudiziari che vedevano coinvolti il premier. Non a gratis ovviamente, ce li siamo poi ritrovati senatori o ministri, ma questo è un altro discorso. Bondi però può fare anche di meglio, e lo ha dimostrato qualche giorno dopo, in una intervista a “Il Giorno” del 17 settembre 2003: “Berlusconi ha portato nella politica italiana una ventata di moralità e di pulizia”. Non sto qui a perdere tempo in commenti, faccio solo l’elenco dei pregiudicati che il PdL ha inserito nelle sue liste elettorali alle scorse elezioni:

Berruti Massimo Maria: condannato a 8 mesi per favoreggiamento. Aveva depistato nell’estate del 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza dopo una visita a Berlusconi a Palazzo Chigi.

Camber Giulio: condannato nel 2007 dalla Corte d’appello di Trieste a 8 mesi di reclusione (con rito abbreviato e sconto di un terzo della pena) per millantato credito nell’ambito del crac Kreditna Banka, l’istituto di credito della minoranza slovena fallita nel 1997. Nel novembre 1994 avrebbe ricevuto 100 milioni di lire dai vertici dell’istituto, garantendo loro un intervento politico per salvarlo dalla bancarotta.

Cantoni Giampiero: ha patteggiato 2 anni di reclusione complessivi per corruzione e per concorso nella bancarotta fraudolenta del gruppo Mandelli.

Ciarrapico Giuseppe: 5 condanne definitive. Nel 1973 per truffa aggravata e continuata ai danni di Inps, Inail e Inam per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti. Nel 1974 per aver violato per quattro volte la legge che tutela “il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”. Nel 1995 viene condannato con rito abbreviato a 1 anno per falso in bilancio e truffa. Nell’Aprile ’93 Di Pietro lo fa di nuovo arrestare per una stecca di 250 milioni di lire versata al segretario del Psdi Antonio Cariglia su richiesta di Andreotti. “Era vero, li diedi per arruolare Domenico Modugno alle feste dei socialdemocratici”, dirà lui anni dopo. Nel 1995 viene condannato con rito abbreviato per falso in bilancio delle Terme Bognanco. Nel 1998 condanna a 4 anni e 6 mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. La sua “Fideico”, nel 1982, aveva ottenuto dalla Banca di Roberto Calvi e della P2 un improvviso aumento della linea di credito da 4 a 39 miliardi, restituendo solo le briciole. Nel 1999 la quinta condanna definitiva a 3 anni per il crac da 70 miliardi della società che controllava la “Casina Valadier”, il palazzetto liberty romano trasformato in ristorante. Ma il Ciarra, pur dovendo scontare 7 anni e mezzo, non finisce in carcere: grazie all’età e agli acciacchi, ottiene l’affidamento ai servizi sociali. Età e acciacchi non gli impediscono però di fare il parlamentare.

De Angelis Marcello: condannato in via definitiva a 5 anni di carcere (di cui 3 scontati) per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione, fondato da Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Ciccio Mangiameli.

Dell’Utri Marcello: condannato definitivamente a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e poi patteggiò la pena in Cassazione). Condannato in primo grado e in appello a Milano a 2 anni per tentata estorsione mafiosa insieme al boss trapanese Vicenzo Virga ai danni dell’imprenditore Vincenzo Garraffa. Condannato in primo grado a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, pena recentemente ridotta a 7 anni in appello con una sentenza che conferma le accuse.

La Malfa Giorgio: condannato definitivamente a 6 mesi per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont.

Lehner Giancarlo: per alcuni suoi articoli, e in particolare per un pamphlet calunnioso in cui accusava addirittura i magistrati di Mani Pulite di «attentato a organo costituzionale» (cioè a Berlusconi), Lehner è stato condannato per diffamazione dal Tribunale di Trento.

Nania Domenico: condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra. Condannato in primo grado per gli abusi edilizi nella sua villa di Barcellona Pozzo di Gotto e salvato in appello dalla prescrizione. Nemmeno il condono edilizio varato dal governo Berlusconi e votato anche da lui è riuscito a sanare la sua villa abusiva con piscina, costruita in spregio delle leggi urbanistiche (legge 47/1985, articolo 20) e anche di quelle antisismiche (legge 64/1974 sulla necessaria autorizzazione del Genio civile). Anche perché la sanatoria berlusconiana prevedeva il pagamento di una serie di oblazioni che Nania non ha versato in tempo utile. Non male, per un ex sottosegretario ai Lavori pubblici.

Sciascia Salvatore: condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, nella sua qualità di manager Fininvest, alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza affinché ammorbidissero le verifiche fiscali. L’inchiesta è quella aperta dal pool Mani Pulite nella primavera del 1994, in seguito alle confessioni di alcuni finanzieri a proposito di quattro tangenti da circa 100 milioni di lire ciascuna pagate dal gruppo Fininvest perché chiudessero gli occhi nei blitz tributari nelle società Mediolanum, Mondadori ed Edilnord.

Tomassini Antonio: medico chirurgo, amico personale di Silvio Berlusconi, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso. Durante un parto, una bambina sua paziente nacque cerebrolesa, ma lui contraffece e soppresse il partogramma. Nel 2001 Forza Italia lo candidò subito al Parlamento e lo nominò responsabile per la Sanità del partito e presidente commissione Sanità del Senato.

A questi personaggi vanno aggiunti i politici indagati e quelli con procedimenti penali in corso, e quelli condannati in primo grado o in appello. Si tratta di:

Abrignani Ignazio (indagato per dissipazione post-fallimentare); Brancher Aldo (condannato in primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al PSI, nonché indagato per ricettazione nella scalata ad Antonveneta); Briguglio Carmelo (rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e truffa ai danni della Regione Sicilia e dell’Unione Europea); Catone Giampiero (rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata; rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta e per truffa); Ciarrapico Giuseppe (oltre alle condanne definitive anche un’altra decina di procedimenti penali in corso, dalla diffamazione al falso alla corruzione); Comincioli Romano (imputato per le false fatture e i bilanci truccati di Publitalia, nonché coinvolto nella scalata di Ricucci al “Corriere”); De Gregorio Sergio (indagato per riciclaggio e favoreggiamento alla camorra); De Luca Francesco (indagato per tentata corruzione in atti giudiziari); Firrarello Giuseppe (condannato in primo grado per turbativa d’asta, nonché indagato per concorso esterno in associazione mafiosa); Fitto Raffaele (indagato per corruzione, falso e finanziamento illecito ai partiti); Galati Giuseppe (indagato per associazione a delinquere); Giudice Gaspare (imputato per associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta e riciclaggio); Grillo Luigi (imputato per aggiotaggio); Landolfi Mario (imputato per corruzione e truffa); Martinat Ugo (imputato per turbativa d’asta e abuso d’atti d’ufficio); Matteoli Altero (imputato per favoreggiamento); Messina Alfredo (indagato per favoreggiamento in bancarotta fraudolenta); Nessa Pasquale (imputato per concussione); Paravia Antonio (imputato per corruzione); Papa Alfonso (indagato per abuso d’ufficio); Pecorella Gaetano (imputato per favoreggiamento nelle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia); Pittelli Giancarlo (imputato per associazione a delinquere); Proietti Cosimi Francesco (indagato per corruzione); Russo Paolo (indagato per concorso esterno in associazione mafiosa); Scampagnini Umberto (imputato per abuso d’ufficio e violazione della legge elettorale); Simeoni Giorgio (indagato per associazione a delinquere e corruzione); Tortoli Roberto (indagato per concorso in estorsione); Valentino Giuseppe (indagato per favoreggiamento); Vizzini Carlo (condannato in primo grado per finanziamento illecito).

La maggior parte di questi gentiluomini sono stati eletti, presumiamo però che la loro fedina penale non sia stata pubblicizzata in campagna elettorale. Pensate che ci siamo dimenticati del capo? Berlusconi sfoggia, a fronte di una assoluzione con formula piena: 2 amnistie; 1 assoluzione dubitativa; 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (con leggi che si è fatto lui); 8 archiviazioni; 6 prescrizioni; 3 processi in corso; 1 indagine in corso. Quale sia il significato di moralità e pulizia secondo Bondi è davvero difficile da capire….

(Fonti: “Se li conosci li eviti” di Travaglio e Gomez; Ministero dell’Interno)



lunedì 26 luglio 2010

Le palle di Marchionne

di Ivan Vaghi

L’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha recentemente comunicato che verrà costruita in Serbia una fabbrica per produrre un nuovo modello di auto. Perché in Serbia? Perché i sindacati in Italia non sono seri, e perché la Fiat non può permettersi interruzioni di produzione. La causa scatenante di questa scelta sarebbe stato il famoso referendum di Pomigliano (peraltro, se vogliamo dirla tutta, vinto dalla Fiat). Questa è la prima palla, perché il referendum è di due settimane fa, mentre il progetto di costruzione del nuovo impianto in Serbia è già in fase avanzata: è stato stabilito l’investimento, è stato identificato il sito, sono stati presi accordi con lo stato serbo, co-investitore del progetto, è già stato stabilito il piano industriale. Evidentemente tutto questo era impossibile farlo in due settimane, il che vuol dire che è stata una decisione presa da tempo e su cui la Fiat ha lavorato, probabilmente da mesi, con grande impegno.

La delocalizzazione della produzione in paesi dove la manodopera costa meno è un processo iniziato da un po' - la stessa Fiat produce vetture già da tempo in Polonia e Brasile – di per sé quindi non sarebbe nemmeno questa grande novità, allora perché dare la colpa ai sindacati? Per due motivi: il primo è continuare in quell’opera di divisione dei sindacati già cominciata da tempo (e a cui purtroppo i sindacati non riescono ancora a sottrarsi), che vuol dire ridurre il potere di contrattazione dei lavoratori; il secondo è trovare un capro espiatorio per giustificare una decisione che ha lasciato perplessi tutti, a cominciare dalla classe politica, che per una volta ha reagito. Perché ha reagito? Forse perché la Fiat aveva a suo tempo fatto altre promesse. Montezemolo, presidente Fiat, qualche tempo fa si è esibito nella battuta migliore dell’anno, quando ha detto che la sua azienda non ha mai preso un soldo dallo Stato italiano e che gli incentivi alla rottamazione erano un aiuto ai clienti e non alle case automobilistiche. La reazione è stata di ilarità diffusa, ma evidentemente c’era qualche attrito che covava nell’ombra e che ha fatto prendere a Fiat questo tipo di decisione, incurante delle promesse di garanzia di occupazione per i lavoratori Fiat in Italia. Seconda palla quindi, se vogliamo la prima in ordine cronologico: io mi prendo i soldi pubblici e ti prometto che non licenzio nessuno e anzi che rilancio l’occupazione, poi vediamo...

La cosa più inquietante però, passata in secondo piano, è quell’affermazione di Marchionne che dice di “non potersi permettere una interruzione di produzione”, riferita sicuramente alla minaccia di scioperi. Si tratta di una minaccia al limite dello squadrismo: non vogliamo sentire parlare di sindacati e di scioperi per difendere salario e occupazione, altrimenti ce ne andiamo (o licenziamo, come è accaduto recentemente ad alcuni sindacalisti della Fiat). La minaccia evidentemente è rivolta agli operai serbi: si dovranno accontentare di condizioni salariali e di lavoro al di sotto degli standard europei? Il sospetto c’è.

venerdì 23 luglio 2010

Live Report – Consiglio comunale del 22 luglio

Seduta rapida ieri sera, anche se qualche spunto interessante lo si trova sempre. Si sono discusse alcune variazioni di bilancio, in genere spostamenti di fondi da settori in cui non venivano utilizzati ad altri che invece necessitano di “rinforzi”. Sono tre le questioni più significative emerse:

  1. Il Centro di Aggregazione Giovanile non riaprirà. L’avevamo già capito in effetti, sarebbe stato più onesto dire che la chiusura (definitiva) del CAG era già stata decisa da tempo. Certo in quel caso avrebbero dovuto dare anche delle motivazioni, cosa che l’amministrazione non farà. Si sono limitati a dire che è una scelta amministrativa, e che questo può liberare dei fondi che andranno da altre parti. Rimane aperto il problema della ristrutturazione dei locali, effettuata con fondi regionali destinati ad uno scopo che l’amministrazione non ha intenzione di onorare. Chissà cosa ne pensano al Pirellone.

  2. E’ necessario un incremento di fondi destinati all’asilo nido (32000 Euro). Il grosso problema lamentato dall’assessore al bilancio Gadda è il contratto sottoscritto dalla precedente amministrazione, che ha consentito ai gestori di elevare il costo mensile di ogni bambino a 800 Euro mensili. Si tratta di una cifra ben al di sopra della media degli altri asili nido della zona, che si attesta sui 600 Euro. Le lamentele dell’assessore ci paiono giustificate, speriamo che si riesca a trovare un accordo nell’immediato futuro.

  3. Verrà effettuato uno studio di fattibilità per l’allacciamento alla struttura idrica dei comuni vicini nel caso il cantiere di Pedemontana faccia collassare il pozzo di Solbiate. Purtroppo è una eventualità possibile. La spesa sarà a carico di Pedemontana.

E’ stato anche letto un comunicato in cui il consiglio chiede al sindaco di appoggiare tutte le iniziative volte a contrastare l’attuazione della legge che obbliga gli enti locali ad attribuire ai privati la distribuzione dell’acqua potabile. Della cosa ne abbiamo già discusso su questo blog. Avevamo anche chiesto che venisse inserito nello Statuto comunale un articolo che definisse l’acqua potabile un bene non soggetto ad interessi economici di alcun tipo. Non sappiamo se verrà accolta la proposta, per il momento il Consiglio comunale definisce l’acqua un bene comune ed un diritto inalienabile, la cui gestione si deve sottrarre alle logiche di mercato. Al sindaco viene anche chiesto di riferire degli sviluppi futuri della vicenda. E’ doveroso, comunque vada a finire, ringraziare il consiglio comunale della sensibilità dimostrata, sperando che la stessa sensibilità sia condivisa anche dalla Giunta (o perlomeno dalla maggior parte di essa). Confidiamo anche che ci sia sostegno effettivo, da parte dei membri del gruppo amministrativo, nel sensibilizzare i solbiatesi in occasione del referendum per l’abrogazione della legge nel caso venisse proclamato.

giovedì 22 luglio 2010

Perdere le speranze in Valle Olona

Valle Olona, da dove cominciamo?

I lavori di Pedemontana sono cominciati, e l’ultima delle belle notizie (si fa per dire), attesa da tempo, è che

Per tutta la durata dei lavori, vale a dire circa tre anni, il tratto di pista ciclopedonale in prossimità del viadotto resterà chiuso e quindi di fatto il tracciato spezzato in due.

Stasera, ieri sera e lunedì sera, il tratto in questione era ovviamente pieno di ragazzi e ragazze che correvano, biciclette, famiglie che passeggiavano. Bene, addio, per tre anni.

Dove sbucherà Pedemontana

Pedemonta sbucherà proprio lì, sotto la casa, dove si interrompe la fila di alberi. Il viadotto, tra l’altro, sarà talmente basso che, quando sarà ultimato, si potrà correre, a rischio di sbatterci la testa (non è vero, ma sarà davvero bassissimo, basta guardare la foto).

Capitolo secondo. Strada porta strada. E così, assieme a Pedemontana, verrà costruita una bretella tra i comuni di Olgiate Olona e Solbiate Olona. Purtroppo il sistema è questo: non contrastare il traffico, ma cercare di diluirlo. Peccato che per diluirlo debbano essere create altre strade che, a loro volta, incentivano a utilizzare l’auto. E non ne usciremo mai più.

Capitolo terzo. Sembra sia stata individuato il problema che ha causato la moria di pesci nell’Olona il 25 giugno scorso:

Potrebbe essere attribuita proprio al sottodimensionamento delle condutture fognarie, la fuoriuscita di schiuma che lo scorso 25 giugno ha causato la morte di migliaia di pesci nel tratto di fiume compreso tra Fagnano e Olgiate Olona. Questa almeno la causa individuata da Arpa, in seguito ad una serie di sopralluoghi.

Gli abitanti della Valle avevano già individuato il problema, e da molto tempo, dato che non è la prima volta:

Lo scarico (e lo striscone) tra Solbiate e Fagnano Olona

Comunque, potete consolarvi: anche il torrente Strona, oggi, è stato colpito da una moria di pesci.

Stefano Catone